Spettacoli


Mediterraneo

Arabia Saudita Bin Salman arresta altri 11 principi

Isis, Sciiti fermati dagli Usa a Tikrit

Israele, Netanyahu a sorpresa sbaraglia il campo e vince

Gerusalemme capitale, Trump ritira versamenti ai palestinesi

La crisi libica

Tunisia, l'attacco al parlamento, 24 i morti al Museo del Bardo

Ancora violenze in Egitto

 

 

 

Bin Salman continua nella  trasformazione dell'Arabia, altri 11 principi arrestati per corruzione

 

Il Cairo - Ci sono anche parenti del defunto re Abdullah tra gli 11 principi arrestati sabato dalle autorità saudite per aver protestato davanti al palazzo della famiglia reale a Riad. Sono accusati di corruzione. E' quanto riporta l'attivista politico Mujtahid, uno dei più influenti utenti Twitter in Arabia Saudita, divenuto famoso per la pubblicazione di informazioni riservate sulla monarchia e per questo definito dalla Bbc il "Julian Assange" del Paese del Golfo. Secondo Mujtahid, la cui identità non è mai stata resa nota, tra i principi finiti in manette figurano "figli di re", i quali attualmente si trovano detenuti nel carcere di Al-Ha'ir, in attesa del processo. Agli arrestati, secondo l'utente Twitter, sono stati congelati i beni ed è stato vietato di lasciare il Paese. Mujtahid ha rivelato anche il nome di uno dei principi arrestati. Si tratta di Bandar Bin Abdullah Bin Saud Al-Kabir, identificato come "il figlio della sorella di re Abdullah e il padre della moglie di Mishaln. Il loro fermo è il frutto di "ribellione   divergenze". Secondo il blogger, la nuova retata - che segue quella ben più ampia dello scorso novembre - significa che il  principe ereditario Mohammed Bin Salman, "continuerà a colpire i principi a lui ostili", ossia che si oppongono alla sua ascesa al potere. Lo scorso novembre, una serie di figure di spicco dell'elite politica ed economica saudita era stata posta in arresto nell'ambito di una vasta operazione anti-corruzione promossa dal principe ereditario. Nelle settimane successive, gran parte degli arrestati aveva acconsentito a pagare ingenti somme di denaro per evitare di essere processati. (Richard Leew, 8 gennaio 2018)

 

La guerra all'Isis, sciiti fermati dal generale Dempsey a Tikrit

Bagdad – Si ferma a Tikrit l’avanzata dell’esercito sciita, troppe le preoccupazioni statunitensi per il potere che stanno acquistando sul campo le milizie di Mobilitazione Popolare cioè la Guardia Repubblicana iraniana. Le milizie sono guidati da Jamal Mohammed Jaafar, che è vicino al generale Qassem Soleimani, capo del controspionaggio iraniano. Ma le accuse sono di possibile vendetta degli sciiti contro i sunniti e dei pericoli di entrare in una Tikrit che annunciano minata, in effetti difesa solo da un centinaio di miliziani, per di più bloccati per il crollo dei ponti intorno alla città. Le milizie del Califfato stanno portando una violenta offensiva su Ramadi. Attentati suicidi in serie nella capitale irachena. Si combatte con fasi alterne anche nella provincia di Hasaka. Il generale Dempsey, ha incontrato alti funzionari iracheni, tra cui il ministro della Difesa Khaled al-Obaidi, invita alla pazienza ripete. "Daech deve essere battuto", la cui visita ha coinciso con il lancio da parte delle forze curde per un'offensiva nel sud e ovest della città petrolifera di Kirkuk, destinato ad aumentare la pressione gli ultimi bastioni jihadisti ad est del fiume Tigri. Ma il capo del Consiglio di sicurezza del Kurdistan, Masroor Barzani, accusa adesso Baghdad di trattenere i fondi destinati all'area curda, per pagare gli stipendi a milizie sciite non ufficiali. Gli affari di guerra. Il governo ceco ha dato il via libera per la vendita all'Iraq di quindici formazione aerei e combattente L-159, per aiutare Baghdad per combattere contro i jihadisti gruppo Stato islamico. "Si tratta di un totale di quindici velivoli di cui quattro con i materiali dell'esercito dell'aria ceca e undici dal suo surplus", ha detto in una conferenza stampa il ministro della Difesa, Martin Stropnický. "Il prezzo totale è di 750 milioni di corone (27,5 milioni dollari)", ha aggiunto il ministro. Il contratto è per 13 velivoli se monoposto e due dispositivi a due posti, e fornisce anche per la fornitura di attrezzature di terra, pezzi di ricambio, le armi e le munizioni. (Slavsko Borian, 16 marzo 2015)

 

Sharm el Sheikh - Nel corso del summit economico, l'Egitto incassa e sigla un memorandum d'intesa per 92 miliardi di dollari. Lo ha detto il ministro per gli Investimenti del Cairo, Ashraf Salman, durante la cerimonia di firma di un protocollo riguardante l'Autorità del Canale di Suez a margine del forum. Si e' inoltre assicurato accordi per altri 15 miliardi di dollari, ha aggiunto il ministro, senza entrare nel dettaglio. L'Egitto ha intanto acquistato aerei e navi militari dalla Francia. Mentre la Turchia firma accordi con la Russia. in gioco, la leadership di Bashar Al Assad in Siria. Gli Sttai Uniti preoccupati della presenza di forze sciite e iraniane nel conflitto contro l'Isis, blocca Bagdad. Alle porte di Tikrit, difesa solo da un centinaio di miliziani, l'esercito iracheno si ferma. Il caos mesopotamico apre a nuove alleanze. Resta fermo il blocco sunnita dei Fratelli Musulmani Qatar, Turchia e Stati del Golfo vicini all'Isis, dall'altra parte Iran, Siria, Russia. L'Italia stenta a ritrovare un ruolo nel puzzle libico, in cui sembrano protagonisti Francia e Egitto. (Slavsko Borian, 16 marzo 2015)

