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Mediterraneo

La morte di Gheddafi e la crisi libica

Pressing di Italia e Turchia contro le violenze in Siria

Gli ispettori dell'agenzia atomica in Iran

In Marocco vincono i partiti islamici

Tunisia, si verso la nuova Carta Costituzionale

Ancora violenze in Egitto


 

La morte di Gheddafi e la crisi libica

Pantelleria - Dopo il sequestro delle partecipazioni azionarie in Unicredit, Eni, Finmeccanica, Fiat, Fiat Industrial e Juventus,un immobile in Roma, 150 ettari di bosco sull'isola di Pantelleria e due motoveicoli, fra cui una Harley Davidson. adesso finiscono nelle casse dello Stato pure i terreni e il complesso alberghiero "Punta Tre Pietre", forse tra le più belle e suggestive del'isola siciliana, dal valore di 20 milioni di euro. Meno di due mesi fa la Guardia di Finanza aveva sequestrato il tesoro di Gheddafi in Italia, beni ed immobili, quote societarie e conti correnti per un valore complessivo di oltre un miliardo e trecento milioni di euro. Su decisione della Corte d'appello di Roma dopo un delicato lavoro di ricerca su tutto il territorio italiano, affidato ai militari del nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza della Capitale. Ristrutturato più volte,  è chiuso dagli anni Ottanta, tutti sull'isola, chiamano "l'albergo di Gheddafi". Il sequestro milionario si inserisce nella rogatoria internazionale richiesta dal tribunale penale internazionale de L'Aia nell'ambito del procedimento per crimini contro l'umanità nei confronti di Gheddafi, del figlio Saif Al Islam e dell'ex capo dei servizi segreti Abdullah Al Senussi, finalizzata a cautelare il patrimonio degli imputati, ma soprattutto per garantire un equo risarcimento delle vittime del regime libico. L'azione del Tribunale de L'Aja, si basa su decisioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e su regolamenti del Consiglio dell'Unione Europea, con cui i due organismi, di fronte al precipitare della situazione politica in Libia, avevano richiesto alla comunità internazionale di procedere al congelamento di tutti i beni riconducibili alla famiglia di Muammar Gheddafi.  di Giuseppe Mazzarò

 

Misurata - Misurata - Muammar Gheddafi é stato ucciso con due colpi d'arma da fuoco, uno alla testa e uno all'addome. Questo il responso del medico legale che ha esaminato il cadavere. Lo hanno riferito esponenti del Cnt, il Consiglio nazionale transitorio libico, all'emittente Al Arabya. Il Cnt ha annunciato inoltre che la sepoltura del Raìs sarà rimandata di "qualche giorno fino a quando non verrà individuato un luogo dove tumularlo”. Finisce così la storia del leader dell’Unione Africana, adesso considerato il rais di Sirte. Una morte che si traduce nel silenzio, che un processo e lunghe trattative diplomatiche avrebbero tradotto in momenti imbarazzanti dalla strage di Lockerbie, a Ustica, alla guerra fredda, alla svolta panafricana. La Nato non ne voleva fare un martire, ma la sua morte apre nuovi inediti scenari. La sepoltura è stata rinviata anche per permettere le indagini da parte di una squadra di esperti forensi incaricata dal Tribunale penale internazionale (Tpi) per accertare le cause della morte di Gheddafi. Giallo sulla morte del figlio. "Gheddafi è stato arrestato da vivo, ma è stato ucciso più tardi”, ha spiegato il medico legale, Ibrahim Tika, “la morte è sopraggiunta a causa di un proiettile che ha penetrato l'intestino. Un secondo proiettile, entrato e uscito, lo ha invece colpito alla testa". Il medico legale, dopo aver esaminato anche il cadavere di Mutassim Gheddafi, uno dei figli del Raìs, ha rivelato che dagli accertamenti risulterebbe essere morto dopo il padre. Quindi, non sarebbe stato il ventenne dalla pistola d’oro, Mohammed Al Bibi a sparare a Muammar Gheddafi. "Quello è il ragazzo che ha sparato e ucciso il ministro della Difesa del regime Abubakr Yunes Jaber, e il figlio di Gheddafi, Mutassim", dice uno dei generali del convoglio con cui Gheddafi tentava di muoversi verso Jaraf, 30 chilometri da Sirte. Mohammed Al Bibi aveva raccontato di aver trovato Gheddafi nascosto all'interno di una buca e di aver preso la pistola d'oro che il Colonnello aveva con sè, ma non avrebbe mai detto di essere stato lui a sparare i colpi che lo hanno ucciso. Intanto il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni unite ha chiesto l'apertura di un'indagine sulla morte del colonnello libico Muammar Gheddafi, ucciso dagli insorti. Le forze del Consiglio nazionale di transizione libico "non hanno catturato Saif al-Islam Gheddafi", il secondogenito del Colonnello, catturato e ucciso a Sirte. Lo ha affermato l'inviato della tv Al Jazeera a Tripoli, che ha sostenuto di aver avuto contatti con gli uomini del Cnt a Zlitan. L'arresto del figlio del Raìs era stato annunciato. di Rupert Leinagh

