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La notte Tricolore unisce con orgoglio tutti gli italiani

Elezioni Putin verso il Cremlino

Il premier ungherese si difende a Strasburgo

Obama lascia l'Iraq

Usa 2012, Primarie Repubblicane


 

La notte Tricolore unisce con orgoglio tutti gli italiani

 

Roma -  Emozionante come nessuna vittoria della nazionale di calcio, la notte tricolore ha riscoperto il cuore e l'anima e soprattutto l'orgoglio degli italiani. In tanti sono accorsi a rileggere la Storia e il Risorgimento, da Cavour a Mazzini, a Garibaldi a Crispi. Tutti orgogliosi di essere italiani. Una lunga felice notte, che ha avuto il suo momento più alto nel momento in cui il Capo dello Stato ha cantato insieme al coro e all'orchestra dei giovani di Santa Cecilia, l'Inno di Mameli in piazza del Quirinale. Contemporaneamente, in piazza dei Cinquecento, il ministro della Difesa, Ignazio la Russa, ha partecipato con orgoglio ed emozione all'inaugurazione della bandiera monumentale, che sventolerà sempre accanto alla stazione Termini.

Ma é stata una festa dappertutto. Una grande operazione culturale, che difficilmente ragazzi e più anziani riusciranno mai a dimenticare. Tutto é cominciato alle 17, con l'evento di Save The Children e G2, che al Tempio di Adriano hanno presentato attori e ragazzi nati in Italia, che leggevano i "Promessi Sposi" di Manzoni. E poi il ballo in un vero salotto ottocentesco, a Palazzo Barberini, con letture e musiche che prepararono la conquista dell'Indipendenza. Dappertutto nonostante la pioggia fitta tante bandierine e tanti bambini. Ma anche curiosi e esperti e amatori del grande Risorgimento, dell'Opera e delle arie che fecero grande la musica italiana da Rossini a Verdi.

Concerti di musica sacra, ma anche di musica popolare con il richiamo alle regioni, cantate nei dialetti locali e suonate con strumenti d'epoca. Una grande festa per tutti i presenti. E anche la presentazione dei personaggi che fecero l'Unità : Mazzini, Garibaldi, Cavour, Crispi, D'Azeglio, Manzoni, Pellico, Verdi.

Il 17 marzo, poi il Capo dello Stato ha reso omaggio al primo re d'Italia, Vittorio Emanuele II, la cui tomba si trova nel Pantheon. E infine, prima al Gianicolo a rendere omaggio ai Mille, sotto la statua di Garibaldi e poi il saluto al Milite Ignoto, in una bellissima piazza Venezia con l'Altare della Patria illuminato come il resto della città di verde, bianco e rosso. di Ludovico Piergiori

 

Elezioni, Putin verso il Cremlino

Mosca - "Noi vorremmo essere alleati degli Stati Uniti. Ma, per come la vedo io, questa non è una relazione alla pari. Qualche volta penso che l’America non voglia alleati, ma dei vassalli". Così Putin, ormai proiettato verso le prossime Presidenziali e il ritorno al Cremlino. L'uomo forte russo, é andato in televisione, a spiegare in modo pacato, che se qualcosa non ha funzionato nelle urne, in ogni caso non ha modificato la volontà popolare. Sulle proteste, ha invece spiegato che é disposto anche a confrontarsi, ma teme che siano state in qualche modo, ispirate dagli Stati Uniti. E a questo punto, ha spiegato che non possono essere gli Stati Uniti i paladini della democrazia, perché a suo dire sono stati loro a pianificare la morte di Muammar Gheddafi. Messaggi incrociati per una battaglia, quella elettorale in Russia, lunga e delicatissima. In ogni caso ha poi annunciato, "ci saranno le telecamere nei seggi elettorali per garantire la trasparenza delle votazioni". Putin ha infatti proposto di installare delle web-cam sedi nelle sedi delle votazioni perché i cittadini possano seguire in diretta le operazioni di voto. Una risposta  alle proteste e una suggestione per il futuro di nuove proporre norme democratiche.  Parlando delle Presidenziali, Putin ha affermato di considerare un candidato forte il miliardario Mikhail Prokhorov, che, intanto spezzava una lancia a favore di Mikhail Khodorkovsky. Il proprietario dei New Jersey Nets ha detto che, se eletto presidente, sarebbe accordare il perdono all’ex patron di Yukos. Condannato per evasione fiscale, Khodorkovsky è in prigione dal 2003, ma secondo molti il processo è stato una punizione per aver sfidato il potere di Putin. di Richard Sokolovsky

