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La crisi economica mondiale

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Il mondo in recessione, da novembre 2009 siamo fuori dalla crisi

Marchionne pensa agli Stati Uniti

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La crisi economica mondiale

Atene -  Ancora tensioni. Dopo il voto del parlamento greco, che ha confermato gli impegni con l'Europa, la gente si mette in fila per il pane e il posto di lavoro. Il ministro delle Finanze greco Evangelos Venizelos ha ribadito che sono assolutamente necessarie le misure di austerity per 3,3 miliardi di euro per ottenere i 130 promessi da Bce, Ue e Fmi, e salvare così il Paese dal fallimento. "Oggi", ha detto il ministro, "noi dobbiamo capire e persuadere i cittadini greci che quando si viene chiamati a scegliere tra il male e il peggio, si deve scegliere il male per evitare il peggio” Le misure di austerità stanno provocando una fortissima tensione sociale: martedì, venerdì e sabato c'è stato lo sciopero generale con un'altissima adesione. Mentre fuori Atene brucia in Parlamento è iniziato il dibattito sulle nuove misure di austerità derivanti dall'accordo tra il governo e la Troika Ue-Bce-Fmi. Una radicale riforma del mercato del lavoro, con una profonda deregulation e una diminuzione di oltre il 20% del salario minimo garantito e un taglio nelle pensioni. Drastica economia di spesa in settori come la difesa, gli ospedali e le autonomie locali. Vendita dei gioielli di famiglia, come le quote pubbliche in petrolio, gas, acqua e lotteria. In cambio, il progetto di accordo tra la Grecia e i suoi creditori internazionali prevede il via libera al nuovo piano di salvataggio da 130 miliardi di euro. Un'impiegata ha minacciato di buttarsi dal balcone dell'agenzia governativa dove lavora, che verrà chiusa a causa delle misure di austerità. La polizia l'ha poi convinta a rientrare all'interno dopo che i pompieri avevano sistemato a terra dei materassi gonfiabili. La donna, madre di due figli di cui uno disabile, lavora con il marito all'Oek, l'ente di Stato che forniva mutui agevolati alle famiglie a basso reddito. I 1.500 dipendenti dell'Oek occupano l'ente dal giorno in cui le nuove misure di austerità decretate dal Parlamento ne hanno stabilito la chiusura. Il passaparola dei manifestanti viaggia soprattutto su Twitter, dove sono state postate diverse foto delle strade adiacenti la piazza. In questi giorni sono stati almeno centomila i manifestanti, in piazza Syntagma per protestare contro il piano di austerity da 3,3 miliardi di euro, per ottenerne 130. Ci sono stati scontri tra i black bloc, che hanno lanciato molotov e bombe carta, e la polizia in assetto antisommossa, che ha risposto con i lacrimogeni e cariche di alleggerimento. Un caffè della catena americana Starbucks e una filiale della banca greca Eurobank sono stati dati alle fiamme a piazza Korai, alle spalle della piazza  dove non accenna a calare la tensione. Anche il celebre compositore greco Mikis Thedorakis, 86 anni, autore delle musiche do 'Zorba il greco', si e' unito ai manifestanti. Poco prima che iniziasse a parlare alla folla e' stato interrotto dai gas lacrimogeni sparati dalla polizia.  Il premier Papademos aveva inviato un messaggio televisivo in cui ha avvertito che l'unica alternativa alla firma dell'accordo è la bancarotta e il caos sociale.  di Giovanna Marcianò

Bruxelles - Tobin tax. E' questa la proposta rilanciata dal Cancelliere tedesco Angela Merkel. L'imposta sulle transazioni finanziarie risolverebbe i problemi della finanza mondiale. Il progetto avanzato nel vertice franco-tedesco propone l'introduzione dell’imposta nell'Eurozona a partire dal 2014, prevedendo un'aliquota dello 0,1% sulle azioni e lo 0,01% su altri prodotti finanziari; ma affinché venga approvato deve essere raggiunto il consenso unanime da parte dei 27 Stati.
E’ arrivato subito il veto dal primo ministro inglese David Cameron, che in un'intervista alla BBC, ha dichiarato che l'introduzione della Tobin Tax applicata solo all'Europa “porterebbe alla compromissione della già fragile situazione economica del continente colpendo le entrate fiscali, e alla probabile fuga di capitali in siti meno tassati”. Perciò la Gran Bretagna decide di non accettare la proposta finché non si raggiungerà un'applicazione a livello globale.
Francia e Germania invece, continuano a fare pressioni perché venga anticipato a fine gennaio il vertice per il Patto di bilancio dell'Ue, in calendario a marzo,proponendo inoltre di potenziare il fondo Salva-Stati chiedendo anche alla BCE di rendere veloce ed efficiente il Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria. Mario Monti, a colloquio a Berlino con Angela Merkel si è detto d’accordo sulla tassa purché sia europea, ma ha aggiunto, “Non posso chiedere altri sacrifici agli Italiani”, dicendo anche, “adesso tocca alla Ue di agire per le misure anticrisi, in modo meno rigido per evitare un'insurrezione da parte dei populisti”. di Fabiana Arichetta