Sirte - I combattenti libici del Cnt (Consiglio Nazionale di Transizione) tentano ancora di avanzare verso il centro città, ancora strenuamente difesa dalle forze lealiste a Gheddafi. Decine i morti e centinaia i feriti.   “I combattimenti in città sono feroci", ha detto Il leader del Cnt, Mustafa Abdeljalil, precisando che quando la città passerà sotto il controllo del Cnt, verrà annunciata la liberazione della Libia. "Con la presa della città”, ha spiegato, “controlleremo tutti i porti e gli accessi marittimi. I nostri combattenti stanno affrontando i colpi dei cecchini nascosti nelle parti alte della città",  I militanti del Cnt sono riusciti a impossessarsi di questa lunga strada a due corsie, che controlla l'accesso da sud alla città, e stanno progressivamente avanzando verso il centro. Mentre il ministro alla difesa La Russa a tripoli incontra il presidente del Cnt Jalil. La Nato annuncia che continuerà la sua missione militare, “fino a quando il regime del deposto Leader Muammar Gheddafi non rappresenterà più una minaccia per Il popolo libico”.  di Rudolph Renon e Lucia Iannò

Tripoli - Forse é stato uno scivolone dovuto alle rivelazioni di Wikileaks, ma lo scacchiere mediterraneo diventa fondamentale per la riconquista del prestigio internazionale, non solo ma si apre anche a due risvolti ancora imprecisati : da una parte la libertà dei popoli, dall'altra le infiltrazioni dell'integralismo e di Al Qaida. Sicuramente é già partito il pressing francese sulla Libia. Dopo gli 'errori' sulla situazione tunisina e egiziana, la Francia cerca di recuperare posizioni internazionali, Sono stati i primi a mettere a disposizione i loro aerei per la no fly zone, ancora prima della risoluzione Onu. Polemiche della lega Araba riunita a Il Cairo che definisce "eccessive" le misure adottate rispetto alla risoluzione Onu, ma riconferma il suo appoggio alla coalizione occidentale. Gli Stati Uniti sono stati in avvio un pò incerti, ma adesso Obama ha messo a disposizione missili, portaerei e sommergibili. Stava quasi per sbaraccare da Afghanistan e Iraq e si ritrova impelagato in un'altra crisi bellica. Russia e Cina hanno tentennato fino in fondo così anche la Germania. L'Italia che ha tutto da perdere da questa crisi, ha messo a disposizione le sue basi e gli aerei Tornado. Ma Bossi resta scettico sull'intervento. di Roger Skeawood

Tripoli - Le truppe di Gheddafi alla riconquista della Libia puntano dritte verso Bengasi e lanciano un ultimatum agli abitanti, “Lasciate la zona”. Per le vie di Bengasi, in migliaia hanno manifestato contro Gheddafi e chiesto l’aiuto internazionale. “Se l’Onu non interviene, sarà genocidio”, avvertono gli oppositori. E mentre il regime incombe sulla città e sull’Est del paese, la popolazione scappa per paura delle bombe o delle ritorsioni E anche il personale della Croce Rossa lascia la città, caposaldo degli insorti dove si deciderà la sorte della Rivoluzione del 17 febbraio. Il Consiglio di sicurezza dell'Onu ha approvato la risoluzione che autorizza l'imposizione della no fly zone sulla Libia con tutti i mezzi a disposizione: 10 voti a favore e 5 astenuti, si approva dunque l'eventualità del ricorso all'uso della forza per risolvere la situazione libica e andare in soccorso delle forze ribelli che ancora si oppongono a Gheddafi. L'obiettivo della risoluzione è l'immediato cessate il fuoco e la fine completa delle ostilità, frase inserita su richiesta della Russia, che voleva l'approvazione di un testo diverso da quello messo a punto, nella versione finale, dalla delegazione della Francia. Una limitazione, questa, che cambia di poco la sostanza delle cose: da questo momento è possibile l'uso della forza contro Gheddafi, in pratica è esclusa soltanto l'invasione della Libia. E i tempi, vista la situazione, sono stretti. Lo ha sottolineato il ministro francese Juppè nel suo intervento alle Nazioni Unite, “Non c'è più tempo da perdere e l'intervento militare è questione di ore”.