 

Mosca - Convergenze liberali anti Putin. Dopo le proteste e la continua mobilitazione anti-Putin di blogger anti-brogli, entra in politica in prima persona, il secondo uomo più ricco della Russia, Mikhail Prokhorov, candidandosi contro il premier alle Presidenziali di marzo. Intanto accusa  il Cremlino di aver organizzato la fronda che a settembre lo ha detronizzato dalla guida di "Causa Giusta". Intanto il partito di Putin, "Russia Unita", organizza una contromanifestazione con 25 mila persone. Tutti per escludere che eventuali brogli possano mettere in discussione la sostanziale legittimità dell'esito del voto. E' la posizione del leader che ha già fatto sapere che eventuali brogli sono così pochi, che non possono cambiare il risultato delle ultime elezioni. Dopo essere stato silurato dal presidente, l'ex vicepremier ed ex ministro delle Finanze Alexiei Kudrin, in un'intervista al quotidiano Vedomosti, rivela che, "non ha votato per il suo partito, deluso dalle tante promesse non mantenute, e che e' pronto a contribuire alla nascita di un autorevole partito di destra liberale. Lo stesso obiettivo di Prokhorov. "E' la piu' seria decisione della mia vita", ha assicurato il magnate annunciando la sua candidatura presidenziale dalla sua pagina Twitter prima ancora di farlo in una conferenza stampa. Scommette sulla classe media, sul serbatoio dell'area liberale e chiede la scarcerazione dell'ex patron di Yukos Mikhail Khodorkovski, la bestia nera di Putin, dicendo di non temere di fare la stessa fine. Negative le reazioni delle opposizioni, dal leader comunista Ghennadi Ziuganov all'ex vicepremier Boris Nemtsov: si teme che Prokhorov faccia il gioco di Putin per aiutarlo a legittimare la sua elezione al Cremlino. di Richard Sokolovsky

Mosca - Nonostante la neve e temperature al di sotto dello zero, centocinquantamila nelle piazze di 46 città protestano contro i presunti brogli elettorali delle elezioni del 4 dicembre scorso. Sono attivisti per i diritti umani, anti-corruzione, democratici, nazionalisti e partiti extraparlamentari che urlano, "Putin dimettiti", "Medvedev vattene" e "Vogliamo un riconteggio". I telefonini cellulari che hanno smascherato brogli nelle cabine, hanno scatenato il risveglio in una Russia che non sopporta più di essere imbrogliata e comandata da un regime che si ritiene al di sopra di ogni legge.

I manifestanti chiedono una risoluzione in cinque punti, chiedendo l'annullamento dei risultati ufficiali del voto del 4 dicembre, un'inchiesta sulle violazioni, le dimissioni del capo della Commissione elettorale centrale, Vladimir Churov, la registrazione dei partiti di opposizione e la liberazione dei dimostranti rinchiusi in carcere nei giorni scorsi. Se non sono soddisfatte queste richieste, nuove dimostrazioni sono state convocate per il 24 dicembre. E intanto hanno scelto il bianco come colore della loro protesta (come l’arancione in Ucraina), il bianco dei palloncini e dei nastri appuntati sulle giacche e spiegano, "significa che siamo per il dialogo". Un'ondata di dissenso nei confronti di Vladimir Putin inimmaginabile fino a poche settimane fa, manifestazioni di piazza improvvise e inattese, come in altre parti del mondo. Blogger e manifestazioni di piazza stanno cambiando il volto del mondo, poteri forti cedono il posto ad altri parti, come è il caso di Egitto, Tunisia, Libia, Marocco dove prevalgono i partiti islamici, ma anche in Europa in qualche modo. Hanno manifestato prima in Siberia, a partire da Vladivostok, Novosibirsk, Khabarovsk, Nizhnij Novgorod, fino a Pietroburgo e Mosca. Manifestazioni pacifiche, con le forze dell'ordine schierate in massa, il rischio di infiltrazioni e violenze era altissimo, ma non c’è stato. Alla fine solo una ventina gli arresti a Khabarovsk, nel lontano oriente. Gli organizzatori del grande raduno a Mosca, il movimento Solidarnost hanno ringraziato la polizia. di Richard Sokolovsky