Nello scacchiere mediorientale, Hezbollah conferma la sua presenza nel conflitto. Nel caos generale gli sciiti (Hezbollah, milizie a est di Bagdad e Guardie repubblicane Iraniane) alleati di Assad Al Bashar legati all’Iran stanno combattendo contro i sunniti nel sud della Siria e nell’est dell’Iraq. Nel contempo, i sunniti siriani hanno chiesto aiuto a Israele contro Hezbollah. Prosegue in Iraq, la battaglia di Anbar. L’Isis ha conquistato diversi quartieri della città di Al Bagdadi e sta assediando gli altri. La città era una delle poche rimaste sotto il controllo del governo iracheno. Un ufficiale della polizia locale, il colonnello Qasim al-Obeidi, denuncia che i jihadisti avrebbero bruciato vive 45 persone ad al-Baghdadi, nella provincia di Anbar, a soli otto chilometri dalla base aerea di Ain Al-Asad, nell’Iraq occidentale, dove 320 marines americani stanno addestrando i soldati della VII divisione irachena. Anche la base Usa di Ain Al-Asad ha subìto negli ultimi giorni diversi attacchi. Caos anche in Libia. I bombardieri egiziani martellano Derna, roccaforte degli integralisti. L'Isis é costretta ad abbandonare il presidio di Sirte. I miliziani filo-islamici dell’Operazione Alba (Fajr Libya) al potere a Tripoli, hanno lanciato raid aerei sull’aeroporto di Zintan, la città rivale a sud della capitale. Aerei da caccia hanno bombardato l’aeroporto verso mezzogiorno, mentre un volo interno stava decollando alla volta di Tobruk. Il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi chiede al Consiglio di sicurezza dell’Onu “una risoluzione per un intervento internazionale in Libia. Non c’è altra scelta, la situazione necessita una ripetizione dei raid in maniera corale”. Il portavoce della missione libica all’Onu Omar Ihwainish ha fatto sapere che non c’è nessuna richiesta formale di aiuto da parte della Libia. Ma il ministro degli Esteri del governo di Tobruk Mohamed al Dairi è in volo per New York e mercoledì parteciperà alla riunione dei Quindici. Il leader dello Stato Islamico, Abu Bakr al Baghdadi, intanto si dice pronto a vendicarsi dei nuovi raid aerei egiziani su Sirte e Derna, in Libia, ordinando nuovi rapimenti di lavoratori egiziani in Libia. È quanto rivela Per il quotidiano saudita “Al Riadh”, “Al Baghdadi ha pronta un’operazione veloce per vendicare i raid in Libia e di recente al Baghdadi ha inviato un gruppo di suoi uomini a Sirte, approfittando dell’assenza di sicurezza nel Paese, per formare un nucleo dello Stato Islamico e diffondere l’ideologia del califfato, ha già reclutato libici legati al passato regime di Muammar Gheddafi e altri di Ansar al Sharia, sfruttando la presenza di tunisini reduci da Siria e Iraq respinti alla frontiera di Tunisi”. (Slavsko Borian, 17 febbraio 2015)

La pista del denaro jihadista è una rete che si estende lungo tutto il web e porta ad Ovest. L’intelligence Usa se ne é accorta questa settimana durante il processo contro i 6 bosniaci presunti finanziatori dei gruppi armati sunniti, tra cui anche lo Stato Islamico. Le operazioni di finanziamento passavano attarverso Western Union e PayPal e le comunicazioni via Facebook. Dagli uffici postali veniva spedito materiale bellico, tute mimetiche fino agli accessori. Negli uffici postali non esiste un sistema di controllo su cosa viene inserito nei pacchi, esiste però un limite massimo giornaliero imposto dalla Western Union, circa 300 dollari. La triangolazione preferita passa da Turchia, Arabia Saudita ed altri paesi del Golfo quale punto d’arrivo. Da queste nazioni è più facile contrabbandare denaro ed attrezzature nelle zone di guerra. Più a rischio è utilizzare la Bosnia, il Kossovo e ciò le zone di provenienza della diaspora islamica anche se è più facile trovare gli intermediari.
A Camp Ashraf, in Iraq, miliziani sciiti dell'Organizzazione Badr, vicini all’Iran, festeggiano la liberazione della provincia di Diyala dai sunniti dell’Isis. Si giustificano anche delle accuse di aver giustiziato sommariamente diversi nemici e di aver evacuato le popolazioni di origine sunnita. Il capo dell'Organizzazione Badr, Hadi al-Ameri, vantava delle città i suoi uomini e le milizie alleate avevano liberato, è accusato di atrocità contro i sunniti e conosciuto per i suoi stretti legami con l'Iran. La sua milizia è stata tra le forze di combattimento più efficaci contro lo Stato islamico, insieme ai peshmerga curdi, viste le defaiance dell'esercito iracheno.Critiche negli Stati Uniti all’amministrazione Obama, dopo che i terroristi hanno bruciato vivo un pilota giordano e hanno riferito che un ostaggio statunitense, Kayla Mueller, era stata uccisa. L'ex direttore della Defense Intelligence Agency ha descritto la strategia del presidente Obama per combattere ISIS

come "confusa". Il generale Michael Flynn, che si è ritirato lo scorso anno come capo dell'agenzia, ha denunciato a Fox News la mancanza di una chiara direzione.
La Giordania ha intensificato i suoi attacchi dopo la cattura del pilota Moaz al-Kasasbeh bruciato vivo dall’IS. Gli aerei giordani hanno effettuato 56 attacchi aerei in tre giorni su siti e nascondigli logistici dello stato islamico, colpendo soprattutto Raqqa.
A Bagdad, é stato tolto il coprifuoco, dopo dodici anni, grandi feste in centro, ma gli attacchi dell‘Isis hanno provocato in una sola notte 36 morti, in almeno quattro attacchi kamikaze. Secondo il think tank libico, Kalam, la situazione è la Libia è sempre più instabile. Majlis Shura Shabab al-Islam, un gruppo islamico di Darna ha giurato fedeltà all’Isis nel mese di ottobre. Un dossier di Kalam di venti pagine, mostra tutti i dettagli di video di ostaggi, decapitazioni, esecuzioni pubbliche e cortei di militanti attraverso le città battenti bandiera nera che è ormai sinonimo di Iside. Il think tank dice che Isis ha ora un punto d'appoggio in diverse città importanti da Tripoli, a Bengasi e Sirte, così come Darna nell'est, che controlla. La svolta, il 27 gennaio, il famoso Corinthia Hotel a Tripoli è stato attaccato dagli islamisti in un raid che è costato almeno nove vittime, tra cui quella di un contractor americano. Ancora una volta è stato l’Isis che ha rivendicato la responsabilità rapidamente. In molti modi, non è sorprendente che Iside sta guadagnando terreno. Kalam stima che ci sono già ben 3.000 combattenti fedeli ad Iside in Libia, pensato per essere uno dei maggiori contribuenti degli uomini del gruppo in Siria e Iraq. I ricavi delle riserve di petrolio ricchi del paese.