Gli Usa, fino a pochi giorni fa più prudenti, hanno mutato posizione, temendo che Gheddafi possa tornare al terrorismo e all'estremismo violento se riuscisse schiacciare la rivolta. Dal canto suo l'Unione Europea non ha alcuna intenzione di riprendere più i contatti con il regime di Gheddafi. Lo ha detto Michael Mann, portavoce della rappresentante per la Politica estera europea, Catherine Ashton. “Ci basiamo sulle decisioni del Consiglio europeo di venerdì scorso”, ha precisato Mann, “non pensiamo di riprendere il dialogo”. Dall’altra parte, il figlio di Gheddafi incalza, “Mio padre, non si arrenderà !”. Intanto ci sono una decina di Players internazionali come Egitto, Regno Unito e Francia pronti a intervenire per rimediare profitti con il petrolio. Italia, Russia, Germania e Cina stanno giocando un ruolo meno diretto. Ma tutti devono fare i conti con la famiglia Gheddafi, abilissima nel rallentare o bloccare le iniziative internazionali. Il colonnello ha attuato una controffensiva ed ha lanciato un messaggio chiarissimo, “I Paesi che impediranno la missione delle Nazioni Unite riceveranno vantaggiosi contratti petroliferi”. Lucia Iannò, 18 marzo 2011

 

Pressing di Italia e Turchia contro le violenze in Siria

 

Damasco – Pressing diplomatico di Italia e Turchia contro la repressione nel paese, nonostante le prese di distanza della Lega Araba e l'isolamento del regime. Sale il numero dei civili uccisi, tra cui due bambini e due adolescenti, il bilancio provvisorio odierno della repressione da parte delle forze siriane lealiste fornito dai Comitati di coordinamento degli attivisti anti-regime. L'agenzia ufficiale siriana Sana riferisce invece dei funerali di otto tra militari e agenti delle forze di sicurezza uccisi da terroristi nelle regioni di Homs, Hama, Idlib e Daraa. L'ultimatum della Lega araba a Damasco è scaduto, senza che l'organizzazione regionale abbia ottenuto alcuna risposta da parte del regime di Bashar al Assad: il prossimo passo inevitabile sembra essere, quindi, quello delle sanzioni, come ha riferito un diplomatico arabo sotto anonimato. "Fino ad ora, non abbiamo ricevuto alcuna risposta dal governo siriano" ha dichiarato il diplomatico, citato dalla France Presse. la Lega panaraba aveva lanciato l'ennesimo ultimatum a Damasco, dando al regime siriano meno di 24 ore per accettare l'invio di osservatori o, in alternativa, vedersi imporre sanzioni per la repressione delle proteste. La Lega ha già approvato il 16 novembre l'esclusione della Siria dai suoi lavori, per denunciare la repressione del movimento di contestazione; repressione che - stando al bilancio delle Nazioni Unite - ha già causato oltre 3mila 500 morti e decine di migliaia di arresti dalla metà di marzo.Particolarmente dura la posizione della Turchia, ormai giunta ad un pesantissima contrapposizione con l'ex alleato con il premier turco Recep Tayyip Erdogan che ha chiesto le dimissioni del presidente siriano Bashar Al Assad e varando le prime sanzioni economiche unilaterale in ambito petrolifero. Davutoglu ha spiegato che se la Siria confermerà il suo no agli osservatori, la Turchia intende prendere 'misure' anche insieme alla Nato, oltre che con l'Unione Europea e l' Onu. di Bernard Lacont

 

