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La morte di Gheddafi e la crisi libica Pressing di Italia e Turchia contro le violenze in Siria Gli ispettori dell'agenzia atomica in Iran In Marocco vincono i partiti islamici |
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In Marocco, vincono i partiti islamici Rabat - Dopo Tunisia, Libia e poco prima dell'Egitto, anche il Marocco ha un governo islamico moderato. Il bnuovo premier Abelillah Benkirane ha già dato il via alle consultazione per la formazione dell'esecutivo che sarà di ampia coalizione e avrà come priorità "la democrazia e il buon governo". Per ora si sono dette disponibili tre formazioni che facevano parte della precedente maggioranza, il partito indipendente Istiqlal, i liberali della Coalizione indipendente e l'Unione socialista delle Forze popolari. Benkirane, 57 anni, é il leader del Partito per la Giustizia e lo sviluppo (Pjd) che aveva conquistato 107 seggi parlamentari su 395 nelle elezioni fine novembre. E' la prima volta che un partito islamico guida una coalizione di governo nel Paese nordafricano, anche se il Pjd a differenza dei partiti più estremisti non si oppone al re. Benkirane ha giurato fedeltà alla monarchia dopo un breve colloquio con Mohammed VI. In base alla nuova Costituzione adottata con il referendum confermativo di luglio, il re è tenuto a designare alla guida del governo un esponente del partito che ha vinto le elezioni. Per il ministro degli Esteri italiano, Giulio Terzi, "le ultime elezioni hanno dato un'ulteriore prova della maturità e del senso di responsabilità che caratterizzano il popolo e le istituzioni marocchine". "L' Italia", ha ricordato Terzi , "è fra i maggiori partner commerciali del Marocco, il cui mercato riveste crescente interesse per le nostre imprese, in parallelo all'intensificarsi degli scambi di visite e degli incontri politici".di Yasmine Chechocuck
Rabat – Polemiche sulla vittoria elettorale del Pjd, il partito Giustizia e Sviluppo, un partito islamista sui liberali. Tanto che a proposito di un possibile rischio di islamizzazione del Marocco, il leader del Pjd, Abdelilah Benkirane, ha commentato, “gli europei devono capire che o è democrazia o non è democrazia, con o senza l'Islam”. E ha aggiunto, “in Europa nessuno si chiede perché in Spagna abbiano vinto i popolari. Hanno vinto perché erano all'opposizione”, per il leader islamico moderato, “la ragione essenziale del suo successo è che finora il popolo ne ha viste di tutti i colori, noi abbiamo fatto una buona opposizione e oggi abbiamo vinto”. I liberali al potere, riconoscono la sconfitta, con il ministro degli interni Taib Cherkaoui spiegando che al Pjd vanno almeno 80 seggi su un totale di 365. Il tasso di affluenza alle urne è stato circa del 45%. Il leader della formazione vincente, “l'Europa capisca che Islam non è contro la democrazia” Il presidente del Parlamento dell’Unio ne Europea, Jerzy Buzek ha commentato, “dispiace che la Ue non sia stata invitata a inviare in Marocco una missione di osservatori elettorali, come è avvenuto in Tunisia”. Poi ha aggiunto, “abbiamo una stretta partnership con il Marocco e siamo profondamente impegnati ad assistere la transizione democratica in Nord Africa”. Il commissario all'Allargamento Stefen Fule, “accogliamo con favore che le elezioni si siano svolte in un'atmosfera calma e pacifica con un aumento dell'affluenza e sulla base di un meccanismo elettorale migliorato dalle recenti riforme costituzionali”, invitando il nuovo governo a “mandare avanti le riforme, tenendo i cittadini al centro del processo”. di Yasmine Chechocuck |
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Tunisi - E' pronta la nuova Carta fondamentale che verrà redatta da un’apposita Assemblea Costituente, eletta il 23 ottobre, e che ha visto il trionfo degli islamici moderati di Ennahda. Con il 40% dei consensi hanno ottenuto la maggioranza relativa dei seggi, sono la prima formazione politica. Dopo gli scontri, postelettorali, i tre partiti più votati alle scorse elezioni hanno raggiunto un accordo per la spartizione delle cariche istituzionali più influenti e per riformare insieme la Costituzione. E' stato stipulato un accordo tra la stessa Ennahda, il Congresso per la Repubblica (CpR), un partito di ispirazione progressista e Ettakatol, una formazione della sinistra che aveva denunciato il pericolo “islamista” di Ennahda. di Lucia Iannò