New York - La crisi comincia ad incidere sulla Germania. Fitch declassa Deutsche Bank, primo istituto di credito tedesco, passato da AA- a A+. Poi Goldman Sachs, Barclays, Credit Suisse e BNP Paribas ha declassato la valutazione di sei banche internazionali. Nel 2012 la recessione è destinata a peggiorare e farsi più severa per i paesi esportatori, a partire da Germania e Austria. Fitch minaccia di tagliare entro fine gennaio, i rating di sei paesi europei :  Spagna, Belgio, Slovenia, Cipro e Irlanda. La Francia conserva almeno per ora la tripla A ma l'outlook, la prospettiva, passa da stabile a negativo. La decisione deriva dal summit Ue del 9-10 dicembre dopo il quale  I possibili declassamenti dovrebbero risultare di uno o due gradini. All’Italia al momento Fitch assegna un rating A+. “I declassamanti operati da Fitch", dice Robert Halver di Baader Bank, "sono una chiara conseguenza della scarsa incisività di recente dimostrata dalle politiche europee. L’imperativo è risolvere la crisi del debito e per il momento non sembrano intravedersi strumenti adeguati. Confido però nel fatto che nelle prossime settimane si arrivi a una soluzione. Una soluzione che includa la BCE”.  La sfiducia manifestata da Fitch non risparmia però il settore del credito statunitense. Citigroup è qui tra gli istituti colpiti, insieme a Bank of America e Goldman Sachs. L’intervento dell’agenzia di rating lascia trapelare il timore che le banche d’oltreoceano finiscano per pagare un sempre più salato conto della crisi. Il declassamento odierno, dicono da Fitch, è stato motivato dalle incognite economiche che alimentano incertezze sul settore finanziario. di Charles Lobotwiz

New York - La Federal Reserve, al termine della riunione del Fomc iniziata nella mattina americana, ha deciso di voler mantenere fino a metà 2013 i tassi ai minimi, menzionando rischi al ribasso sullo scenario economico. I tassi di interesse restano dunque invariati tra zero e 0,25%. E’ il minimo storico a cui erano stati portati nel dicembre 2008. E dunque la Federal Reserve lascia invariata la sua politica monetaria, ma fa sapere che le turbolenze sui mercati finanziari continuano a porre seri rischi alla crescita economica, lasciando aperta la porta ad un ulteriore allentamento monetario l'anno prossimo. La Fed rivela che la crescita economica negli Stati Uniti continua ad espandersi moderatamente, nonostante un apparente rallentamento globale e nota che la disoccupazione resta elevata e il settore immobiliare depresso. "Le tensioni sui mercati finanziari”, si legge nel comunicato, “a porre significativi rischi al ribasso allo scenario economico". L'inflazione attesa si attesterà al livello, o immediatamente sotto il livello che è in linea con il suo mandato sulla stabilità dei prezzi. Per la seconda volta di seguito Charles Evans, presidente della Fed di Chicago non é d'accordo con quanto detto dalla Fed e vorrebbe subito l'adozione di misure di allentamento monetario. La Fed non annuncia invece nessuna nuova misura di stimolo. di Charles Lobotwiz

Londra - La Gran Bretagna lascia l’Europa. Non è mai stato un rapporto straordinario, Londra ha sempre difeso la sua autonomia fiscale e monetaria, mettendo un piedi rilevante però anche negli interessi del continente. Terrorizzato dalle conseguenze del fallimento dell'euro, Cameron ha spinto per l'unione fiscale della zona euro come mezzo per puntellare la valuta. George Osborne, il Cancelliere dello Scacchiere, ha anche parlato della "logica spietata" di una più stretta integrazione. Ma quelli stessi ministri hanno deprecato le conseguenze che questa stessa integrazione avrebbe per la Gran Bretagna. In Francia, Le Monde commenta, "L'Europa a 27, è finita". E nell'editoriale vede “una logica nel veto britannico a una maggiore integrazione europea. Fondamentalmente i britannici non ci credono. Non credono all'ideale europeo. Sono estranei al progetto di dar vita ad una entità capace di proporsi come potenza fra le altre del XXI secolo. Nessuna recriminazione, allora: a Bruxelles è caduta un'ambiguità di fondo. In fondo è dal '73 che ai britannici dell'unione europea interessa una sola cosa: il mercato comune". Il Financial Times non crede che valga la pena pagare qualunque prezzo per restare in Europa, “ma la Gran Bretagna in questo caso ha esercitato il diritto di veto senza guadagnare nulla in cambio". E ancora, "Con il veto britannico Cameron potrebbe aver accelerato la formazione di blocco europeista, a scapito degli interessi britannici. Cameron deve ora trovare un modo per ristabilire l'influenza del Regno Unito sul mercato unico. Ciò richiederà intraprendenza e coraggio politico. Una cosa è chiara: la politica della sedia vuota non risolve nulla". Ironico l'International Herald Tribune, l'"Europa è unita, meno uno". Esultano i tabloid da sempre euroscettici, esultano i giornali di Murdoch, ma anche le altre testate inglesi, parlano di scampato pericolo. Il Daily Mail celebra la determinazione di Cameron: "Il giorno in cui ha messo la Gran Bretagna al primo posto", è il titolo a caratteri cubitali che rende omaggio a Cameron. Per L'Independent, invece "L'Ue abbandona la la GB: un vertice che cambia le relazioni con il resto d'Europa come non accadeva dal 1973". Più critico il Guardian "Cameron taglia gli ormeggi della GB", che aggiunge, "David Cameron ha messo la Gran Bretagna in una posizione in Europa della più grande incertezza da una generazione a questa parte quando ieri ha usato il suo diritto di veto per bloccare un nuovo trattato a livello europeo e lasciato almeno 23 altri paesi a creare un patto per salvare la moneta unica". Naturalmente tutti i conservatori con il premier. Per Il Telegraph é "il solitario d'Europa" e mostra la sequenza fotografica in cui Cameron è stato ignorato da Sarkozy, a Bruxelles. Per la City, "La Gran Bretagna opta per la politica della sedia vuota", titola sottolineando che "la crisi nella zona euro ha messo a nudo le contraddizioni della posizione britannica”. di Roger Steffen

