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Elezioni, Putin verso il Cremlino

Mosca -
"Noi vorremmo essere alleati degli Stati Uniti. Ma, per come la vedo io,
questa non è una relazione alla pari. Qualche volta penso che l’America
non voglia alleati, ma dei vassalli". Così Putin, ormai proiettato verso
le prossime Presidenziali e il ritorno al Cremlino. L'uomo forte russo,
é andato in televisione, a spiegare in modo pacato, che se qualcosa non
ha funzionato nelle urne, in ogni caso non ha modificato la volontà
popolare. Sulle proteste, ha invece spiegato che é disposto anche a
confrontarsi, ma teme che siano state in qualche modo, ispirate dagli
Stati Uniti. E a questo punto, ha spiegato che non possono essere gli
Stati Uniti i paladini della democrazia, perché a suo dire sono stati
loro a pianificare la morte di Muammar Gheddafi. Messaggi incrociati per
una battaglia, quella elettorale in Russia, lunga e delicatissima. In
ogni caso ha poi annunciato, "ci saranno le telecamere nei seggi
elettorali per garantire la trasparenza delle votazioni". Putin ha
infatti proposto di installare delle web-cam sedi nelle sedi delle
votazioni perché i cittadini possano seguire in diretta le operazioni di
voto. Una risposta alle proteste e una suggestione per il futuro
di nuove proporre norme democratiche. Parlando delle
Presidenziali, Putin ha affermato di considerare un candidato forte il
miliardario Mikhail Prokhorov, che, intanto spezzava una lancia a favore
di Mikhail Khodorkovsky. Il proprietario dei New Jersey Nets ha detto
che, se eletto presidente, sarebbe accordare il perdono all’ex patron di
Yukos. Condannato per evasione fiscale, Khodorkovsky è in prigione dal
2003, ma secondo molti il processo è stato una punizione per aver
sfidato il potere di Putin. di Richard Sokolovsky

Mosca -
Convergenze liberali anti Putin. Dopo le proteste e la continua
mobilitazione anti-Putin di blogger anti-brogli, entra in politica in
prima persona, il secondo uomo più ricco della Russia, Mikhail Prokhorov,
candidandosi contro il premier alle Presidenziali di marzo. Intanto
accusa il Cremlino di aver organizzato la fronda che a settembre
lo ha detronizzato dalla guida di "Causa Giusta". Intanto il partito di
Putin, "Russia Unita", organizza una contromanifestazione con 25 mila
persone. Tutti per escludere che eventuali brogli possano mettere in
discussione la sostanziale legittimità dell'esito del voto. E' la
posizione del leader che ha già fatto sapere che eventuali brogli sono
così pochi, che non possono cambiare il risultato delle ultime elezioni.
Dopo essere stato silurato dal presidente, l'ex vicepremier ed ex
ministro delle Finanze Alexiei Kudrin, in un'intervista al quotidiano
Vedomosti, rivela che, "non ha votato per il suo partito, deluso dalle
tante promesse non mantenute, e che e' pronto a contribuire alla nascita
di un autorevole partito di destra liberale. Lo stesso obiettivo di
Prokhorov. "E' la piu' seria decisione della mia vita", ha assicurato il
magnate annunciando la sua candidatura presidenziale dalla sua pagina
Twitter prima ancora di farlo in una conferenza stampa. Scommette sulla
classe media, sul serbatoio dell'area liberale e chiede la scarcerazione
dell'ex patron di Yukos Mikhail Khodorkovski, la bestia nera di Putin,
dicendo di non temere di fare la stessa fine. Negative le reazioni delle
opposizioni, dal leader comunista Ghennadi Ziuganov all'ex vicepremier
Boris Nemtsov: si teme che Prokhorov faccia il gioco di Putin per
aiutarlo a legittimare la sua elezione al Cremlino. di Richard
Sokolovsky

Mosca
- Nonostante la neve e temperature al di sotto dello zero,
centocinquantamila nelle piazze di 46 città protestano contro i presunti
brogli elettorali delle elezioni del 4 dicembre scorso. Sono attivisti
per i diritti umani, anti-corruzione, democratici, nazionalisti e
partiti extraparlamentari che urlano, "Putin dimettiti", "Medvedev
vattene" e "Vogliamo un riconteggio". I telefonini cellulari che hanno
smascherato brogli nelle cabine, hanno scatenato il risveglio in una
Russia che non sopporta più di essere imbrogliata e comandata da un
regime che si ritiene al di sopra di ogni legge.

I
manifestanti chiedono una risoluzione in cinque punti, chiedendo
l'annullamento dei risultati ufficiali del voto del 4 dicembre,
un'inchiesta sulle violazioni, le dimissioni del capo della Commissione
elettorale centrale, Vladimir Churov, la registrazione dei partiti di
opposizione e la liberazione dei dimostranti rinchiusi in carcere nei
giorni scorsi. Se non sono soddisfatte queste richieste, nuove
dimostrazioni sono state convocate per il 24 dicembre. E intanto hanno
scelto il bianco come colore della loro protesta (come l’arancione in
Ucraina), il bianco dei palloncini e dei nastri appuntati sulle giacche
e spiegano, "significa che siamo per il dialogo". Un'ondata di dissenso
nei confronti di Vladimir Putin inimmaginabile fino a poche settimane
fa, manifestazioni di piazza improvvise e inattese, come in altre parti
del mondo. Blogger e manifestazioni di piazza stanno cambiando il volto
del mondo, poteri forti cedono il posto ad altri parti, come è il caso
di Egitto, Tunisia, Libia, Marocco dove prevalgono i partiti islamici,
ma anche in Europa in qualche modo. Hanno manifestato prima in Siberia,
a partire da Vladivostok, Novosibirsk, Khabarovsk, Nizhnij Novgorod,
fino a Pietroburgo e Mosca. Manifestazioni pacifiche, con le forze
dell'ordine schierate in massa, il rischio di infiltrazioni e violenze
era altissimo, ma non c’è stato. Alla fine solo una ventina gli arresti
a Khabarovsk, nel lontano oriente. Gli organizzatori del grande raduno a
Mosca, il movimento Solidarnost hanno ringraziato la polizia. di Richard
Sokolovsky