(George Khaliha, 8 febbraio 2015)

 

 

Israele Netanyahu a sorpresa rimonta e vince, decisivo il suo discorso al Congresso statunitense con l'appoggio dei Repubblicani anti Iran

Clamorosa rimonta e netta vittoria di Benjamin Netanyahu alle elezioni politiche, smentendo gli exit poll che parlavano di un testa a testa diventa il premier d'Israele più longevo. “Sono fiero per la grandezza d'Israele, ora dovremo formare subito un governo nazionalista forte e stabile” queste sono state le parole di Netanyahu che promette di organizzare in due o tre settimane un nuovo governo di centro-destra. Ha vinto puntando sulla Sicurezza, con il clamoroso intervento al Congresso degli Stati Uniti dove ha suggellato l'intesa perfetta con i Repubblicani, per la sua strenua battaglia contro Hezbollah e l'Iran e riuscendo a trasformare a suo favore un voto che le Opposizioni avevano trasformato in un "referendum" sul suo operato, portando al voto il 71,8% degli elettori. un record per Israele.

Il Likud ha guadagnato 29 seggi ma potrebbero salire a 30 con la conta dei voti dei soldati, cosi il primo ministro può contare su una maggioranza di destra avendo più di 60 seggi su 120 alla Knesset. L'opposizione di Herzog e Livni è riuscita ad ottenere solo 24 seggi ed al terzo posto gli arabi, per la prima volta uniti per superare lo sbarramento del 3,25% dei voti, con 14 seggi, al seguito, in calo, i centristi di Yar Lapid con 11 seggi che nel 2013 ne avevano 19. Si fa notare anche il partito fondato lo scorso novembre da Moshe Khalon, che durante le ore delle elezioni ha affermato di volersi alleare indifferentemente con qualsiasi lista vincente, con 10 seggi. La destra nazionalista dei coloni di “Focolare Ebraico” di Naftali Bennet ha ottenuto 8 seggi. Adesso tocca al presidente Rivlin decidere a chi verrà affidato il compito di creare un governo anche se è molto probabile che questi opti per il mandato al leader del partito che ha ottenuto più voti. Reazione preoccupata da parte dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) in riferimento alla campagna elettorale del premier vincente che nega la nascita dello stato palestinese e duro il commento di Hamas “Terroristi Netanyahu e chi lo ha votato”. Rimane la tensione con l'Iran, la cui portavoce del ministero degli Esteri, Marizeh Afkham dice “Per noi non c'è differenza tra i partiti politici del regime sionista. Sono tutti aggressori per natura.” e con gli Usa, dove Barack Obama non ha preso bene la vittoria del Likud e del suo leader con cui i rapporti sono sempre stati pessimi. Israele rischia di rimanere isolata nei suoi ideali poiché sia Stati Uniti che Unione Europea sono sempre stati favorevoli alla soluzione “Due popoli, Due stati”. Adesso la crisi mediorientale si complica, alcuni paesi dell'Unione europea avevano riconosciuto lo stato della Palestina, sotto la spinta del presidente Obama. Adesso si riparte e il prossimo presidente subirà comunque ancora di più il peso del Congresso repubblicano. completamente schierato con il premier del Likud. (Luigi Votano, 18 marzo 2015)

Se fino a due settimane fa i sondaggi riportavano una maggioranza al 60% del partito di centro-destra Likud, presieduto da Netanyahu adesso questi dati sono precipitati al 49,6% ma il primo ministro non rimane a guardare, alla vigilia delle elezioni, è sceso all'attacco con una manifestazione in piazza a Tel Aviv portando con sé la convinzione di non far nascere uno stato palestinese, sfidando quindi gli Usa e la comunità internazionale. Così dopo sei anni il Paese è chiamato a decidere se l'era del Primo Ministro Netanyahu sia conclusa. I seggi (10.372 in totale) aperti dalle 7 alle 22 (ora locale) saranno utilizzati da circa 6 milioni di israeliani, 80% ebrei, 15% arabi e 5% di altre religioni. I temi : l'economia israeliana, il problema dei territori palestinesi in Cisgiordania e come regolare i rapporti col movimento estremista Hamas che domina la Striscia di Gaza. Netanyahu chiede sicurezza per Israele e rassicura gli elettori per evitare che i voti dell'estrema destra si disperdano in altri partiti che non siano il suo, inoltre, ribadisce che le costruzioni di nuove case, le nuove colonie, e le fortificazioni nell'est Gerusalemme,  proseguiranno, così conquista i voti dei religiosi. Il premier avverte “Ha messo la testa sotto la sabbia giorno dopo giorno ed ha ignorato questo argomento”. L'opposizione è una sorpresa per il Paese e soprattutto per il governo in carica, il duo Isaac Herzog e Tzipi Livni si presenta alle elezioni con il partito laburista Unione Sionista. Sono i più temuti avversari di Netanyahu. E' stata la Livni,  convinta sostenitrice di “Due popoli Due stati” ad aver lavorato fino in fondo per rivitalizzare il movimento laburista. Adesso il centrosinistra, che ora è diventato una coalizione non punta principalmente alla poltrona bensì a cacciare dal governo il Premier, considerato essere uno dei più abili politici nei rapporti con gli altri partiti che quindi gli permettono di mantenere la maggioranza in Parlamento ma accusato nell'ultimo periodo di aver preso misure troppo rigide sulla questione palestinese e di aver portato, con questo, la caduta del governo. L'accordo tra Herzog e la Livni prevede in caso di vittoria che i due leader si alterneranno durante il mandato alla carica di Primo Ministro. Hanno un'agenda economica riformista. Rimane comunque l'incertezza di Benjamin Netanyahu che negli ultimi giorni ha lanciato numerosi appelli all'unità di destra promettendo che lo stato palestinese non vedrà la luce mentre Herzog è molto convinto del suo partito e della sua campagna “Sarò il premier di tutti, per la destra e per la sinistra, per i coloni, gli ultra-ortodossi, i drusi, gli arabi, i circassi, per il centro e la periferia, per gli studenti e gli anziani.” (Luigi Votano, 17 marzo 2015)

 

 

 

 

Gerusalemme capitale e la ripresa dei negoziati, "una questione di fiducia", dice Trump