 

Mosca - Un Putin infuriato e un po' preoccupato attacca gli Stati Uniti, per la protesta contro i brogli elettorali che al momento ha portato all'arresto 800 manifestanti. Tra queste vi sono anche il politico Ilya Yashin e il blogger Aleksei Navalny che dovrebbero rimanere in carcere tra i 5 e i 15 giorni, secondo quanto riferiscono fonti della polizia. Preoccupante é il meccanismo dei social network, molto simile a quanto avvenuto in Egitto, Tunisia e Libia, dove alla fine sono caduti i governi in carica. E intanto una grande manifestazione è annunciata per sabato a Mosca con 25.000 adesioni raccolte via Facebook. Il presidente Dmitry Medvedev ha annunciato che le autorità russe apriranno un'indagine sui presunti brogli nel corso delle elezioni di domenica scorsa. Anche se poi conferma che "i risultati delle elezioni sono comunque stati in linea con le attese della vigilia".  Ma il primo ministro russo Vladimir Putin adesso accusa il segretario di Stato americano Hillary Clinton di aver fomentato le proteste nel Paese. Sottolineando, "Lei ha affermato che le elezioni non erano libere, senza nemmeno aspettare il rapporto degli osservatori" ha detto Putin, aggiungendo che "questo ha dato il via ad alcuni gruppi politici del Paese. Hanno sentito questo segnale del segretario di Stato americano e si sono messi all'opera".  Putin ha inoltre affermato, che la maggioranza della popolazione vuole stabilità, e non appoggia le manifestazioni anti-governative degli ultimi giorni. "Sappiamo tutti che ci sono persone nel nostro Paese che vogliono esasperare la situazione in Russia, così come è successo in Kyrgyzstan e in Ucraina", ha dichiarato Putin. Pronta replica della Clinton, "le preoccupazioni espresse circa la condotta delle elezioni sono ben fondate, noi sosteniamo i diritti e le aspirazioni del popolo russo perché progrediscano verso un futuro migliore e noi speriamo di vedere progressi su questo", precisando che le decisioni su un'eventuale nuova tenuta delle elezioni "deve essere lasciata al governo ed al popolo russi". di Richard Sokolovsky

Mosca – Seicento le persone fermate a Mosca e Pietroburgo per manifestazioni non autorizzate che avevano come obiettivo quello di contestare la legittimità del voto legislativo. E restano convocati in piazza e su Twitter ogni giorno alle 19.  Le opposizioni, da Altra Russia a Solidarnost si sono mobilitate su Facebook, anche Iabloko e Causa giusta hanno annunciato di voler contestare i risultati elettorali. "In tempi così difficili, il nostro é un buon risultato". Così Valdimir Putin ha commentato la sua vittoria elettorale con, Russia unita, al 49,54%, con 238 seggi su 450. Una maggioranza risicata  di 13 seggi, ottenuta in virtù del meccanismo proporzionale del voto legislativo, che prevede la redistribuzione dei consensi raccolti dai partiti che non hanno superato lo sbarramento del 7% (Iabloko, i Patrioti della Russia e Causa giusta). Salgono al 20% i Comunisti con 92 seggi, Russia giusta 64, i Liberaldemocratici 56. L'affluenza alle elezioni russe per la Duma è stata del 60,2%, in calo di più di tre punti percentuali rispetto al 63,78% del 2007. di Richard Sokolovsky