Bruxelles – Sulla stabilità finanziaria, raggiunto l’accordo con 26 paesi, 17 dell’Eurozona più altri nove, con l'adesione all'intesa di Repubblica Ceca, Svezia ed Ungheria, solo la Gran Bretagna resta fuori dall'accordo. “Il nuovo trattato sarà firmato in marzo se non prima”, ha annunciato il presidente Ue Herman van Rompuy. L’accordo per arrivare a una unione di bilancio, prevede vincoli più stretti e un sostanziale pareggio come regola base dei bilanci degli Stati. Con uno sforamento strutturale massimo pari allo 0,5% del Pil, lasciando la possibilità di aggiustamenti del deficit a fronte di cicli economici sfavorevoli o eccezionali circostanze economiche. I ventisei puntano ad aumentare la disponibilità del Fondo monetario internazionale per 200 miliardi, e sarà la Banca Centrale Europea ad amministrare il fondo Salva Stati. “Sono molto contenta dell'appoggio che la Bce darà al Fondo salva Stati perché lo renderà più efficiente”, ha detto Angela Merkel. Durissimo Sarkozy, “se oggi è nata un'Europa a due velocità è colpa della Gran Bretegna”. Sarkozy ha poi aggiunto, “Cameron ha chiesto un protocollo allegato al trattato per esonerare la Gran Bretagna dall'applicazione delle regole sui servizi finanziari. Condizione non accettabile, poiché proprio da questo settore sono nati molti dei problemi dell'attuale crisi”. Replica di Cameron, “non rinunceremo mai alla nostra sovranità, se non si riescono a contenere gli eccessi all'interno di un Trattato, meglio restarne fuori”. Il grande mediatore, Mario Monti ha rivendicato la credibilità dell’Italia, “avrei preferito un accordo a 27 ma non è stato un fallimento, può non bastare, ma non é un fallimento”. Soddisfatto anche il presidente della Bce Mario Draghi, “siamo vicini all'accordo per il patto fiscale, una buona base per una disciplina nella politica economica dei Paesi membri”.  di Giovanna Votano

Bruxelles - Nel vertice salva-euro, la Germania vuole cambiare i trattati per renderli più rigorosi sul fronte fiscale ma i dieci paesi che resterebbero fuori dall'euro, capeggiati da Londra, si oppongono alle modifiche che li potrebbero danneggiare. Tra Germania e Francia c'è un patto di ferro per dare una soluzione definitiva, dopo otto summit europei in un anno, alla crisi dei debiti sovrani di Eurolandia. La Polonia parla di pietra tombale del progetto Ue, mentre David Cameron è pronto a usare il veto se il trattato dovesse minacciare gli interessi britannici della City. Mario Monti sta cercando di mediare con gli inglesi. Ha ricordato che gli inglesi sono stati fautori del mercato unico e proprio adesso non possono sottrarsi. Monti cerca di  rafforzare il mercato interno dell’Unione Europea e blindare l’eurozona. Salvare l’euro insomma. Il compromesso potrebbe essere una riforma light dei trattati che implicherebbe la modifica del protocollo 12 del trattato dell’Unione che riguarda le procedure per li deficit eccessivo. Ma  se Cameron potrebbe ammorbidirsi, la Merkel vuole andare comunque avanti per la sua strada. Vuole un’Europa a 17 aperta ad adesioni volontarie dei dieci che rimarrebbero fuori da un’intesa limitata. Il piano B e invece il patto a 17 tout court. Per Sarkozy, “questa è l’ultima chance per l’Europa”. E intanto la Bce taglia ancor ai tassi Banca Centrale ha deciso per un abbassamento dei tassi dello 0,25%, quello di rifinanziamento scende all'1%. minimo storico, in modo da agevolare la richiesta di soldi delle banche e abbassare i muti ai cittadini. L'intervento tocca anche il tasso sui depositi che passa allo 0,25% e quello marginale, che scende all'1,75%. Mario Draghi, presidente della Bce, ha sottolineato l'importanza di un "accordo di bilancio fra i paesi dell'Ue, per raggiungere un risanamento del bilancio, elemento chiave per ridare una stabilità ai mercati”. di Giovanna Votano