Gli ispettori dell'agenzia atomica in Iran

L'Iran ha accettato la visita, prevista a fine gennaio, sul suo territorio degli ispettori dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea) allo scopo di chiarire le accuse sulla possibile portata militare del programma nucleare di Teheran. La visita, guidata dall'ispettore capo dell'Aiea, Herman Nackaerts, è prevista per il 28 gennaio anche se la data non è ancora definitiva. Ma il presidente Ahmadinejad, riferendosi alle nuove pressioni internazionali sul suo programma nucleare ha già fatto sapere che “Il popolo iraniano resisterà”, aggiungendo che, “la vera inquietudine dell’Occidente è il progresso della volontà d’indipendenza dell’Iran”. Per il presidente iraniano, “nessuno può impedire all’Iran di superare il confine della soglia di capacità nucleare”. Il punto è se questa capacità sarà indirizzata alla costruzione di un ordigno nucleare. Un eventuale ingresso del’Iran nel club atomico potrebbe alterare gli equilibri strategici del Medio Oriente. Per quanto il presidente americano Barack Obama non abbia mai formalmente escluso di poter ricorrere ad un attacco militare, per l’Occidente la sola scelta probabile è una politica di contenimento, con lo scopo di guadagnare tempo: ritardando il momento in cui l’Iran sarà in grado di risolvere la propria situazione interna, così da escludere l’opzione atomica. Questa politica ha il suo strumento formale nel Tnp (Trattato di non proliferazione nucleare), che limita ai cinque Paesi “storici” (Stati Uniti, Russia, Gran Bretagna, Francia e Cina) la possibilità di avere armi nucleari. Il governo di Teheran è uno dei 188 firmatari del trattato. La leva politica del contenimento sono le sanzioni, il risultato è che l’Iran incontra grandi difficoltà a modernizzare la sua infrastruttura energetica e non riesce a raffinare abbastanza greggio per soddisfare la domanda interna. Il rappresentante iraniano all'Opec, Mohammad Ali Khatibi ha detto che il suo paese valuterà come comportamento non amichevole qualsiasi decisione i vicini arabi del Golfo prenderanno per compensare il greggio iraniano."Se daranno luce verde alla sostituzione del petrolio iraniano, questi paesi saranno responsabili per quanto avverrà nella regione, stretto di Hormuz compreso", ha detto Khatibi ad un giornale. Ironizzano sui sospetti occidentali, gli amici dell’Iran. In occasione della visita di Ahmadinejad in Venezuela, lo scorso 10 gennaio, il quotidiano filogovernativo Correo del Orinoco, riporta le parole del presidente Chavez, “state attenti perché da qualche parte, nel nostro paese, stiamo costruendo bombe atomiche insieme con l'Iran”. Da Mosca è arrivata anche la meno tranquillizzante voce del viceministro degli Esteri, Guennadi Gatilov, “le nuove sanzioni contro l'Iran, così come una potenziale operazione militare contro il Paese, sarebbero senza dubbio percepite dalla comunità internazionale come un tentativo di cambiare il regime di Teheran”. di Giovanna Marcianò

 
 

In Marocco, vincono i partiti islamici

Rabat - Dopo Tunisia, Libia e poco prima dell'Egitto, anche il Marocco ha un governo islamico moderato. Il bnuovo premier Abelillah Benkirane ha già dato il via alle consultazione per la formazione dell'esecutivo che sarà di ampia coalizione e avrà come priorità "la democrazia e il buon governo". Per ora si sono dette disponibili tre formazioni che facevano parte della precedente maggioranza, il partito indipendente Istiqlal, i liberali della Coalizione indipendente e l'Unione socialista delle Forze popolari. Benkirane, 57 anni, é il leader del Partito per la Giustizia e lo sviluppo (Pjd) che aveva conquistato 107 seggi parlamentari su 395 nelle elezioni fine novembre. E' la prima volta che un partito islamico guida una coalizione di governo nel Paese nordafricano, anche se il Pjd a differenza dei partiti più estremisti non si oppone al re. Benkirane ha giurato fedeltà alla monarchia dopo un breve colloquio con Mohammed VI. In base alla nuova Costituzione adottata con il referendum confermativo di luglio, il re è tenuto a designare alla guida del governo un esponente del partito che ha vinto le elezioni. Per il ministro degli Esteri italiano, Giulio Terzi, "le ultime elezioni hanno dato un'ulteriore prova della maturità e del senso di responsabilità che caratterizzano il popolo e le istituzioni marocchine". "L' Italia", ha ricordato Terzi , "è fra i maggiori partner commerciali del Marocco, il cui mercato riveste crescente interesse per le nostre imprese, in parallelo all'intensificarsi degli scambi di visite e degli incontri politici".di Yasmine Chechocuck

 

Rabat –  Polemiche sulla vittoria elettorale del Pjd, il partito Giustizia e Sviluppo, un partito islamista sui liberali. Tanto che a proposito di un possibile rischio di islamizzazione del Marocco, il leader del Pjd, Abdelilah Benkirane, ha commentato, “gli europei devono capire che o è democrazia o non è democrazia, con o senza l'Islam”. E ha aggiunto, “in Europa nessuno si chiede perché in Spagna abbiano vinto i popolari. Hanno vinto perché erano all'opposizione”, per il leader islamico moderato, “la ragione essenziale del suo successo è che finora il popolo ne ha viste di tutti i colori, noi abbiamo fatto una buona opposizione e oggi abbiamo vinto”. I liberali al potere, riconoscono la sconfitta, con il ministro degli interni Taib Cherkaoui spiegando che al Pjd vanno almeno 80 seggi su un totale di 365.  Il tasso di affluenza alle urne è stato circa del 45%. Il leader della formazione vincente, “l'Europa capisca che Islam non è contro la democrazia” Il presidente del Parlamento dell’Unio ne Europea, Jerzy Buzek ha commentato, “dispiace che la Ue non sia stata invitata a inviare in Marocco una missione di osservatori elettorali, come è avvenuto in Tunisia”. Poi ha aggiunto, “abbiamo una stretta partnership con il Marocco e siamo profondamente impegnati ad assistere la transizione democratica in Nord Africa”. Il commissario all'Allargamento Stefen Fule, “accogliamo con favore che le elezioni si siano svolte in un'atmosfera calma e pacifica con un aumento dell'affluenza e sulla base di un meccanismo elettorale migliorato dalle recenti riforme costituzionali”, invitando il nuovo governo a “mandare avanti le riforme, tenendo i cittadini al centro del processo”. di Yasmine Chechocuck