Mosca - Russia Unita, il partito di Vladimir Putin, rischia di perdere alla Duma la maggioranza qualificata che consente di modificare anche la Costituzione. Il gruppo di potere che fa capo al primo ministro, che in primavera diventerà nuovamente presidente, è nervoso. Riprende fiato l'opposizione. Se Russia Unita calerà dal 64 al 53 per cento come dicono i sondaggi, allora i comunisti e i liberaldemocratici di Zhirinovskij potranno nuovamente far sentire la loro voce. Kprf e Ldpr raddoppierebbero quasi i loro deputati, secondo qualche previsione. L'altra opposizione, quella democratica e liberale, continuerebbe invece a rimanere fuori gioco. Intanto l'opposizione denuncia manovre irregolari su Internet, dove é molto attiva Golos, una organizzazione non governativa che si occupa di monitorare il voto. Negli ultimi tempi però, dopo che Putin ha accusato esplicitamente "governi stranieri di finanziare gruppi russi votati a indirizzare in un certo modo le elezioni", Golos è finita nel mirino delle autorità. Putin e Medvedev sono invece convinti che la gente crederà alle loro promesse: oggi i russi stanno meglio di quando Putin non c'era e in futuro il Paese diventerà ancora più ricco e potente. Tuttavia l'opposizione accusa Putin di avere sostituito l'oligarchia al potere con Eltsin con un'altra: quella degli uomini dell'ex Kgb e dei fedelissimi dei tempi di Pietroburgo. Altre due le accuse :  la nascita della potente banca Rossiya e  la morte in prigione dell'avvocato Sergej Magnitskij, nche aveva denunciato uno schema di frodi fiscali messo in piedi da funzionari pubblici. di Roman Morabito

 

 
 
 


Il premier ungherese si difende a Strasburgo


 

Strasburgo - Il leader ungherese, Viktor Orban ha chiuso il suo intervento chiedendo "l'appoggio del Parlamento europeo alla trasformazione profonda dell'Ungheria che ha nel 2010 aveva 3 milioni di persone che vivevano di aiuti di stato e che era un paese sull'orlo del collasso". Il premier ungherese che non ti aspetti, accusato di avere introdotto nella nuova Costituzione, elementi di fascistizzazione,   ha ribadito, al contrario, "di aver avviato l'ammodernamento necessario e urgente della governance dello stato realizzando per la prima volta un bilancio nazionale allineato ai principi della Ue", oltre alle riforme strutturali "dell'istruzione, della sanità e delle pensioni". il presidente dell'esecutivo Ue, Jose' Manuel Barroso, ha sottolineato che le "preoccupazioni" della Commissione Ue per la svolta costituzionale in Ungheria  e ha lanciato "un forte appello perché rispetti i veri principi di democrazia e libertà. L'Unione Europea", ha aggiunto, "non esiterà a prendere ulteriori misure", in base alle risposte di Budapest alle procedure di infrazione.Viktor Orban ''I problemi sollevati dalla Commissione europea possono essere risolti facilmente e rapidamente'': lo ha detto oggi il premier ungherese, , davanti alla plenaria di Strasburgo, sostenendo che il suo governo ha riformato una Costituzione che risaliva al 1949, al periodo comunista, e che ''tutto e' stato fatto sulla base di principi e prassi degli altri paesi europei''. Il primo ministro ungherese ha affermato che la nuova Costituzione è stata varata il 25 aprile scorso e che da allora "nessun articolo è stato messo in dubbio" e che nel suo paese "tutte le minoranze, dai rom agli ebrei sono protette".Barroso ha sottolineato che la Ue ha preoccupazioni per "libertà di stampa" e "indipendenza dei giudici" oltre a quelle su indipendenza di banca centrale e autorità della privacy e età pensionamento dei giudici. E poi ha avvertito, "continueremo a sollecitare il governo ungherese perché agisca in modo responsabile e democratico". Ricordando poi che risolvere "la questione della banca centrale" è "necessaria" per avviare i negoziati sugli aiuti chiesti da Budapest a Fmi e Ue. di George Laplance