Berlino - Berlino - Regole più stringenti ambiziose per gli Stati membri della zona Euro da inserire al più presto nei Trattati europei. Nicolas Sarkopzy e Angela Merkel scrivono queste cose al presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy in una lettera di quattro pagine, alla vigilia del vertice dei capi di Stato e di governo dei 27. Il presidente della Repubblica francese e il Cancelliere tedesco ribadiscono "la necessità di consolidare in modo significativo le fondamenta dell'Unione economica e monetaria, perché a fianco della moneta unica, è indispensabile un pilastro economico solido» basato «su una governance rinforzata per assicurare la disciplina di bilancio e una crescita più forte. Insomma serve «un contratto rinnovato tra gli Stati". I due leader, che prima della cena informale tra i membri dell'Eurozona parteciperanno a un mini vertice con il presidente della Bce Mario Draghi, il presidente della Commissione europea Jose Manuel Durao Barroso, il presidente del Consiglio Ue Herman Van Rompuy ed il presidente dell'Eurogruppo Jean-Claude Juncker,  Nella lettera si parla a lungo dei meccanismi di maggiore sorveglianza dei bilanci pubblici dei Paesi dell'Eurozona, con conseguenze automatiche per quelli che superano la soglia del 3% per il rapporto deficit-Pil, a meno che l'Eurogruppo, a maggioranza qualificata, non decida altrimenti. Infine per rafforzare la crescita e la convergenza nell'Unione Europea, "deve essere creato un nuovo quadro giuridico comune pienamente compatibile con il mercato interno", che consenta rapidi passi avanti su temi come regolamentazione finanziaria, mercato del lavoro, armonizzazione fiscale e introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie, politiche di sostegno alla crescita. di Gabriel Lewotz
 

Berlino - Il cancelliere tedesco lancia la Fiskalunion, l'Unione fiscale europea o Unione di Stabilità. In pratica, il veto preventivo ai piani di bilancio nazionale, multe automatiche, tagli ai fondi di sviluppo dell’Unione Europea, e perdita del diritto di voto per i presunti trasgressori, tutti passibili di sanzioni davanti alla Corte Europea. L’idea non piace alla Francia, dove il deputato di sinistra Jean-Marie Le Guen paragona l'atteggiamento di Sarkozy verso la Merkel, con la capitolazione di Daladier a Monaco nel 1938. E intanto  il Fronte Nazionale di Marie Le Pen è vicino al 20% nei sondaggi, con gli appelli a “lasciare morire l’euro di morte naturale”. In effetti la proposta Merkel si propone come un intrusione senza precedenti negli affari interni degli Stati sovrani,  disciplina, senza aiuti alla ripresa. Intanto gli spread italiano scendono ancora e si attestano a quota 368. di Giovanna Votano

Roma - Spread in picchiata. Il differenziale di rendimento, e dunque di rischio, tra i titoli di Stato decennali italiani e tedeschi, i Btp e i Bund, che aveva sfiorato i 600 punti scende a quota 379. Il rendimento dei titoli di Stato decennali si è a sua volta ridimensionato al 6%L'Italia non dà solo un segnale all'Europa, ma la sta tirando fuori da una recessione buia  e senza uscita. L'incapacità decisione di Sarkozy e i veti della Merkel stavano spingendo Francia  e Germania fuori dalla tripla A. E i due paesi cincischiano ancora dicono no agli Eurobond, chiedono nuovi trattati dell'Unione e pensano a una Europa ristretta a diciassette. Chiedono ai partner una norma costituzionale sul pareggio di bilancio. E intendono inoltre proporre che l'introduzione del meccanismo europeo di stabilità, che prenderà il posto dell'attuale Efsf, sia anticipato dal 2013 al 2012, e che le decisioni al suo interno siano prese a maggioranza qualificata. di Giovanna Votano

Roma - E alla fine é l'Italia che salva l'Euro. Pagano solo gli italiani, al momento.  La manovra rimette in sesto i bilanci futuri del paese e rassicura mercati, partner europei e internazionali. Subito su internet, le prime pagine dei più prestigiosi giornali dal New York Times al Financial Times, da Le Monde al Times elogiano l'Italia e la manovra messa in piedi dal governo. Comincia la settimana cruciale per l'Euro, i paesi dell'Unione dovranno prendere misure draconiane, sull'esempio dell'Italia, ma soprattutto avere idee e chiare e una strategia comune, altrimenti i sacrifici degli italiani, ricadranno solo sul nostro paese. Merkel e Sarkozy, dovranno trovare il filo che riunisca l'Europa, facendo gruppo intorno a Monti. "Chiamatelo decreto salva-Italia", così il presidente del consiglio Mario Monti presenta in conferenza stampa, dopo il consiglio dei ministri la manovra finanziaria da 30 miliardi lordi. Ed é solo il primo atto, a gennaio sarà rivisto il mercato del lavoro. Flessibilità nella pensione, adesso contributiva per tutti e senza finestre, dai 63 a 70 anni a regime. Non ci saranno più le pensioni di anzianità, salta anche il numero magico "40". Occorrerò avere almeno 41 anni più un mese per andare in pensione. Torna l'Ici sulla prima casa adesso Imu, molto più salata visto che le rendite catastali saranno riviste del 60%. Nasce anche la Super Inps che ingloba Enpals e Inpdap.  Una tantum su capitali scudati e ancora in previsione aumento dell'Iva, niente Irpef per i redditi alti, niente Patrimoniale. Reazioni positive sui blog dei leader di Pdl, Pd e Udc. Scontenti i sindacati che danno un giudizio molto negativo. di Giovanna Votano