 

 

In Tunisia si va verso la nuova Carta Costituzionale

Tunisi - E' pronta la nuova Carta fondamentale che verrà redatta da un’apposita Assemblea Costituente, eletta il 23 ottobre, e che ha visto il trionfo degli islamici moderati di Ennahda. Con il 40% dei consensi hanno ottenuto la maggioranza relativa dei seggi, sono la prima formazione politica. Dopo gli scontri, postelettorali, i tre partiti più votati alle scorse elezioni hanno raggiunto un accordo per la spartizione delle cariche istituzionali più influenti e per riformare insieme la Costituzione.  E' stato stipulato un accordo tra la stessa Ennahda, il Congresso per la Repubblica (CpR), un partito di ispirazione progressista e Ettakatol, una formazione della sinistra che aveva denunciato il pericolo “islamista” di Ennahda. di Lucia Iannò

Tunisi - Scontri nel Sud. Il partito islamista, Ennahdha, derubricato da estremista a moderato, ha cancellato in sei circoscrizioni la lista moderata del miliardario Hechmi Haamdi. Ed é scontro. Tutto questo, dopo che la gente si era recata in massa alle urne, segnando un punto a  favore della crescita democratica. Ennahdha e il suo leader Gannouchi hanno ottenuto il 41.47% dei voti e 90 seggi su 217, il Congress pour Republique al secondo posto con il 13.82% e 30 seggi, poi Ettakol con il 9,68% e 21 deputati. Poi a Sidi Bou Zid, hanno protestato con lanci di sassi duemila giovani, la polizia ha risposto con i gas. Ma adesso c'é il rischio di nuovi disordini. di Lucia Iannò

Tunisi - Elezioni libere per la nuova Assemblea Costituente. L’attesa per le prime elezioni libere e giuste dopo molto tempo è alta, tuttavia l’unica paura che attanaglia il Paese è la scarsa affluenza. I cittadini tunisini hanno infatti perso il loro iniziale entusiasmo, dimostrando sempre maggiore sfiducia nella politica in generale. In ogni caso, per la prima volta, dalla caduta del regime di Ben Ali’ e dalla primavera araba. È questa la speranza della rivoluzione, che ha dato il via libera alla Primavera araba. In Tunisia ci sono oltre cento partiti che si sono costituiti dalla rivoluzione del 14 gennaio. In tutto sono 116 i partiti ufficialmente riconosciuti, migliaia le liste. Un panorama politico quanto mai nebuloso per una campagna elettorale giocata sul web. Segno della voglia di cambiamento, di modernità e di democrazia. Una quarantina sono di emanazione del vecchio regime, cinque/sei sono di matrice islamista o partiti satelliti del Partito islamista Ennadha, forte di ingenti finanziamenti.  Il partito con la maggior visibilità e le maggiori aspettative  è la compagine islamista. Ennahdha, e il suo leader Ghannouchi che, dicendosi certo di ottenere la maggioranza dei consensi, ha insinuato che un risultato diverso sarebbe dovuto a brogli elettorali. Previsto un buon risultato per i riformisti del Polo Democratico Modernista che raggruppa diversi movimenti tra cui il Partito socialista di Sinistra, e quello Repubblicano Modernisti, progressisti e democratici hanno vita dura, così come le associazioni, in particolare quelle che difendono la libertà culturale.   di Lucia Iannò


 

 

Riprendono gli scontri a piazza Tahrir

 
 
 