Mosca - Un Putin infuriato e un po' preoccupato
attacca gli Stati Uniti, per la protesta contro i brogli elettorali che
al momento ha portato all'arresto 800 manifestanti. Tra queste vi sono
anche il politico Ilya Yashin e il blogger Aleksei Navalny che
dovrebbero rimanere in carcere tra i 5 e i 15 giorni, secondo quanto
riferiscono fonti della polizia. Preoccupante é il meccanismo dei social
network, molto simile a quanto avvenuto in Egitto, Tunisia e Libia, dove
alla fine sono caduti i governi in carica. E intanto una grande
manifestazione è annunciata per sabato a Mosca con 25.000 adesioni
raccolte via Facebook. Il presidente Dmitry Medvedev ha annunciato che
le autorità russe apriranno un'indagine sui presunti brogli nel corso
delle elezioni di domenica scorsa. Anche se poi conferma che "i
risultati delle elezioni sono comunque stati in linea con le attese
della vigilia". Ma il primo ministro russo Vladimir Putin adesso
accusa il segretario di Stato americano Hillary Clinton di aver
fomentato le proteste nel Paese. Sottolineando, "Lei ha affermato che le
elezioni non erano libere, senza nemmeno aspettare il rapporto degli
osservatori" ha detto Putin, aggiungendo che "questo ha dato il via ad
alcuni gruppi politici del Paese. Hanno sentito questo segnale del
segretario di Stato americano e si sono messi all'opera". Putin ha
inoltre affermato, che la maggioranza della popolazione vuole stabilità,
e non appoggia le manifestazioni anti-governative degli ultimi giorni.
"Sappiamo tutti che ci sono persone nel nostro Paese che vogliono
esasperare la situazione in Russia, così come è successo in Kyrgyzstan e
in Ucraina", ha dichiarato Putin. Pronta replica della Clinton, "le
preoccupazioni espresse circa la condotta delle elezioni sono ben
fondate, noi sosteniamo i diritti e le aspirazioni del popolo russo
perché progrediscano verso un futuro migliore e noi speriamo di vedere
progressi su questo", precisando che le decisioni su un'eventuale nuova
tenuta delle elezioni "deve essere lasciata al governo ed al popolo
russi". di Richard Sokolovsky

Mosca – Seicento le persone fermate a
Mosca e Pietroburgo per manifestazioni non autorizzate che
avevano come obiettivo quello di contestare
la legittimità del voto legislativo. E
restano convocati in piazza e su Twitter
ogni giorno alle 19. Le
opposizioni, da Altra Russia a Solidarnost si sono mobilitate su
Facebook, anche Iabloko e Causa giusta hanno annunciato di voler
contestare i risultati elettorali. "In tempi così difficili, il nostro é un
buon risultato". Così Valdimir Putin ha commentato la sua vittoria
elettorale con, Russia unita, al 49,54%, con 238 seggi su 450. Una
maggioranza risicata di 13 seggi, ottenuta in virtù del meccanismo
proporzionale del voto legislativo, che prevede la redistribuzione dei
consensi raccolti dai partiti che non hanno superato lo sbarramento del
7% (Iabloko, i Patrioti della Russia e Causa giusta). Salgono al 20% i
Comunisti con 92 seggi, Russia giusta 64, i Liberaldemocratici 56.
L'affluenza alle elezioni russe per la Duma è stata del 60,2%, in calo
di più di tre punti percentuali rispetto al 63,78% del
2007. di Richard Sokolovsky

Mosca -
Russia Unita, il partito di Vladimir Putin, rischia di perdere alla Duma
la maggioranza qualificata che consente di modificare anche la
Costituzione. Il gruppo di potere che fa capo al primo ministro, che in
primavera diventerà nuovamente presidente, è nervoso. Riprende fiato
l'opposizione. Se Russia Unita calerà dal 64 al 53 per cento come dicono
i sondaggi, allora i comunisti e i liberaldemocratici di Zhirinovskij
potranno nuovamente far sentire la loro voce. Kprf e Ldpr
raddoppierebbero quasi i loro deputati, secondo qualche previsione.
L'altra opposizione, quella democratica e liberale, continuerebbe invece
a rimanere fuori gioco. Intanto l'opposizione denuncia manovre
irregolari su Internet, dove é molto attiva Golos, una organizzazione
non governativa che si occupa di monitorare il voto. Negli ultimi tempi
però, dopo che Putin ha accusato esplicitamente "governi stranieri di
finanziare gruppi russi votati a indirizzare in un certo modo le
elezioni", Golos è finita nel mirino delle autorità. Putin e Medvedev
sono invece convinti che la gente crederà alle loro promesse: oggi i
russi stanno meglio di quando Putin non c'era e in futuro il Paese
diventerà ancora più ricco e potente. Tuttavia l'opposizione accusa
Putin di avere sostituito l'oligarchia al potere con Eltsin con
un'altra: quella degli uomini dell'ex Kgb e dei fedelissimi dei tempi di
Pietroburgo. Altre due le accuse : la nascita della potente banca
Rossiya e la morte in prigione dell'avvocato Sergej Magnitskij,
nche aveva denunciato uno schema di frodi fiscali messo in piedi da
funzionari pubblici. di Roman Morabito
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