 

 

Obama lascia l'Iraq

 

Bagdad - “Dopo quasi nove anni, la guerra finisce .Oggi, nonostante i ripetuti attacchi da coloro che cercano di fermare lo sviluppo dell’Iraq, le violenze si attestano al minimo storico”. Queste sono le parole del presidente Obama sulla missione militare ufficialmente conclusa in Iraq con una cerimonia dell’ammainabandiera a Baghdad alla presenza del segretario alla Difesa Leon Panetta. Iniziata nel marzo del 2003 da George Bush che sosteneva sulla base di prove incerte che Saddam Hussein detenesse armi di distruzione di massa appoggiando Al Qaeda e il terrorismo internazionale, finisce una guerra che ha suscitato grande indignazione e disapprovazione. Dopo la cattura di Saddam, i sunniti a lui fedeli, cacciati dal potere, gli sciiti e Al-qaeda scatenarono attentati e assalti contro le truppe, trascinandosi una scia di violenze e di morti. Avviata senza il consenso delle Nazioni Unite, l’invasione dell’Iraq ha visto una presenza militare assidua da parte degli USA, che ha raggiunto il picco di 165 mila unità nel 2007. Durane la cerimonia, Panetta ha reso omaggio ai suoi soldati affermando: "Potete essere sicuri che il vostro sacrificio ha davvero aiutato il popolo iracheno a lasciarsi alle spalle la tirannia". Gli americani però lasciano un Paese ancora soggetto a violenze politiche, in preda al caos e alla violenza. Molti si interrogano sulla direzione che prenderà il paese e sull’effettiva valenza di questa guerra e sull’aiuto promesso dagli Stati Uniti, i quali si sono dichiarati “partner convinto” dell’Iraq in nome di tutti coloro che si sono sacrificati per questa guerra. In particolare si teme l’influenza dell’Iran, che nel corso degli anni si è servito delle rivolte interne dell’Iraq per fare di questo paese una sua “provincia sciita”. Sul piano politico , l’Iran ha influenzato la politica interna irachena, appoggiando i partiti sciti; in ambito militare ha esortato i militari musulmani ad collaborare con gli americani in nome della stabilità nazionale . Dal 2003 ha rinsaldato i legami economici con l’Iraq e ha fatto del suo territorio una meta importante del turismo religioso iraniano. In base ad un accordo tra Washington e Bagdad del 2008, gli ultimi soldati americani ancora in Iraq lasceranno il Paese entro il 31 dicembre per continuare ad addestrare le forze di sicurezza locali, circa 200 militari e 700 civili lavoreranno come istruttori di aerei da caccia e carri armati acquistati dalla forze armate. La principale base di supporto del medio Eufrate, a quaranta chilometri a sud di Baghdad, è diventata un centro logistico del nuovo esercito iracheno. "Il comando della base è ora trasferito all'Aeronautica irachena, che e' pronta ad assumerne la responsabilità", hanno annunciato le autorità irachene nel corso della cerimonia che si è svolta nella base di Nassiriya, 300 chilometri a sud di Baghdad. L'esercito americano ha consegnato alle autorità irachene l'ultimo detenuto che aveva in custodia in Iraq, Ali Musa Daqduq, un libanese sospettato di essere membro di Hezbollah e accusato di essere responsabile nel 2007 della morte di cinque soldati Usa. di Giovanna Marcianò

 
 

 