Berlino - La Merkel, al Bundestag, annuncia che "l'Europa é seduta su una polveriera, questa é la peggiore crisi dall'introduzione dell'euro tanto che per risolvere la crisi del debito potrebbero volerci anni", ribadendo "guardiamo tutti all'Italia, che adesso è responsabile del suo futuro e di quello dell'Europa". Poi aggiunge, "l'Europa è sul punto di realizzare un'unione fiscale, la questione è già in agenda, una unione con regole stringenti, almeno per la zona euro"- La cancelliera ha ribadito, il no di Berlino ai titoli del debito comune, fino a quando non ci saranno meccanismi di controllo più forti sui bilanci degli stati dell'Unione Europea. La Merkel chiede "sanzioni automatiche per chi viola le regole dell'Unione europea". Poi in vista dell'incontro lunedì con il presidente francese, Nicolas Sarkozy e del vertice Ue decisivo del 9 dicembre, ci tiene a sottolineare, "Francia e Germania, andremo a Bruxelles con l'intenzione di cambiare i trattati europei",  chiarendo, "é assurdo dire che la Germania voglia dominare l'Europa in ogni modo". Gabriel Lewotz

 

Tolone - L'Eurozona traballa e l'allarme viene da Sarkozy, "L'Unione Europea rischia di essere spazzata via" e poi aggiunge, "lunedì vedrò Angela Merkel: proposte per salvare l'Unione- Tutta l'Europa è più forte quando Francia e Germania sono unite: il trattato di Maastricht ha dei punti deboli e Francia e Germania stanno combattendo insieme per un nuovo trattato europeo". Poi spiega, "deve essere assolutamente chiaro che quello che è stato fatto per la Grecia, non si ripeterà più e che ormai nessun Paese della zona euro andrà in default". E dall'euro non si può prescindere, "la scomparsa della moneta unica avrebbe conseguenze drammatiche per i francesi, perché renderebbe il nostro debito insostenibile. Con l'uscita dall'euro, il nostro debito si raddoppierebbe". Sarkozy, poi apre un braccio di ferro deciso con al Merkel e sostiene, "la Bce deve rimanere indipendente" e apre al, fino adesso, fantomatico fondo salva-Stati Efsf, "fornirà le risorse per mettere una barriera alla speculazione".Poi chiede di rivedere il trattato di Schengen sulla libera circolazione delle persone perché, l'Europa non è più una scelta ma una necessità". Il direttore della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, nella sua audizione al parlamento Europeo, ha ribadito che, "la Bce resta l'ultimo baluardo dell'unione monetaria". Ma subito dopo avverte con forza, "il programma di Francoforte per l'acquisto di bond di paesi della zona euro in difficoltà sarà limitato nel tempo: non può essere eterno".  di Michel Jawoll

 

 

 

Roma - Continua la guerra delle banche e degli stati nazionali  con colpi bassi, tagli di rating e titoli tossici. Le banche francesi hanno spiegato che sono costrette a vendere i titoli italiani, perché con il decreto salva banche dopo il crack delle Majors americane, se non li vendono, devono essere loro a garantirli. "Un collasso finanziario ed economico dell'Italia porterebbe inevitabilmente la fine dell' euro". Così si sarebbero espressi in precedenza Nicolas Sarkozy e Angela Merkel secondo quanto riferito dal governo italiano in un comunicato diffuso al termine del Consiglio dei ministri. Il presidente francese e il Cancelliere tedesco, hanno espresso "piena fiducia nel presidente Monti e nel suo governo e ribadito il sostegno all'Italia dicendosi consapevoli che un crollo dell'Italia porterebbe inevitabilmente alla fine dell'euro, provocando uno stallo del processo di integrazione europea dalle conseguenze imprevedibili"- Per Olli Rehn, il commissario europeo agli Affari Economici  "L'Italia può superare la crisi, i fondamentali dell'economia sono solidi, L'Italia è piena di talento e dinamismo", che ha poi spiegato, "c'è urgenza. Il pacchetto di misure appena presentato : liberalizzazione delle professioni, speditezza dei procedimenti giudiziari e mobilità dei dipendenti pubblici, è di buon auspicio". Sullo spread tra Btp e Bund, Rehn ha detto, "se continuerà ad essere così elevato a lungo avràte un impatto sull'economia". E nonostante tutto, le agenzie di rating continuano a tagliare, facendo il loro lavoro probabilmente, ma finendo così con il terrorizzare il mercato, favorendo la speculazione internazionale. Per Fitch, "l'Italia è già in recessione" e  taglia il rating a otto banche. Il 7 ottobre l'agenzia aveva abbassato il rating dell'Italia a A+ . Monti prepara il pacchetto delle misure per la crescita e la nuova correzione di bilancio, che dovrà essere di almeno 15 miliardi di euro nel prossimo biennio. Il menu è quello anticipato nei giorni scorsi, con una stretta fiscale sulla casa, la revisione delle rendite catastali, una patrimoniale leggera sulle grandi proprietà, forse anche un nuovo aumento dell'Iva.Tra le prime misure del governo, attese entro l'8 dicembre, potrebbero esserci anche un piccolo ribasso per l'Irap sul lavoro e gli interventi sulle pensioni e il mercato del lavoro, anche se secondo alcune fonti di Palazzo Chigi, questi interventi potrebbero vedere la luce in un secondo momento, dopo la manovra per la correzione dei conti. In arrivo anche il piano per le dismissioni, la liberalizzazione dei servizi, degli ordini professionali, un intervento per sbloccare i pagamenti della pubblica amministrazione alle imprese. Corrado Passera, superministro dello Sviluppo, ne ha accennato ieri a Bruxelles. Assicurando anche l'arrivo di un nuovo Piano nazionale per l'energia dopo il nucleare. Bisognerà individuare le fonti alternative con le quali coprire il 25% del fabbisogno che avrebbe dovuto essere garantito dal nucleare. di Mark Lionardh

