|
“I tempi non sono maturi per la democrazia,
molti miei connazionali rimpiangono la
dittatura, urge la presenza di una figura in
grado di coinvolgere il popolo e di condurlo
verso la libertà ”. Chi parla è Ben Mahjoub,
tunisino sessantenne immigrato in Italia
negli anni settanta, falegname in una
bottega artigianale all’interno di un
progetto finalizzato all’integrazione
sociale di soggetti svantaggiati. Poi
aggiunge, “questi sono gli effetti della
democrazia che l’Occidente ha imposto ai
paesi arabi e quando la democrazia viene
esportata non rimane più tale.” E spiega,
“il problema della Tunisia è che la
popolazione è culturalmente divisa: i
giovani, figli di una generazione di
immigrati e cresciuti nell’ambiente liberale
occidentale non si riconoscono nei valori di
quella parte di tunisini che fatica a
concepire il concetto di libertà, in quanto
non è stata educata alla partecipazione
politica attiva”. E’ questo che emerge dalla
serie di proteste ed agitazione in corso
nelle regioni del nord Africa (Algeria,
Bahrein, Egitto, Tunisia, Yemen, Giordania,
Gibuti, Libia e Siria) riconducibili
all’universo arabo. E’ proprio la forte
identità dei musulmani ad avere conferito
agli scontri l’uso di tecniche di resistenza
civile comuni, comprendenti scioperi,
manifestazioni, marce e cortei, talvolta
atti estremi come suicidi. I fattori che
hanno acceso le proteste riguardano
essenzialmente l’assenza di libertà
individuali: la corruzione, la censura, la
violazione dei diritti umani, le condizioni
di vita dura ma anche l’aumento
dell’inflazione. La novità di questa
“Primavera Araba” è l’uso di social network
come Facebook e Twitter per organizzare,
comunicare e divulgare gli eventi a dispetto
dei tentativi di repressione statale,
|

dei blog e dei video su Youtube che hanno
documento ciò che è accaduto quotidianamente
e che quindi hanno rappresentato il solo
mezzo di comunicazione in paesi dove i capi
di Stato ignoravano le effettive
potenzialità della popolazione, soprattutto
dei giovani. Tutto ha avuto inizio il 18
settembre 2010, quando in Tunisia un giovane
commerciante ambulante, Mohamed Bouazizi si
era dato fuoco davanti alla sede del
governatorato di Giovanna Marcianò |