Il Cairo - Riprendono gli scontri a piazza Tahrir. Gli scontri sono iniziati venerdì mattina dopo che un manifestante sanguinante aveva detto di essere stato fermato e percosso dai soldati: l'incidente avrebbe provocato la rabbia dei suoi amici che hanno iniziato a lanciare pietre contro i militari. I soldati hanno risposto con spari in aria e cannoni ad acqua contro i manifestanti. Sarebbero morte almeno tredici persone. Gli scontri tra manifestanti e militari, mentre il numero dei feriti sarebbe salito a oltre un centinaio. Il coordinamento delle ambulanze del Cairo conferma finora soltanto una vittima, il cui cadavere è nell'obitorio di Zenom: Alaa Abdel Ali, colpito da un proiettile alla testa. Il giovane era sprovvisto di documenti, ma aveva in tasca un foglio con scritto quel nome. Dal 25 novembre centinaia di egiziani protestano contro la nomina a premier di Kamal el Ganzuri. Per loro é troppo compromesso con il precedente regime. Ganzuri è stato primo ministro sotto la presidenza di Hosni Mubarak. Gli attivisti richiedono inoltre il passaggio dei poteri dal Consiglio supremo delle forze armate all'autorità civile. di Hamar Locke

Il Cairo - La rivoluzione ha cambiato faccia é bastato il primo appuntamento della maratona elettorale, destinata a durare sei mesi, per mutare i parametri della "primavera araba".
In vista del ballottaggio, previsto per il 5 dicembre, i Fratelli Musulmani e il partito salafita El Nour vincono le elezioni, rispettivamente primi con il 40% dei voti e secondi con il 25%. Il blocco liberale si ferma al 18% e tutti gli altri partiti insieme non vanno oltre il 12%. Nettamente sconfitti dunque sia George Ishak, che è il fondatore del movimento di opposizione Kifaya, già attivo durante il regime di Mubarak, sia Gamila Ismail, ex moglie di Ayman Nour, candidato presidenziale nel 2005. Questo é il verdetto delle prime elezioni post Mubarak, che dà anche per sconfitti i manifestanti di piazza Tahrir e Sawiris, il magnate delle telecomunicazioni. Il successo dei partiti islamici, moderati e radicali, accentua il confronto tra il fronte religioso e i militari, e marginalizza quello tra i rivoluzionari di piazza Tahrir e i militari. I difensori di una democrazia limitata, zoppa quanto si vuole, ma laica.
I Fratelli musulmani, dissociatisi dalla rivolta, e adesso dicono che con il loro voto massiccio gli egiziani hanno scelto il Parlamento contro i militari. Hanno usufruito del prestigio conquistato con gli anni di prigione scontati dai loro militanti, e hanno usato la loro organizzazione assistenziale (ospedali, dispensari, scuole), il solo sistema di welfare nel Paese per vincere. Raccogliendo nei centri urbani e nelle campagne adesioni non solo nelle classi popolari, ma anche tra professionisti affermati (medici, avvocati, ingegneri, commercialisti) su posizioni politiche moderate. Accettano i principi democratici, non esigono sconvolgimenti sociali o bruschi mutamenti nei rapporti internazionali. Non chiedono l'abrogazione degli accordi di Camp David, che nel '79 hanno stabilito rapporti diplomatici con Israele. Al massimo suggeriscono di rinegoziarli, in particolare per quel che riguarda la situazione nel Sinai, dove vorrebbero una presenza egiziana più intensa. "Al Nour, la sorpresa del momento", ha titolato il quotidiano indipendente al Chourouq.  Conservatori nei loro comportamenti e sulle questioni di costume e società, i salafiti sono relativamente liberali sul piano economico. Il principale teorico di questo movimento rigoroso è Mohammed Ibn Abdel-Wahhab. La sua dottrina, il wahhabismo, fondata nel diciottesimo secolo, è quella in vigore nel regno ultraconservatore saudita. Al Nur esprime un Islam politico intransigente. Proibisce l'alcol, non riconosce l'emancipazione delle donne, vuol dare un'impronta religiosa all'educazione dei giovani, ed esige che i principi della Sharia, la legge islamica, dominino la Costituzione repubblicana. Lo Sheikh Hazem Shuman, ascoltato esponente salafita, ha fatto irruzione in un'Università dove si teneva un concerto e ha invitato i presenti ad andarsene, sostenendo che ascoltare quella musica fosse un peccato. È salito sul palco e si è presentato come un medico che cura l'Egitto ammalato di cancro.
Il salafismo affonda le sue radici nell'islam sunnita e si fonda su un'interpretazione rigorosa e letterale del corano. E' una scuola fondamentalista che intende soprattutto ricalcare i modi di vivere dei "salaf", Maometto e i suoi seguaci in lingua araba. In particolare, i salafiti imitano l'abbigliamento dei "salaf" e portano, come loro, una lunga barba. Le donne indossano il niqab che copre completamente il loro corpo e il loro viso, lasciando apparire soltanto gli occhi. I salafiti raccomandano l'applicazione integrale della sharia con la separazione rigorosa tra i sessi e, ritenendosi i rappresentanti del "vero" islam, chiedono di purificare Respingono inoltre le quattro scuole tradizionali del diritto musulmano, ispirandosi solo al Corano e alla Sunna, la tradizione profetica. I seguaci del salafismo, inoltre, intendono rifarsi alle fonti pure, sbarazzandosi di tutto quanto considerano come interpretazioni umane, che denunciano come "innovazioni".
di Hamar Locke
 