Washington - Trump riprende il decreto con cui Obama aveva vinto il Nobel per la Pace e indica Gerusalemme capitale di Israele e nuova sede dell'ambasciata Usa. Subito dopo i superstati, l'Onu e l'Unione Europea hanno protestato. Adesso il presidente Donald Trump, riconoscendo che i suoi sforzi a mediare la pace in Medio Oriente si è bloccato",  ha minacciato di tagliare gli aiuti in denaro all'Autorità palestinese, chiedendosi perché gli Stati Uniti dovrebbero fare "qualcuno di questi enormi pagamenti  quando i palestinesi non sono più disposti a parlare di pace. "Trump ha detto che la sua decisione ha semplicemente riconosciuto la realtà di Gerusalemme serve come capitale di Israele e non era destinato a pregiudicare i confini finali della città. Trump aveva spiegato, "Teniamo Gerusalemme, la parte più difficile del negoziato, fuori dal tavolo". Spiegando che Gerusalemme era la capitale di Israele,e che riconoscerla  avrebbe migliorato, non danneggiato le prospettive per concludere un accordo di pace. Trump, ha ricordato che "gli Stati Uniti versano ai palestinesi milioni di dollari l'anno e non ottengono alcun apprezzamento o rispetto", e ha aggiunto, "non vogliono nemmeno negoziare un ulteriore ritardo con il trattato di pace Israele".Trump si riferiva all'incarico che aveva dato al genero Jared Kushner peri ricominciare lo sforzo e ha portato il suo ex avvocato, Jason Greenblatt, nella Casa Bianca per guidare il negoziati. Il team di pace di Trump nel Medio Oriente ha tenuto riunioni con Israele, leader palestinesi e arabi per quasi un anno . Ma riconoscendo la rivendicazione di Israele nella capitale Gerusalemme, Trump è stato visto dai palestinesi come schierato con Israele sulla questione più delicata del conflitto. I palestinesi rivogliono Gerusalemme est, che Israele ha conquistato nel 1967, come loro capitale. Hanno protestato anche l'Olp e Hamas. Mahmoud Abbas, capo dell'Autorità palestinese, ha detto, "noi non hanno chiuso la porta a un potenziale accordo con Israele", e ha aggiunto che l'annuncio di Trump gli ha tolto credibilità come mediatore di pace del Medio Oriente, e ha definito la decisione "una dichiarazione di ritiro dal ruolo che ha svolto nel processo di pace ". Tuttavia Trump ha fatto capire che la sua mossa racchiude la speranza di riavviare il processo di pace tra israeliani e Palestinesi, che lui aveva soprannominato "l'ultimo affare". I funzionari dell'amministrazione Trump hanno dichiarato che la strategia era basata sul concetto che Israele aveva perso la fiducia negli Stati Uniti come un impegno partner durante l'amministrazione Obama. Con la fiducia riposta a Washington, Il governo di Netanyahu sarebbe più propenso a fare qualcosa di duro concessioni che alla fine sarebbero necessarie per un accordo di pace.  (Luigi Votano, 31 dicembre 2017)

 


 

La morte di Gheddafi e la crisi libica

Pantelleria - Dopo il sequestro delle partecipazioni azionarie in Unicredit, Eni, Finmeccanica, Fiat, Fiat Industrial e Juventus,un immobile in Roma, 150 ettari di bosco sull'isola di Pantelleria e due motoveicoli, fra cui una Harley Davidson. adesso finiscono nelle casse dello Stato pure i terreni e il complesso alberghiero "Punta Tre Pietre", forse tra le più belle e suggestive del'isola siciliana, dal valore di 20 milioni di euro. Meno di due mesi fa la Guardia di Finanza aveva sequestrato il tesoro di Gheddafi in Italia, beni ed immobili, quote societarie e conti correnti per un valore complessivo di oltre un miliardo e trecento milioni di euro. Su decisione della Corte d'appello di Roma dopo un delicato lavoro di ricerca su tutto il territorio italiano, affidato ai militari del nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza della Capitale. Ristrutturato più volte,  è chiuso dagli anni Ottanta, tutti sull'isola, chiamano "l'albergo di Gheddafi". Il sequestro milionario si inserisce nella rogatoria internazionale richiesta dal tribunale penale internazionale de L'Aia nell'ambito del procedimento per crimini contro l'umanità nei confronti di Gheddafi, del figlio Saif Al Islam e dell'ex capo dei servizi segreti Abdullah Al Senussi, finalizzata a cautelare il patrimonio degli imputati, ma soprattutto per garantire un equo risarcimento delle vittime del regime libico. L'azione del Tribunale de L'Aja, si basa su decisioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e su regolamenti del Consiglio dell'Unione Europea, con cui i due organismi, di fronte al precipitare della situazione politica in Libia, avevano richiesto alla comunità internazionale di procedere al congelamento di tutti i beni riconducibili alla famiglia di Muammar Gheddafi.  di Giuseppe Mazzarò

 

Misurata - Misurata - Muammar Gheddafi é stato ucciso con due colpi d'arma da fuoco, uno alla testa e uno all'addome. Questo il responso del medico legale che ha esaminato il cadavere. Lo hanno riferito esponenti del Cnt, il Consiglio nazionale transitorio libico, all'emittente Al Arabya. Il Cnt ha annunciato inoltre che la sepoltura del Raìs sarà rimandata di "qualche giorno fino a quando non verrà individuato un luogo dove tumularlo”. Finisce così la storia del leader dell’Unione Africana, adesso considerato il rais di Sirte. Una morte che si traduce nel silenzio, che un processo e lunghe trattative diplomatiche avrebbero tradotto in momenti imbarazzanti dalla strage di Lockerbie, a Ustica, alla guerra fredda, alla svolta panafricana. La Nato non ne voleva fare un martire, ma la sua morte apre nuovi inediti scenari. La sepoltura è stata rinviata anche per permettere le indagini da parte di una squadra di esperti forensi incaricata dal Tribunale penale internazionale (Tpi) per accertare le cause della morte di Gheddafi. Giallo sulla morte del figlio. "Gheddafi è stato arrestato da vivo, ma è stato ucciso più tardi”, ha spiegato il medico legale, Ibrahim Tika, “la morte è sopraggiunta a causa di un proiettile che ha penetrato l'intestino. Un secondo proiettile, entrato e uscito, lo ha invece colpito alla testa". Il medico legale, dopo aver esaminato anche il cadavere di Mutassim Gheddafi, uno dei figli del Raìs, ha rivelato che dagli accertamenti risulterebbe essere morto dopo il padre. Quindi, non sarebbe stato il ventenne dalla pistola d’oro, Mohammed Al Bibi a sparare a Muammar Gheddafi. "Quello è il ragazzo che ha sparato e ucciso il ministro della Difesa del regime Abubakr Yunes Jaber, e il figlio di Gheddafi, Mutassim", dice uno dei generali del convoglio con cui Gheddafi tentava di muoversi verso Jaraf, 30 chilometri da Sirte. Mohammed Al Bibi aveva raccontato di aver trovato Gheddafi nascosto all'interno di una buca e di aver preso la pistola d'oro che il Colonnello aveva con sè, ma non avrebbe mai detto di essere stato lui a sparare i colpi che lo hanno ucciso. Intanto il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni unite ha chiesto l'apertura di un'indagine sulla morte del colonnello libico Muammar Gheddafi, ucciso dagli insorti. Le forze del Consiglio nazionale di transizione libico "non hanno catturato Saif al-Islam Gheddafi", il secondogenito del Colonnello, catturato e ucciso a Sirte. Lo ha affermato l'inviato della tv Al Jazeera a Tripoli, che ha sostenuto di aver avuto contatti con gli uomini del Cnt a Zlitan. L'arresto del figlio del Raìs era stato annunciato. di Rupert Leinagh