Tunisi - Scontri nel Sud. Il partito islamista, Ennahdha, derubricato da estremista a moderato, ha cancellato in sei circoscrizioni la lista moderata del miliardario Hechmi Haamdi. Ed é scontro. Tutto questo, dopo che la gente si era recata in massa alle urne, segnando un punto a favore della crescita democratica. Ennahdha e il suo leader Gannouchi hanno ottenuto il 41.47% dei voti e 90 seggi su 217, il Congress pour Republique al secondo posto con il 13.82% e 30 seggi, poi Ettakol con il 9,68% e 21 deputati. Poi a Sidi Bou Zid, hanno protestato con lanci di sassi duemila giovani, la polizia ha risposto con i gas. Ma adesso c'é il rischio di nuovi disordini. di Lucia Iannò
Tunisi - Elezioni libere per la nuova Assemblea Costituente. L’attesa per le prime elezioni libere e giuste dopo molto tempo è alta, tuttavia l’unica paura che attanaglia il Paese è la scarsa affluenza. I cittadini tunisini hanno infatti perso il loro iniziale entusiasmo, dimostrando sempre maggiore sfiducia nella politica in generale. In ogni caso, per la prima volta, dalla caduta del regime di Ben Ali’ e dalla primavera araba. È questa la speranza della rivoluzione, che ha dato il via libera alla Primavera araba. In Tunisia ci sono oltre cento partiti che si sono costituiti dalla rivoluzione del 14 gennaio. In tutto sono 116 i partiti ufficialmente riconosciuti, migliaia le liste. Un panorama politico quanto mai nebuloso per una campagna elettorale giocata sul web. Segno della voglia di cambiamento, di modernità e di democrazia. Una quarantina sono di emanazione del vecchio regime, cinque/sei sono di matrice islamista o partiti satelliti del Partito islamista Ennadha, forte di ingenti finanziamenti. Il partito con la maggior visibilità e le maggiori aspettative è la compagine islamista. Ennahdha, e il suo leader Ghannouchi che, dicendosi certo di ottenere la maggioranza dei consensi, ha insinuato che un risultato diverso sarebbe dovuto a brogli elettorali. Previsto un buon risultato per i riformisti del Polo Democratico Modernista che raggruppa diversi movimenti tra cui il Partito socialista di Sinistra, e quello Repubblicano Modernisti, progressisti e democratici hanno vita dura, così come le associazioni, in particolare quelle che difendono la libertà culturale. di Lucia Iannò
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Riprendono gli scontri a piazza Tahrir
Il Cairo - Riprendono gli scontri a piazza Tahrir. Gli scontri sono iniziati venerdì mattina dopo che un manifestante sanguinante aveva detto di essere stato fermato e percosso dai soldati: l'incidente avrebbe provocato la rabbia dei suoi amici che hanno iniziato a lanciare pietre contro i militari. I soldati hanno risposto con spari in aria e cannoni ad acqua contro i manifestanti. Sarebbero morte almeno tredici persone. Gli scontri tra manifestanti e militari, mentre il numero dei feriti sarebbe salito a oltre un centinaio. Il coordinamento delle ambulanze del Cairo conferma finora soltanto una vittima, il cui cadavere è nell'obitorio di Zenom: Alaa Abdel Ali, colpito da un proiettile alla testa. Il giovane era sprovvisto di documenti, ma aveva in tasca un foglio con scritto quel nome. Dal 25 novembre centinaia di egiziani protestano contro la nomina a premier di Kamal el Ganzuri. Per loro é troppo compromesso con il precedente regime. Ganzuri è stato primo ministro sotto la presidenza di Hosni Mubarak. Gli attivisti richiedono inoltre il passaggio dei poteri dal Consiglio supremo delle forze armate all'autorità civile. di Hamar Locke
Il Cairo - La rivoluzione ha cambiato faccia é
bastato il primo appuntamento della maratona elettorale, destinata a
durare sei mesi, per mutare i parametri della "primavera araba".