Bruxelles - Disciplina di bilancio, crescita economica ed equità sociale. Sono queste le misure anticrisi che il presidente della Commissione Europea, Barroso continua ad auspicare. Il Fondo monetario internazionale ha predisposto un nuovo strumento di finanziamenti di emergenza, a sei mesi, per aiutare le economie di tutti i Paesi. Intanto la Bce ha dichiarato di star esaminando misure sulle garanzie delle obbligazioni bancarie. Il finanziere George Soros e l’economista Peter Bofingere hanno proposto che la Banca Centrale Europea, fissi almeno un rendimento massimo dei titoli e ne compri in quantità sufficienti per evitare che sia superato. La cancelliera tedesca Angela Merkel sostiene che il problema stia nella mancanza di un governo comune dell’economia dell’eurozona. Berlino presenterà al prossimo Consiglio Europeo, fissato per l’8 dicembre, la proposta di una Convenzione per la modifica dei trattai europei per formare un Fondo Monetario europeo che dovrebbe essere il garante dei trasferimenti all’interno dell’unione. Per l’Europa, la priorità principale dell’eurozona è la tenuta dell’euro. La Germania potrebbe prendere in considerazione la possibilità di emettere gli Eurobond. Ma la Merkel insiste nel proprio scetticismo nei confronti di un provvedimento che ritiene controproducente per i tedeschi, L’Italia torna protagonista con Monti, per il suo prestigio tra le istituzioni finanziarie mondiali, ma la stampa estera e inglese soprattutto adesso preme perché il governo italiano vari al più presto una efficiente manovra correttiva sui conti pubblici, di Giovanna Marcianò
 

Strasburgo - Vittoria personale di Monti, all'incontro trilaterale con la Merkel e Sarkozy, che assicurano sostegno all'Italia. Ma, secondo Le Monde, Sarkozy sarebbe irritato, anche se alla fine del vertice, dice, "le prime economie dell'Europa sono determinate a fare di tutto per sostenere e garantire la solidità dell'euro". La Francia resta sotto attacco degli speculatori. Le Banche continuano a vendere titoli di stato "infetti", come concede la legge salva banchi di qualche anno fa. I problemi dell'Euro non ha trovano ancora la luce. La Merkel non vuole cedere alle pressioni dei partner e delle presidente Barroso che chiede i security bond, o come li aveva chiamati Giulio Tremonti, gli Eurobond. Questo nonostante a Berlino, i segnali d'allarme si moltiplichino. Anche l'asta dei Bund tedeschi andata deserta, non é stata raccolta dalla cancelliera. Eppure la Banca Centrale Tedesca ha dovuto acquistare i suoi titoli di stato per oltre 3 miliardi e mezzo di euro. Insomma Sarkozy, "è particolarmente irritato dopo il fallimento del summit con Monti e Merkel", il premier francese vuole che la Bce "voli in soccorso degli Stati in fallimento". Monti non vuole, ma difende l'idea di avere gli Eurobond per ripartire il rischio finanziario in Europa. Merkel non vuole cedere sulla Bce nè accettare gli Eurobond, accusati di azzerare le pressioni dei mercati sui Paesi meno virtuosi. Le Monde ricorda anche che a Strasburgo la Merkel ha esaltato la politica Ue "della concorrenza, facendo così grande piacere a Monti, ex commissario alla concorrenza, ma anche grande fastidio a Sarkozy, che detesta questa politica della concorrenza e vuole ridare potere ai politici". Da parte sua, Monti ha detto, "torno a Roma a fare i compiti, ma tutti assieme dobbiamo collaborare per uscire dalla crisi". E sulla crisi italiana ha aggiunto, "l'Italia centrerà il pareggio di bilancio nel 2013 e presenterà un rilevante avanzo primario l'anno successivo, ma deve fare sforzi particolari a causa dell'elevato stock di debito, il tutto inoltre dovrà avvenire in modo sostenibile, quindi attraverso una crescita economica che garantisca la tenuta dei conti". di Lucia Iannò e Joseph Lerton
 