Il Cairo - Oggi si vota, per la prima volta nell'era post Mubarak, ma la tensione resta alta. La piazza chiama l'ex direttore generale dell'Aiea e Nobel per la pace, Mohamed El Baradei. E lui ha annunciato di essere "pronto a rinunciare a candidarsi alle presidenziali del prossimo anno per guidare da subito un nuovo governo egiziano di salvezza nazionale". La coalizione della gioventù della rivoluzione, nata durante le prime proteste a gennaio, ha lanciato un appello per la mobilitazione generale, ancora una volta via internet su facebook. I Fratelli musulmani, favorevoli alle elezioni, si sono pronunciati per l'instaurazione di un regime parlamentare, invece di quello presidenziale attualmente in vigore:. Per il loro portavoce, Mahmoud Ghozlane, "non c'è una sola istituzione, di cui il presidente della Repubblica non sia a capo, eccetto il Parlamento. Sì, preferiamo un regime  parlamentare",  di Hamar Locke

Il Cairo - Risale la tensione in Egitto all'avvio della prima tornata elettorale per le legislative, in programma lunedì. Due dimostranti egiziani sono rimasti uccisi a piazza Tahrir e tre italiani sono stati fermati per accertamenti. L’ambasciata italiana sta seguendo il caso per capire il motivo del fermo. Il premier incaricato, Kamal el Ganzuri, ha incontrato alcune delegazioni di giovani di piazza Tahrir, tra i quali rappresentanti dell'Associazione Nazionale per il Cambiamento, di Mohamed el Baradei, ex presidente dell'Aiea e ora candidato alla presidenza.

Proprio el Baradei ha incontrato il capo del consiglio militare egiziano Hussein Tantawi, che ha ricevuto separatamente anche Amr Mussa. I manifestanti di piazza Tahrir chiedono ai militari di fare un passo indietro, quindi la partenza immediata dell'esercito al potere e che siano puniti i responsabili dei morti di questi giorni. Il premier incaricato, Kamal el Ganzuri, ha incontrato alcune delegazioni di giovani di piazza Tahrir, tra i quali rappresentanti dell'Associazione Nazionale per il Cambiamento, di Mohamed el Baradei. Proprio el Baradei ha incontrato il capo del consiglio militare egiziano Hussein Tantawi, che ha ricevuto separatamente anche Amr Mussa.  I manifestanti di piazza Tahrir invece chiedono ai militari di fare un passo indietro, quindi la partenza immediata dell'esercito al potere e che siano puniti i responsabili dei morti di questi giorni. Il Consiglio supremo delle forze armate non rinvierà le elezioni, il nuovo primo ministro Kamal Ganzouri, il quale ha accettato l'incarico. Una scelta contestata dai dimostranti di piazza Tahrir che accusano Ganzuri di essere esponente del regime di Hosni Mubarak e chiedono che il nuovo governo venga affidato da "un personaggio politico che sia legittimato dalla piazza". Ganzuri ha confermato che per il giorno delle elezioni, non ci sarà ancora un governo. In particolare la Coalizione dei giovani rivoluzionari egiziani ha diffuso una nota nella quale ha spiegato che "la scelta di questo personaggio non risponde alle richieste del popolo, che chiede di incaricare per la formazione del governo una personalità che non abbia mai avuto a che fare con il passato regime e che non sia macchiato di corruzione". Ma

 

 

Il Cairo – Dopo che diverse giornaliste hanno denunciato di essere state maltrattate e molestate. Reporters sans frontières ha richiesto di non inviare più corrispondenti in Egitto.
Le voci delle genti che vogliono un governo civile e democratico sono sempre più forti. La polizia cerca di placare invano la folla che si allarga sempre di più. Centinaia e centinaia di morti e feriti. La polizia ha reagito alla folla con lancio di lacrimogeni. Il governo di Sharaf, ha confermato le sue dimissioni. Il 24 novembre, sono state confermale le elezioni. Nel frattempo, al Ganzuri è stato dato l’incarico di formare un nuovo  governo e questi ha accettato. di Roberta Mafrici

 