Il Cairo - Oggi si vota, per la prima volta nell'era post Mubarak, ma la tensione resta alta. La piazza chiama l'ex direttore generale dell'Aiea e Nobel per la pace, Mohamed El Baradei. E lui ha annunciato di essere "pronto a rinunciare a candidarsi alle presidenziali del prossimo anno per guidare da subito un nuovo governo egiziano di salvezza nazionale". La coalizione della gioventù della rivoluzione, nata durante le prime proteste a gennaio, ha lanciato un appello per la mobilitazione generale, ancora una volta via internet su facebook. I Fratelli musulmani, favorevoli alle elezioni, si sono pronunciati per l'instaurazione di un regime parlamentare, invece di quello presidenziale attualmente in vigore:. Per il loro portavoce, Mahmoud Ghozlane, "non c'è una sola istituzione, di cui il presidente della Repubblica non sia a capo, eccetto il Parlamento. Sì, preferiamo un regime parlamentare", di Hamar Locke
Il Cairo - Risale la tensione in Egitto all'avvio della prima tornata elettorale per le legislative, in programma lunedì. Due dimostranti egiziani sono rimasti uccisi a piazza Tahrir e tre italiani sono stati fermati per accertamenti. L’ambasciata italiana sta seguendo il caso per capire il motivo del fermo. Il premier incaricato, Kamal el Ganzuri, ha incontrato alcune delegazioni di giovani di piazza Tahrir, tra i quali rappresentanti dell'Associazione Nazionale per il Cambiamento, di Mohamed el Baradei, ex presidente dell'Aiea e ora candidato alla presidenza.
Proprio el Baradei ha incontrato il capo del consiglio militare egiziano Hussein Tantawi, che ha ricevuto separatamente anche Amr Mussa. I manifestanti di piazza Tahrir chiedono ai militari di fare un passo indietro, quindi la partenza immediata dell'esercito al potere e che siano puniti i responsabili dei morti di questi giorni. Il premier incaricato, Kamal el Ganzuri, ha incontrato alcune delegazioni di giovani di piazza Tahrir, tra i quali rappresentanti dell'Associazione Nazionale per il Cambiamento, di Mohamed el Baradei. Proprio el Baradei ha incontrato il capo del consiglio militare egiziano Hussein Tantawi, che ha ricevuto separatamente anche Amr Mussa. I manifestanti di piazza Tahrir invece chiedono ai militari di fare un passo indietro, quindi la partenza immediata dell'esercito al potere e che siano puniti i responsabili dei morti di questi giorni. Il Consiglio supremo delle forze armate non rinvierà le elezioni, il nuovo primo ministro Kamal Ganzouri, il quale ha accettato l'incarico. Una scelta contestata dai dimostranti di piazza Tahrir che accusano Ganzuri di essere esponente del regime di Hosni Mubarak e chiedono che il nuovo governo venga affidato da "un personaggio politico che sia legittimato dalla piazza". Ganzuri ha confermato che per il giorno delle elezioni, non ci sarà ancora un governo. In particolare la Coalizione dei giovani rivoluzionari egiziani ha diffuso una nota nella quale ha spiegato che "la scelta di questo personaggio non risponde alle richieste del popolo, che chiede di incaricare per la formazione del governo una personalità che non abbia mai avuto a che fare con il passato regime e che non sia macchiato di corruzione". Ma
Il
Cairo –
Dopo che diverse giornaliste hanno denunciato di essere state
maltrattate e molestate. Reporters sans frontières ha richiesto di non
inviare più corrispondenti in Egitto.
Il Cairo :
La giunta militare egiziana ha affidato
all'ex premier ed ex ministro Kamal al
Ganzuri l'incarico di formare un nuovo
governo. Ganzuri ha accettato. Ma,
nonostante la tregua armata, continuano le
violenza tra piazza Tahrir e rue Mohamed
Mahmoud. Ganzuri, 70 anni, negli anni di
Hosni Mubarak a lungo ministro alla
pianificazione e viceprimo ministro, poi
primo ministro per tre anni dal 1996 al 1999
sotto Hosni Mubarak, secondo il sito del
giornale Al Ahram ha accettato l'incarico
affidatogli dalla giunta militare. "Ganzuri",
ha scritto il giornale, che cita fonti a lui
vicine, "ha comunicato la sua accettazione
dopo un incontro con il capo della giunta,
Mar. Mohammed Hussein Tantawi". Il nuovo
esecutivo è quindi destinato a succedere a
quello guidato da Essam Sharaf ma già non è
parso ben accetto dai manifestanti di piazza
Tahrir che hanno versato il sangue di ben 34
persone nella loro protesta contro gestione
dei militari e a favore del passaggio ad un
governo transitorio civile. di Hamar Locke
Il Cairo - Continuano gli scontri di piazza Tahrir,
fino adesso con un bilancio di 43 morti più i tre di Alessandria, tanto che il Consiglio supremo
delle Forze armate ha accettato le dimissioni dell'esecutivo di Essam
Sharaf, fissando le elezioni presidenziali entro la fine di giugno 2012.