Sirte - I combattenti libici del Cnt (Consiglio Nazionale di Transizione) tentano ancora di avanzare verso il centro città, ancora strenuamente difesa dalle forze lealiste a Gheddafi. Decine i morti e centinaia i feriti.   “I combattimenti in città sono feroci", ha detto Il leader del Cnt, Mustafa Abdeljalil, precisando che quando la città passerà sotto il controllo del Cnt, verrà annunciata la liberazione della Libia. "Con la presa della città”, ha spiegato, “controlleremo tutti i porti e gli accessi marittimi. I nostri combattenti stanno affrontando i colpi dei cecchini nascosti nelle parti alte della città",  I militanti del Cnt sono riusciti a impossessarsi di questa lunga strada a due corsie, che controlla l'accesso da sud alla città, e stanno progressivamente avanzando verso il centro. Mentre il ministro alla difesa La Russa a tripoli incontra il presidente del Cnt Jalil. La Nato annuncia che continuerà la sua missione militare, “fino a quando il regime del deposto Leader Muammar Gheddafi non rappresenterà più una minaccia per Il popolo libico”.  di Rudolph Renon e Lucia Iannò

Tripoli - Forse é stato uno scivolone dovuto alle rivelazioni di Wikileaks, ma lo scacchiere mediterraneo diventa fondamentale per la riconquista del prestigio internazionale, non solo ma si apre anche a due risvolti ancora imprecisati : da una parte la libertà dei popoli, dall'altra le infiltrazioni dell'integralismo e di Al Qaida. Sicuramente é già partito il pressing francese sulla Libia. Dopo gli 'errori' sulla situazione tunisina e egiziana, la Francia cerca di recuperare posizioni internazionali, Sono stati i primi a mettere a disposizione i loro aerei per la no fly zone, ancora prima della risoluzione Onu. Polemiche della lega Araba riunita a Il Cairo che definisce "eccessive" le misure adottate rispetto alla risoluzione Onu, ma riconferma il suo appoggio alla coalizione occidentale. Gli Stati Uniti sono stati in avvio un pò incerti, ma adesso Obama ha messo a disposizione missili, portaerei e sommergibili. Stava quasi per sbaraccare da Afghanistan e Iraq e si ritrova impelagato in un'altra crisi bellica. Russia e Cina hanno tentennato fino in fondo così anche la Germania. L'Italia che ha tutto da perdere da questa crisi, ha messo a disposizione le sue basi e gli aerei Tornado. Ma Bossi resta scettico sull'intervento. di Roger Skeawood

Tripoli - Le truppe di Gheddafi alla riconquista della Libia puntano dritte verso Bengasi e lanciano un ultimatum agli abitanti, “Lasciate la zona”. Per le vie di Bengasi, in migliaia hanno manifestato contro Gheddafi e chiesto l’aiuto internazionale. “Se l’Onu non interviene, sarà genocidio”, avvertono gli oppositori. E mentre il regime incombe sulla città e sull’Est del paese, la popolazione scappa per paura delle bombe o delle ritorsioni E anche il personale della Croce Rossa lascia la città, caposaldo degli insorti dove si deciderà la sorte della Rivoluzione del 17 febbraio. Il Consiglio di sicurezza dell'Onu ha approvato la risoluzione che autorizza l'imposizione della no fly zone sulla Libia con tutti i mezzi a disposizione: 10 voti a favore e 5 astenuti, si approva dunque l'eventualità del ricorso all'uso della forza per risolvere la situazione libica e andare in soccorso delle forze ribelli che ancora si oppongono a Gheddafi. L'obiettivo della risoluzione è l'immediato cessate il fuoco e la fine completa delle ostilità, frase inserita su richiesta della Russia, che voleva l'approvazione di un testo diverso da quello messo a punto, nella versione finale, dalla delegazione della Francia. Una limitazione, questa, che cambia di poco la sostanza delle cose: da questo momento è possibile l'uso della forza contro Gheddafi, in pratica è esclusa soltanto l'invasione della Libia. E i tempi, vista la situazione, sono stretti. Lo ha sottolineato il ministro francese Juppè nel suo intervento alle Nazioni Unite, “Non c'è più tempo da perdere e l'intervento militare è questione di ore”.

Gli Usa, fino a pochi giorni fa più prudenti, hanno mutato posizione, temendo che Gheddafi possa tornare al terrorismo e all'estremismo violento se riuscisse schiacciare la rivolta. Dal canto suo l'Unione Europea non ha alcuna intenzione di riprendere più i contatti con il regime di Gheddafi. Lo ha detto Michael Mann, portavoce della rappresentante per la Politica estera europea, Catherine Ashton. “Ci basiamo sulle decisioni del Consiglio europeo di venerdì scorso”, ha precisato Mann, “non pensiamo di riprendere il dialogo”. Dall’altra parte, il figlio di Gheddafi incalza, “Mio padre, non si arrenderà !”. Intanto ci sono una decina di Players internazionali come Egitto, Regno Unito e Francia pronti a intervenire per rimediare profitti con il petrolio. Italia, Russia, Germania e Cina stanno giocando un ruolo meno diretto. Ma tutti devono fare i conti con la famiglia Gheddafi, abilissima nel rallentare o bloccare le iniziative internazionali. Il colonnello ha attuato una controffensiva ed ha lanciato un messaggio chiarissimo, “I Paesi che impediranno la missione delle Nazioni Unite riceveranno vantaggiosi contratti petroliferi”. Lucia Iannò, 18 marzo 2011