Usa 2012, Primarie Repubblicane

Miami - La svolta aggressiva e polemica di Mitt Romney dopo la sconfitta nel Sud, sembra abbia bloccato la situazione di stallo tra i Repubblicani. Successo pesante, che proietta nuovamente il candidato mormone nel ruolo di superfavorito. L'avvio delle primarie repubblicane per ora non ha dato certezze; tre stati diversi (Iowa, New Hampshire e South Carolina) per altrettanti vincitori. E con un candidato di pochi mezzi economici, ma di grande carisma  e ideali come Santorum che continua a essere l'autentico outsider di queste Primarie. L'unico in grado di rilanciare i valori della destra americana. intanto Romney sembra aver messo in ginocchio Newt Gingrich. Travolto da una miriade di spot televisivi negativi, costati 8 milioni di dollari solo nell’ultima settimana, e attacchi personali, cui si è aggiunta la mobilitazione dell'apparato. L’ex governatore del Massachusetts ha vinto con  il 46,4% dei voti, contro il 31,9 di Gingrich e il 13,4 di Rick Santorum. Più staccato Ron Paul, ccon appena il 7%.  La sorprendente vittoria di Gingrich in South Carolina è stata percepita come il segnale che le primarie potrebbero non costituire per Romney una cavalcata solitaria verso la nomination. Poi ci sono le vulnerabilità di entrambi: durante un forum, a Romney e' stato chiesto di punto in bianco a quanto ammonti la sua fortuna: "Beh...tra i 150 e i 200 mln di dollari, milione piu', milione meno. Ma non l'ho ereditata...". Ma anche l'altro deve far fronte ai punti deboli e ha dovuto barcamenarsi, per esempio, nello spiegare che, a meta' degli anni '90, quando accusava di infedeltà Bill Clinton in pieno scandalo Lewinski, anch'egli aveva una relazione extra-coniugale. Tuttavia un sondaggio rivela che l'ex governatore del Massachusetts e' l'unico candidato del Grand Old Party in grado di battere Barack Obama a novembre.di Lucia Iannò

Charleston - E' bastato scrutinare metà delle schede perr assegnare la vittoria in South Carolina a Newt Gingrich. Tre stati, tre vincitori. Santoum in Iowa, Mitt Romney in New Hampshire,  e adesso Gingrich. Sempre più incerta la corsa alla Casa Bianca tra i Repubblicani.   Newt Gingrich era dato vincente negli ultimi sondaggi, prima per 33 a 32 su Romney, poi addirittura con un distacco maggiore. Poi le proiezioni confermavano la vittoria di Gingrich con nove punti di vantaggio. L'ex speaker della Camera a metà dello spoglio era dato con 13 punti di vantaggio sul suo rivale.  A Gingrich, il 35% delle preferenze, Romney il 26%, Rick Santorum il 20% e Ron Paul il 18%. Il karakiri di Romney era chiaro, subito dopo le sue dichiarazioni sulle sue dichiarazioni dei redditi. Tiene invece ancora Santorum, che accosta e supera Paul. Gli analisti assegnano la vittoria Gingrich perché é stato il primo a montare la campagna contro Romney attaccandolo sulla sua ricchezza e sulle sue tasse, con l'aiuto di uno sponsor, un amico miliardario che ha pagato la campagna pubblicitaria. Creando l'immagine del mormone Romney, come quella di un avvoltoio. Poi Gingrich ha attaccato i media che parlavano del suo scandalo coniugale definendoli "elitari e di sinistra".Dopo l'evangelico South Carolina, adesso si vota in Florida il 31 gennaio. E Romney, nettamente favorito perde terreno. Il mormone, che probabilmente dovrà soffrire finco al 15 aprile, quando potrà mettere a posto la sua dichiarazione dei redditi, in Florida dovrà sfruttare bene il suo enorme budget da investire in una convincente campagna televisiva.  Però la Florida è uno Stato del Sud come la South Carolina, e quindi Gingrich, della Georgia, giocherà di nuovo in casa,  come alternativa conservatrice, e riferimento per l'anima evangelica repubblicana. di Leich Wanton