Bruxelles - Dopo la conferenza stampa congiunta con Barroso, Monti ha visto Herman Van Rompuy. "Accogliamo con favore il programma» del governo italiano, ha detto il presidente del Consiglio Ue. Ci sarà «continuità sul lato del consolidamento di bilancio rispetto al governo passato", ha ribadito dal canto suo il premier italiano, "ma ci sarà maggiore attenzione alla crescita, alle riforme strutturali e alla ricerca del consenso in parlamento e fra le forze sociali". Barroso ha precisato, "l'Italia, ha davanti sfide enormi ma superabili anche se resta in una situazione difficile. Pronta replica di Monti, "dall'Europa, ci sono vincoli e monitoraggi: ciò è sempre stato utile in passato e sarà utile anche in futuro. Monti parla di "indicazioni europee che sono nell'interesse dell'Italia e delle future generazioni di italiani. Il presidente de Consiglio è infatti convinto che il rapporto con l'Europa là dove si esprime nell'azione di monitoraggio sulle politiche del Paese, non deve essere vissuto come "un adempimento burocratico: il monitoraggio ci aiuta a essere migliori nelle nostre politiche". Monti ha indicato che "con il consenso delle forze politiche e sociali potremo agire incisivamente per le riforme strutturali che sono state indicate nel programma di governo e sulle quali abbiamo cominciato a lavorare". Giovedì è previsto l'incontro trilaterale tra Monti, la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy. Deserti i Bund tedeschi, all'asta in mattinata, la Merkel ribadisce, "La Germania sta nell'Euro e con l'Europa", ma intanto rifiuta l'idea di stability bond, anche se il peso della speculazione é diventato insostenibile per la Francia e sta minacciando lo stato tedesco. E intanto la Grecia rischia l'uscita dall'euro. Il rapporto della banca centrale ellenica 2011, denuncia che, "la Grecia rischia una «discesa incontrollata che minaccerebbe molti dei successi degli ultimi decenni, portando il Paese fuori dall'area euro" e giudica il nuovo pacchetto di aiuti europei da 130 miliardi di euro l'ultima chance per il Paese. di Lucia Iannò e Joseph Lerton
 


Bruxelles -
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ccordo di massima, al vertice Ecofin, sulla ricapitalizzazione nelle banche. Previsto l'aumento al 9% del coefficiente patrimoniale degli istituti di credito. Sull'ammontare complessivo delle ricapitalizzazioni da effettuare, le cifre che circolano indicano una cifra tra i 107 e i 108 miliardi rispetto agli 80-100 indicati dall'Eba. E' il presidente della Commissione Europea Barroso a confermare un clima di cauto ottimismo, "sono fiducioso che una soluzione complessiva sia a portata di mano", spiegando che "i ministri delle Finanze hanno fatto progressi, spero che tutti i capi di Stato e di governo saranno all'altezza delle loro responsabilità". Le divergenze tra i due governi-guida (Germania e Francia) in questa fase di crisi riguardano l'ammontare e le regole d'utilizzo del cosiddetto fondo salva-Stati o Efsf e i progressi (per alcuni troppo lenti) della messa in sicurezza del debito greco.  Dopo l'incontro con Sarkozy allargato a Barroso, Van Rompuy, Trichet, Draghi e Lagarde, Parigi ha ritirato la proposta di una misura salva-stati, per l'opposizione di Berlino. Angela Merkel, ribadisce, "troveremo i mezzi per proteggere la zona euro,, ma saranno negoziati difficili ed è importante che Francia e Germania siano attive nel preparare le trattative". Sulla situazione greca, a forte rischio default, la Merkel  dice, "ora più paesi hanno una visione più realistica di ciò che può essere fatto".
 

Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti ha prospettato al presidente della Commissione Ue Josè Barroso, un programma straordinario per lo sviluppo del Mezzogiorno, che si chiamerà Eurosud e che prevede una revisione strategica dell'uso dei fondi strutturali europei:  Tremonti, secondo quanto ha riferito il suo portavoce, ha chiesto a Barroso che l'idea del piano per il Sud venga inserita nel paragrafo del documento conclusivo del vertice dei leader Ue di domenica. Eurosud, prevede una "radicale revisione strategica dell'uso dei fondi anche con una regia rafforzata sia per interventi di lungo periodo che per quelli con effetti immediati e rapidi». Al Sud, ha spiegato Tremonti a Barroso, «non c'è sviluppo ma ci sono fondi strutturali comunitari per cui non servono risorse aggiuntive". di Joseph Lerton