 

 

Tunisia , 24 morti al Museo del Bardo, dopo l'attacco al Parlamento

 

Tunisi - È di 24 morti, di cui quattro italiani e 50 feriti, di cui cinque italiani, il bilancio dell’attacco terroristico di un commando che si è asserragliato nel Museo del Bardo, il più importante della Capitale, vicinissimo al Parlamento, è ha tenuto in ostaggio centinaia di persone, fra cui almeno 100 italiani, tutti turisti della nave da crociera Costa Fascinosa. Le forze speciali tunisine hanno fatto irruzione. Durante l’operazione, esplose anche alcune granate. Tra le persone uccise nell’attacco, anche due francesi, due colombiani, cinque giapponesi, un polacco, un australiano, due spagnoli, un turista non identificato, due tunisini e i due terroristi, identificati come Yassine Laâbidi, di Ibn Khaldoun, e Hatem Khachnaoui, originario della città di Kasserine. Tutto è iniziato verso mezzogiorno quando tre uomini di cui due con l'uniforme dell'esercito, armati con kalashnikov, hanno tentato di fare irruzione nella sede del Parlamento, dove in quel momento si stava discutendo una legge antiterrorismo, anche un deputato di Ennadha. Bloccati dalle forze dell'ordine, hanno sparato contro un pullman e si sono spostati al Museo del Bardo (Slavsko Borian, 18 marzo 2015)

Tunisi - E' pronta la nuova Carta fondamentale che verrà redatta da un’apposita Assemblea Costituente, eletta il 23 ottobre, e che ha visto il trionfo degli islamici moderati di Ennahda. Con il 40% dei consensi hanno ottenuto la maggioranza relativa dei seggi, sono la prima formazione politica. Dopo gli scontri, postelettorali, i tre partiti più votati alle scorse elezioni hanno raggiunto un accordo per la spartizione delle cariche istituzionali più influenti e per riformare insieme la Costituzione.  E' stato stipulato un accordo tra la stessa Ennahda, il Congresso per la Repubblica (CpR), un partito di ispirazione progressista e Ettakatol, una formazione della sinistra che aveva denunciato il pericolo “islamista” di Ennahda. di Lucia Iannò

Tunisi - Scontri nel Sud. Il partito islamista, Ennahdha, derubricato da estremista a moderato, ha cancellato in sei circoscrizioni la lista moderata del miliardario Hechmi Haamdi. Ed é scontro. Tutto questo, dopo che la gente si era recata in massa alle urne, segnando un punto a  favore della crescita democratica. Ennahdha e il suo leader Gannouchi hanno ottenuto il 41.47% dei voti e 90 seggi su 217, il Congress pour Republique al secondo posto con il 13.82% e 30 seggi, poi Ettakol con il 9,68% e 21 deputati. Poi a Sidi Bou Zid, hanno protestato con lanci di sassi duemila giovani, la polizia ha risposto con i gas. Ma adesso c'é il rischio di nuovi disordini. di Lucia Iannò

Tunisi - Elezioni libere per la nuova Assemblea Costituente. L’attesa per le prime elezioni libere e giuste dopo molto tempo è alta, tuttavia l’unica paura che attanaglia il Paese è la scarsa affluenza. I cittadini tunisini hanno infatti perso il loro iniziale entusiasmo, dimostrando sempre maggiore sfiducia nella politica in generale. In ogni caso, per la prima volta, dalla caduta del regime di Ben Ali’ e dalla primavera araba. È questa la speranza della rivoluzione, che ha dato il via libera alla Primavera araba. In Tunisia ci sono oltre cento partiti che si sono costituiti dalla rivoluzione del 14 gennaio. In tutto sono 116 i partiti ufficialmente riconosciuti, migliaia le liste. Un panorama politico quanto mai nebuloso per una campagna elettorale giocata sul web. Segno della voglia di cambiamento, di modernità e di democrazia. Una quarantina sono di emanazione del vecchio regime, cinque/sei sono di matrice islamista o partiti satelliti del Partito islamista Ennadha, forte di ingenti finanziamenti.  Il partito con la maggior visibilità e le maggiori aspettative  è la compagine islamista. Ennahdha, e il suo leader Ghannouchi che, dicendosi certo di ottenere la maggioranza dei consensi, ha insinuato che un risultato diverso sarebbe dovuto a brogli elettorali. Previsto un buon risultato per i riformisti del Polo Democratico Modernista che raggruppa diversi movimenti tra cui il Partito socialista di Sinistra, e quello Repubblicano Modernisti, progressisti e democratici hanno vita dura, così come le associazioni, in particolare quelle che difendono la libertà culturale.   di Lucia Iannò


 

 

Riprendono gli scontri a piazza Tahrir

 
 
 

Il Cairo - Riprendono gli scontri a piazza Tahrir. Gli scontri sono iniziati venerdì mattina dopo che un manifestante sanguinante aveva detto di essere stato fermato e percosso dai soldati: l'incidente avrebbe provocato la rabbia dei suoi amici che hanno iniziato a lanciare pietre contro i militari. I soldati hanno risposto con spari in aria e cannoni ad acqua contro i manifestanti. Sarebbero morte almeno tredici persone. Gli scontri tra manifestanti e militari, mentre il numero dei feriti sarebbe salito a oltre un centinaio. Il coordinamento delle ambulanze del Cairo conferma finora soltanto una vittima, il cui cadavere è nell'obitorio di Zenom: Alaa Abdel Ali, colpito da un proiettile alla testa. Il giovane era sprovvisto di documenti, ma aveva in tasca un foglio con scritto quel nome. Dal 25 novembre centinaia di egiziani protestano contro la nomina a premier di Kamal el Ganzuri. Per loro é troppo compromesso con il precedente regime. Ganzuri è stato primo ministro sotto la presidenza di Hosni Mubarak. Gli attivisti richiedono inoltre il passaggio dei poteri dal Consiglio supremo delle forze armate all'autorità civile. di Hamar Locke