Charleston - Oggi il voto che può riaprire la corsa. La corsa alla nomination repubblicana si preannuncia lunga. E la battaglia si fa dura, durissima e tutto a vantaggio futuro del presidente Obama. Mitt Romney,c he viene fischiato, non è più in vantaggio. Perry è apertamente schierato per Newt Gingrich che deve ancora scontare le rivelazioni della sua ex moglie, che lo ha accusato di averle proposto un ménage a tre con l'amante. Il problema di Gingrich è proprio con le forze più conservatrici della destra repubblicana, le chiese evangeliche. E Santorum, in splendida forma, nel dibattito alla Cnn, ha stigmatizzato,dicendo, “spetta agli elettori giudicare il carattere di una persona”, poi ha rincarato la dose “ero al Congresso quando gli stessi conservatori lo hanno cacciato da Speaker, non voglio un candidato del quale mi devo preoccupare per cosa dirà il giorno dopo”. E l'ex governatore del New Hampshire John Sununu, alleato di Romney, ha aggiunto su Gingrich, “gli manca solo di farsi fotografare con la mano dentro la giubba, come Napoleone”. Il mormone Romney, ex governatore del Massachusetts, è stato fischiato, per la sua dichiarazione dei redditi, l’elettorato non gli perdona che paga un'aliquota vicina al 15%, ma soprattutto di avere fondi depositati presso paradisi fiscali, deve soffrire fino al 15 aprile, ultimo giorno per mettersi a posto col fisco negli Usa.  Romney, però è stato l’unico, che ha cercato di concentrare i suoi attacchi su Barack Obama, anche per rilanciare l’unità di partito. Intanto ha incassato l'appoggio di Bob McDonnell, governatore della Virginia, uno stato che sarà determinante in novembre. di Leich Wanton
 

New York – I Repubblicani ripartono dal South Carolina. Soprattutto dopo l'autogol di Mitt Romney, che prima si inguaia con la dichiarazione dei redditi, poi alla conta finale dello Iowa, si ritrova con uno stato in meno a favore di Santorum, il candidato della destra conservatrice, senza mezzi, ma sostenuto dalle chiese evangeliche del paese. Un outsider, che va avanti, mentre si ferma Percy. A destra, che dovrebbe significare il 42 per cento dei voti del partito, si trova nei guai anche l'altro favorito Gingrich. Così adesso i candidati sono attanagliati dalla paura delle primarie del South Carolina. Romney aveva la strada spianata, adesso tutto ricomincia. E nella confusione. Non c'é luce a casa dell'Elefantino repubblicano. In ogni caso, il duello a destra dovrebbe essere decisivo. La forza morale di Santorum non ha speranza contro Gingrich, ma fino al momento é l'unico che e le azzecca tutte ed ha le idee molto chiare, "non stiamo avvantaggiando Romney a destra, ma alla fine uno della destra, probabilmente io, sconfiggeremo Romneye poi Barack Obama. E il presidente si é esibito nel mitico Apollo Theatre, quello di Duke Ekllington e Ella Fitzgerald, come crooner, naturalmente in un evento per raccogliere dollari per la campagna elettorale. Ma soprattutto sembra tutto girare liscio per la rielezione. di Leich Wanton

New York - La corsa alla Casa Bianca. Gli attacchi reciproci tra Gingrich e Santorum, tra i Repubblicani, non fanno altro che avvantaggiare l'ex governatore del Massachusetts, Mitt Romney. Per gli analisti politici i giochi siano fatti. Nonostante la buona prestazione di Newt Gingrich e la parziale ripresa del governatore del Texas, Rick Perry. E nonostante il fuoco incrociato sullo stesso Romnet, tra Gingrich e l'ex senatore della Pennsylvania Rick Santorum. Gingrich e Santorum continuano a sferrarsi colpi a vicenda. "Se votate per il senatore Santorum, state in pratica votando per la nomination del governatore Romney, dato che non riuscirà a batterlo," ha detto Gingrich. A margine del dibattito, parlando con la stampa, Santorum ha negato che i suoi attacchi a Gingrich avvantaggino Romney. "Lo sto danneggiando? Lo sto battendo, questa è la differenza", ha detto l'ex senatore. Risposte insoddisfacenti soprattutto sulle perdite di posti di lavoro di società controllate da Bain Capital, la società di private equity di cui è co-fondatore. Ma questi potrebbero essere spunti di attacco per la campagna elettorale di Barack Obama. In questo momento i rivali più che mettere in discussione il primato di Romney stanno erodendosi consenso a vicenda tra i repubblicani più conservatori. di Leich Wanton


 

 
 

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