Il Cairo : La giunta militare egiziana ha affidato all'ex premier ed ex ministro Kamal al Ganzuri l'incarico di formare un nuovo governo. Ganzuri ha accettato. Ma, nonostante la tregua armata, continuano le violenza tra piazza Tahrir e rue Mohamed Mahmoud. Ganzuri, 70 anni, negli anni di Hosni Mubarak a lungo ministro alla pianificazione e viceprimo ministro, poi primo ministro per tre anni dal 1996 al 1999 sotto Hosni Mubarak, secondo il sito del giornale Al Ahram ha accettato l'incarico affidatogli dalla giunta militare. "Ganzuri", ha scritto il giornale, che cita fonti a lui vicine, "ha comunicato la sua accettazione dopo un incontro con il capo della giunta, Mar. Mohammed Hussein Tantawi". Il nuovo esecutivo è quindi destinato a succedere a quello guidato da Essam Sharaf ma già non è parso ben accetto dai manifestanti di piazza Tahrir che hanno versato il sangue di ben 34 persone nella loro protesta contro gestione dei militari e a favore del passaggio ad un governo transitorio civile. di Hamar Locke
 

Il Cairo - Continuano gli scontri di piazza Tahrir, fino adesso con un bilancio di 43 morti più i tre di Alessandria, tanto che il Consiglio supremo delle Forze armate ha accettato le dimissioni dell'esecutivo di Essam Sharaf, fissando le elezioni presidenziali entro la fine di giugno 2012. Mohamed El Baradei, ex direttore dlel'Aiea e possibile candidato alle prossime elezioni presidenziali su Twitter,  denuncia, "È in corso un massacro. Gas lacrimogeni con agenti nervini e munizio sono stati utilizzati contro i civili a piazza Tahrir". I manifestanti erano riusciti a occupare via Mohammed Mahmoud che porta alla sede del ministero degli Interni dopo che i militari si sono ritirati per difendere il ministero.  Proteste anche ad Alessandria, dove la Direzione della sicurezza ha cercato di allontanare i manifestanti riuniti. Il generale Hussein Tantawi, capo del Consiglio Supremo delle forze armate, al potere in Egitto dalla caduta di Hosni Mubarak lo scorso 11 febbraio, terrà un discorso alla nazione che verrà trasmesso in tv. Lo ha annunciato la stessa televisione di stato egiziana. Tantawi parlerà in particolare delle violenze avvenute in questi giorni. Il Consiglio Supremo delle Forze armate starebbe studiando l'ipotesi di nominare Mohammed ElBaradei come premier del nuovo governo, in seguito alle dimissioni dell'esecutivo guidato da Essam Sharaf per gli scontri in corso in piazza Tahrir. Lo ha riferito la tv libanese 'al-Hayat'. La giunta militare, pur avendo accettato le dimissioni del governo uscente, ha deciso che i ministri di Sharaf resteranno in carica fino a quando non sarà nominato il nuovo esecutivo. ElBaradei è stato direttore dell'Aiea (l'Agenzia internazionale per l'energia atomica) ed è uno dei possibili candidati per le prossime presidenziali in Egitto. Amnesty International che ha pubblicato un rapporto dal titolo 'Promesse mancate: l'erosione dei diritti umani da parte dei militari al potere', denuncia che i militari al potere in Egitto sono meno alla promessa di migliorare i diritti umani e si sono resi invece responsabili di un catalogo di violazioni che in alcuni casi hanno persino superato quelle dell'era, appena chiusasi, di Hosni Mubarak.  di Hamar Locke
 

 

Il Cairo - Ancora scontri a piazza Tahrir. ll bilancio è di 40 morti (e due ad Alessandria), la maggior parte dei quali è stata uccisa da colpi di arma da fuoco. I feriti sono oltre 1.800. Le forse di sicurezza hanno sparato ancora gas lacrimogeni per disperdere la folla che ha risposto tirando pietre. I manifestanti chiedono a gran voce le dimissioni dei vertici militari e il trasferimento del potere a un esecutivo civile. Il primo ministro, Essam Sharaf, ha  rimesso il proprio mandato a disposizione del Consiglio supremo delle Forze armate, che in un primo tempo sembrava aver accettato le dimissioni, notizia poi smentita dalla televisione pubblica. Il predicatore salafita, candidato alla presidenza Hazem Abu Ismail ha invitato i suoi sostenitori a partecipare alle protesta "per raggiungere gli obiettivi della Rivoluzione di gennaio". Mohamed El-Beltagy, esponente del partito Libertà e giustizia dei Fratelli musulmani, annuncia che migliaia di manifestanti stanno creando uno scudo umano a piazza Tahrir per cercare di proteggere i manifestanti e gli attivisti di 35 partiti e movimenti egiziani. Mahmoud Afifi, uno dei portavoce del Movimento 6 Aprile denuncia il Consiglio militare che ha preso il potere dalle dimissioni di Hosni Mubarak a febbraio, perché, "trattano i giovani della rivoluzione con estrema violenza".  di Hamar Locke

 

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