Il Cairo - La rivoluzione ha cambiato faccia é bastato il primo appuntamento della maratona elettorale, destinata a durare sei mesi, per mutare i parametri della "primavera araba".
In vista del ballottaggio, previsto per il 5 dicembre, i Fratelli Musulmani e il partito salafita El Nour vincono le elezioni, rispettivamente primi con il 40% dei voti e secondi con il 25%. Il blocco liberale si ferma al 18% e tutti gli altri partiti insieme non vanno oltre il 12%. Nettamente sconfitti dunque sia George Ishak, che è il fondatore del movimento di opposizione Kifaya, già attivo durante il regime di Mubarak, sia Gamila Ismail, ex moglie di Ayman Nour, candidato presidenziale nel 2005. Questo é il verdetto delle prime elezioni post Mubarak, che dà anche per sconfitti i manifestanti di piazza Tahrir e Sawiris, il magnate delle telecomunicazioni. Il successo dei partiti islamici, moderati e radicali, accentua il confronto tra il fronte religioso e i militari, e marginalizza quello tra i rivoluzionari di piazza Tahrir e i militari. I difensori di una democrazia limitata, zoppa quanto si vuole, ma laica.
I Fratelli musulmani, dissociatisi dalla rivolta, e adesso dicono che con il loro voto massiccio gli egiziani hanno scelto il Parlamento contro i militari. Hanno usufruito del prestigio conquistato con gli anni di prigione scontati dai loro militanti, e hanno usato la loro organizzazione assistenziale (ospedali, dispensari, scuole), il solo sistema di welfare nel Paese per vincere. Raccogliendo nei centri urbani e nelle campagne adesioni non solo nelle classi popolari, ma anche tra professionisti affermati (medici, avvocati, ingegneri, commercialisti) su posizioni politiche moderate. Accettano i principi democratici, non esigono sconvolgimenti sociali o bruschi mutamenti nei rapporti internazionali. Non chiedono l'abrogazione degli accordi di Camp David, che nel '79 hanno stabilito rapporti diplomatici con Israele. Al massimo suggeriscono di rinegoziarli, in particolare per quel che riguarda la situazione nel Sinai, dove vorrebbero una presenza egiziana più intensa. "Al Nour, la sorpresa del momento", ha titolato il quotidiano indipendente al Chourouq.  Conservatori nei loro comportamenti e sulle questioni di costume e società, i salafiti sono relativamente liberali sul piano economico. Il principale teorico di questo movimento rigoroso è Mohammed Ibn Abdel-Wahhab. La sua dottrina, il wahhabismo, fondata nel diciottesimo secolo, è quella in vigore nel regno ultraconservatore saudita. Al Nur esprime un Islam politico intransigente. Proibisce l'alcol, non riconosce l'emancipazione delle donne, vuol dare un'impronta religiosa all'educazione dei giovani, ed esige che i principi della Sharia, la legge islamica, dominino la Costituzione repubblicana. Lo Sheikh Hazem Shuman, ascoltato esponente salafita, ha fatto irruzione in un'Università dove si teneva un concerto e ha invitato i presenti ad andarsene, sostenendo che ascoltare quella musica fosse un peccato. È salito sul palco e si è presentato come un medico che cura l'Egitto ammalato di cancro.
Il salafismo affonda le sue radici nell'islam sunnita e si fonda su un'interpretazione rigorosa e letterale del corano. E' una scuola fondamentalista che intende soprattutto ricalcare i modi di vivere dei "salaf", Maometto e i suoi seguaci in lingua araba. In particolare, i salafiti imitano l'abbigliamento dei "salaf" e portano, come loro, una lunga barba. Le donne indossano il niqab che copre completamente il loro corpo e il loro viso, lasciando apparire soltanto gli occhi. I salafiti raccomandano l'applicazione integrale della sharia con la separazione rigorosa tra i sessi e, ritenendosi i rappresentanti del "vero" islam, chiedono di purificare Respingono inoltre le quattro scuole tradizionali del diritto musulmano, ispirandosi solo al Corano e alla Sunna, la tradizione profetica. I seguaci del salafismo, inoltre, intendono rifarsi alle fonti pure, sbarazzandosi di tutto quanto considerano come interpretazioni umane, che denunciano come "innovazioni".
di Hamar Locke
 

Il Cairo - Oggi si vota, per la prima volta nell'era post Mubarak, ma la tensione resta alta. La piazza chiama l'ex direttore generale dell'Aiea e Nobel per la pace, Mohamed El Baradei. E lui ha annunciato di essere "pronto a rinunciare a candidarsi alle presidenziali del prossimo anno per guidare da subito un nuovo governo egiziano di salvezza nazionale". La coalizione della gioventù della rivoluzione, nata durante le prime proteste a gennaio, ha lanciato un appello per la mobilitazione generale, ancora una volta via internet su facebook. I Fratelli musulmani, favorevoli alle elezioni, si sono pronunciati per l'instaurazione di un regime parlamentare, invece di quello presidenziale attualmente in vigore:. Per il loro portavoce, Mahmoud Ghozlane, "non c'è una sola istituzione, di cui il presidente della Repubblica non sia a capo, eccetto il Parlamento. Sì, preferiamo un regime  parlamentare",  di Hamar Locke

Il Cairo - Risale la tensione in Egitto all'avvio della prima tornata elettorale per le legislative, in programma lunedì. Due dimostranti egiziani sono rimasti uccisi a piazza Tahrir e tre italiani sono stati fermati per accertamenti. L’ambasciata italiana sta seguendo il caso per capire il motivo del fermo. Il premier incaricato, Kamal el Ganzuri, ha incontrato alcune delegazioni di giovani di piazza Tahrir, tra i quali rappresentanti dell'Associazione Nazionale per il Cambiamento, di Mohamed el Baradei, ex presidente dell'Aiea e ora candidato alla presidenza.

Proprio el Baradei ha incontrato il capo del consiglio militare egiziano Hussein Tantawi, che ha ricevuto separatamente anche Amr Mussa. I manifestanti di piazza Tahrir chiedono ai militari di fare un passo indietro, quindi la partenza immediata dell'esercito al potere e che siano puniti i responsabili dei morti di questi giorni. Il premier incaricato, Kamal el Ganzuri, ha incontrato alcune delegazioni di giovani di piazza Tahrir, tra i quali rappresentanti dell'Associazione Nazionale per il Cambiamento, di Mohamed el Baradei. Proprio el Baradei ha incontrato il capo del consiglio militare egiziano Hussein Tantawi, che ha ricevuto separatamente anche Amr Mussa.  I manifestanti di piazza Tahrir invece chiedono ai militari di fare un passo indietro, quindi la partenza immediata dell'esercito al potere e che siano puniti i responsabili dei morti di questi giorni. Il Consiglio supremo delle forze armate non rinvierà le elezioni, il nuovo primo ministro Kamal Ganzouri, il quale ha accettato l'incarico. Una scelta contestata dai dimostranti di piazza Tahrir che accusano Ganzuri di essere esponente del regime di Hosni Mubarak e chiedono che il nuovo governo venga affidato da "un personaggio politico che sia legittimato dalla piazza". Ganzuri ha confermato che per il giorno delle elezioni, non ci sarà ancora un governo. In particolare la Coalizione dei giovani rivoluzionari egiziani ha diffuso una nota nella quale ha spiegato che "la scelta di questo personaggio non risponde alle richieste del popolo, che chiede di incaricare per la formazione del governo una personalità che non abbia mai avuto a che fare con il passato regime e che non sia macchiato di corruzione". Ma