Mohamed El Baradei, ex direttore dlel'Aiea e
possibile candidato alle prossime elezioni
presidenziali su Twitter, denuncia, "È
in corso un massacro. Gas lacrimogeni con
agenti nervini e munizio sono stati
utilizzati contro i civili a piazza Tahrir". I manifestanti erano riusciti a occupare via Mohammed Mahmoud che porta
alla sede del ministero degli Interni dopo che i militari si sono
ritirati per difendere il ministero. Proteste anche ad
Alessandria, dove la Direzione della sicurezza ha cercato di allontanare
i manifestanti riuniti. Il generale Hussein Tantawi, capo del Consiglio
Supremo delle forze armate, al potere in Egitto dalla caduta di Hosni
Mubarak lo scorso 11 febbraio, terrà un discorso alla nazione che verrà
trasmesso in tv. Lo ha annunciato la stessa televisione di stato
egiziana. Tantawi parlerà in particolare delle violenze avvenute in
questi giorni. Il Consiglio Supremo delle Forze armate starebbe
studiando l'ipotesi di nominare Mohammed ElBaradei come premier del
nuovo governo, in seguito alle dimissioni dell'esecutivo guidato da
Essam Sharaf per gli scontri in corso in piazza Tahrir. Lo ha riferito
la tv libanese 'al-Hayat'. La giunta militare, pur avendo accettato le
dimissioni del governo uscente, ha deciso che i ministri di Sharaf
resteranno in carica fino a quando non sarà nominato il nuovo esecutivo.
ElBaradei è stato direttore dell'Aiea (l'Agenzia internazionale per
l'energia atomica) ed è uno dei possibili candidati per le prossime
presidenziali in Egitto. Amnesty International che ha pubblicato un
rapporto dal titolo 'Promesse mancate: l'erosione dei diritti umani da
parte dei militari al potere', denuncia che i militari al potere in
Egitto sono meno alla promessa di migliorare i diritti umani e si sono
resi invece responsabili di un catalogo di violazioni che in alcuni casi
hanno persino superato quelle dell'era, appena chiusasi, di Hosni
Mubarak. di Hamar Locke
Il Cairo - Ancora scontri a piazza Tahrir. ll bilancio è di 40 morti (e due ad Alessandria), la maggior parte dei quali è stata uccisa da colpi di arma da fuoco. I feriti sono oltre 1.800. Le forse di sicurezza hanno sparato ancora gas lacrimogeni per disperdere la folla che ha risposto tirando pietre. I manifestanti chiedono a gran voce le dimissioni dei vertici militari e il trasferimento del potere a un esecutivo civile. Il primo ministro, Essam Sharaf, ha rimesso il proprio mandato a disposizione del Consiglio supremo delle Forze armate, che in un primo tempo sembrava aver accettato le dimissioni, notizia poi smentita dalla televisione pubblica. Il predicatore salafita, candidato alla presidenza Hazem Abu Ismail ha invitato i suoi sostenitori a partecipare alle protesta "per raggiungere gli obiettivi della Rivoluzione di gennaio". Mohamed El-Beltagy, esponente del partito Libertà e giustizia dei Fratelli musulmani, annuncia che migliaia di manifestanti stanno creando uno scudo umano a piazza Tahrir per cercare di proteggere i manifestanti e gli attivisti di 35 partiti e movimenti egiziani. Mahmoud Afifi, uno dei portavoce del Movimento 6 Aprile denuncia il Consiglio militare che ha preso il potere dalle dimissioni di Hosni Mubarak a febbraio, perché, "trattano i giovani della rivoluzione con estrema violenza". di Hamar Locke
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