 

 

Il Cairo – Dopo che diverse giornaliste hanno denunciato di essere state maltrattate e molestate. Reporters sans frontières ha richiesto di non inviare più corrispondenti in Egitto.
Le voci delle genti che vogliono un governo civile e democratico sono sempre più forti. La polizia cerca di placare invano la folla che si allarga sempre di più. Centinaia e centinaia di morti e feriti. La polizia ha reagito alla folla con lancio di lacrimogeni. Il governo di Sharaf, ha confermato le sue dimissioni. Il 24 novembre, sono state confermale le elezioni. Nel frattempo, al Ganzuri è stato dato l’incarico di formare un nuovo  governo e questi ha accettato. di Roberta Mafrici

 

Il Cairo : La giunta militare egiziana ha affidato all'ex premier ed ex ministro Kamal al Ganzuri l'incarico di formare un nuovo governo. Ganzuri ha accettato. Ma, nonostante la tregua armata, continuano le violenza tra piazza Tahrir e rue Mohamed Mahmoud. Ganzuri, 70 anni, negli anni di Hosni Mubarak a lungo ministro alla pianificazione e viceprimo ministro, poi primo ministro per tre anni dal 1996 al 1999 sotto Hosni Mubarak, secondo il sito del giornale Al Ahram ha accettato l'incarico affidatogli dalla giunta militare. "Ganzuri", ha scritto il giornale, che cita fonti a lui vicine, "ha comunicato la sua accettazione dopo un incontro con il capo della giunta, Mar. Mohammed Hussein Tantawi". Il nuovo esecutivo è quindi destinato a succedere a quello guidato da Essam Sharaf ma già non è parso ben accetto dai manifestanti di piazza Tahrir che hanno versato il sangue di ben 34 persone nella loro protesta contro gestione dei militari e a favore del passaggio ad un governo transitorio civile. di Hamar Locke
 

Il Cairo - Continuano gli scontri di piazza Tahrir, fino adesso con un bilancio di 43 morti più i tre di Alessandria, tanto che il Consiglio supremo delle Forze armate ha accettato le dimissioni dell'esecutivo di Essam Sharaf, fissando le elezioni presidenziali entro la fine di giugno 2012. Mohamed El Baradei, ex direttore dlel'Aiea e possibile candidato alle prossime elezioni presidenziali su Twitter,  denuncia, "È in corso un massacro. Gas lacrimogeni con agenti nervini e munizio sono stati utilizzati contro i civili a piazza Tahrir". I manifestanti erano riusciti a occupare via Mohammed Mahmoud che porta alla sede del ministero degli Interni dopo che i militari si sono ritirati per difendere il ministero.  Proteste anche ad Alessandria, dove la Direzione della sicurezza ha cercato di allontanare i manifestanti riuniti. Il generale Hussein Tantawi, capo del Consiglio Supremo delle forze armate, al potere in Egitto dalla caduta di Hosni Mubarak lo scorso 11 febbraio, terrà un discorso alla nazione che verrà trasmesso in tv. Lo ha annunciato la stessa televisione di stato egiziana. Tantawi parlerà in particolare delle violenze avvenute in questi giorni. Il Consiglio Supremo delle Forze armate starebbe studiando l'ipotesi di nominare Mohammed ElBaradei come premier del nuovo governo, in seguito alle dimissioni dell'esecutivo guidato da Essam Sharaf per gli scontri in corso in piazza Tahrir. Lo ha riferito la tv libanese 'al-Hayat'. La giunta militare, pur avendo accettato le dimissioni del governo uscente, ha deciso che i ministri di Sharaf resteranno in carica fino a quando non sarà nominato il nuovo esecutivo. ElBaradei è stato direttore dell'Aiea (l'Agenzia internazionale per l'energia atomica) ed è uno dei possibili candidati per le prossime presidenziali in Egitto. Amnesty International che ha pubblicato un rapporto dal titolo 'Promesse mancate: l'erosione dei diritti umani da parte dei militari al potere', denuncia che i militari al potere in Egitto sono meno alla promessa di migliorare i diritti umani e si sono resi invece responsabili di un catalogo di violazioni che in alcuni casi hanno persino superato quelle dell'era, appena chiusasi, di Hosni Mubarak.  di Hamar Locke
 

 

Il Cairo - Ancora scontri a piazza Tahrir. ll bilancio è di 40 morti (e due ad Alessandria), la maggior parte dei quali è stata uccisa da colpi di arma da fuoco. I feriti sono oltre 1.800. Le forse di sicurezza hanno sparato ancora gas lacrimogeni per disperdere la folla che ha risposto tirando pietre. I manifestanti chiedono a gran voce le dimissioni dei vertici militari e il trasferimento del potere a un esecutivo civile. Il primo ministro, Essam Sharaf, ha  rimesso il proprio mandato a disposizione del Consiglio supremo delle Forze armate, che in un primo tempo sembrava aver accettato le dimissioni, notizia poi smentita dalla televisione pubblica. Il predicatore salafita, candidato alla presidenza Hazem Abu Ismail ha invitato i suoi sostenitori a partecipare alle protesta "per raggiungere gli obiettivi della Rivoluzione di gennaio". Mohamed El-Beltagy, esponente del partito Libertà e giustizia dei Fratelli musulmani, annuncia che migliaia di manifestanti stanno creando uno scudo umano a piazza Tahrir per cercare di proteggere i manifestanti e gli attivisti di 35 partiti e movimenti egiziani. Mahmoud Afifi, uno dei portavoce del Movimento 6 Aprile denuncia il Consiglio militare che ha preso il potere dalle dimissioni di Hosni Mubarak a febbraio, perché, "trattano i giovani della rivoluzione con estrema violenza".  di Hamar Locke

 

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