Atene -  Dopo due giorni di sciopero generale e di manifestazioni anche molto violente, che si sono concluse con la morte di un sindacalista cinquantenne, La città tenta di tornare alla normalità, non senza qualche altra azione di protesta  delle singole categorie e un centro storico devastato. Questi i risultati dello sciopero generale di 48 ore di tutte le categorie, pubbliche e private, indetto per protestare contro le misure di austerità che il Parlamento si accinge a votare, Migliaia di persone, lavoratori e studenti, al grido di “Popoli d’Europa sollevatevi”, sono scese in piazza ad Atene per contestare il congelamento dei salari, delle pensioni e l’aumento delle tasse. Per i sindacati a pagare saranno soprattutto gli anziani e le persone con gli stipendi più bassi. Ieri i greci sono stati senza quotidiani per uno sciopero nazionale dei giornalisti. Intanto  l'Eurogruppo con un comunicato ufficiale diffuso  a Bruxelles ha annunciato. Il versamento di questa sesta tranche, "Abbiamo concordato di approvare il versamento della prossima tranche dell'assistenza finanziaria alla Grecia nel contesto dell'attuale programma di risanamento economico". di Lucia Iannò

Atene _ La Grecia vive oggi la prima giornata dello sciopero generale di 48 ore che vedrà i lavoratori di tutte le categorie, pubbliche e private, incrociare le braccia, con manifestazioni e cortei nella gran parte delle città elleniche, per protestare contro le misure di austerità che il Parlamento si accinge a votare, prima del vertice straordinario Ue di domenica. Ieri migliaia di persone, lavoratori e studenti, al grido di “Popoli d’Europa sollevatevi”, sono scese in piazza ad Atene per contestare il congelamento dei salari, delle pensioni e l’aumento delle tasse. Per i sindacati a pagare saranno soprattutto gli anziani e le persone con gli stipendi più bassi. Ieri i greci sono stati senza quotidiani per uno sciopero nazionale dei giornalisti. I media pubblici, fra cui la televisione Net e l'agenzia stampa nazionale ANA sono già muti da quasi una settimana. Oltre ai giornalisti, ieri hanno scioperato anche gli agenti del fisco, il personale municipale, i magistrati e alcune categorie di medici.I sindacati si oppongono con vigore alle misure proposte dal governo socialista volte a tagliare gli stipendi e le pensioni dei funzionari pubblici. Più di una decina di sedi ministeriali sono già state occupate. Ad incrociare le braccia saranno anche i controllori di volo, con il blocco del traffico aereo per due giorni. Anche la pulizia delle strade risente della mobilitazione: sia ad Atene che a Salonicco i marciapiedi sono coperti da sporcizia e spazzatura. Di fronte a una situazione che sta diventando ormai insostenibile il governo ha confermato l’intenzione di costituire una Commissione d’inchiesta parlamentare sulla crisi finanziaria.Le preoccupazioni per le conseguenze che il piano di austerità avrà sull’economia si sono fatte sentire anche sulla Borsa di Atene. L’Indice Generale ha chiuso ieri le contrattazioni perdendo il 6,68%. Giù i listini su i prezzi dei beni al consumo. Primo tra tutti la benzina che in tutta la Grecia sta toccando livelli record. di Lucia Iannò

 

Marchionne disdetta gli accordi sindacali

Roma . Intesa raggiunta su Termini Imerese sugli incentivi ai  lavoratori dello stabilimento che Fiat sta dismettendo. L'accordo prevede un incentivo complessivo alla mobilità medio di 22.850 euro più l'indennità per il mancato preavviso e il premio fedeltà. Il costo complessivo per la Fiat è di 21,5 milioni circa. Secondo Bruno Vitali segretario nazionale della Fim "si tratta del 70% della richiesta , ovvero di quello che tradizionalmente Fiat ha dato ai lavoratori". Sì da tutti i sindacati, compresa la Fiom che ha lamentato "il dispetto della Fiat che ha applicato importi più bassi di quelli attesi". Giovedì primo dicembre la conclusione della trattativa, che prosegue con la Dr Motor, che subentra al Lingotto, per il rilancio del sito siciliano.  640 i dipendenti che andranno in mobilità verso la pensione. La Cgil  sottolinea, "il positivo lavoro svolto dal ministro Passera e dallo stesso ministero per costruire una soluzione basata sul rispetto degli interessi in campo". di Lorenzo Monterossi

Milano - SicilFiat, dopo quaranta anni ha chiuso lo stabilimento, Ultima sirena, esce l'ultima auto prodotta insieme a tutti gli operai, con un futuro molto incerto. Dopo una giornata di reazioni sulla disdetta degli accordi sindacali in tutti gli stabilimenti Fiat, Sergio Marchionne in una nota in cui mette in relazione la disdetta degli accordi sindacali con la decisione di uscire dal sistema confindustriale, spiega, "la disdetta ha un aspetto esclusivamente tecnico in quanto altro non è che la disdetta formale degli accordi in vigore, alcuni dei quali risalenti agli anni Settanta". Per Elsa Fornero, ministro del Welfare e delle Pari Opportunità, "quella della disdetta dei contratti è una questione delicata e le parole vanno misurate". Ad esclusione della Fiom, che ha annunciato lo sciopero generale, i sindacati hanno scritto all'azienda con la richiesta urgente di convocazione di un tavolo. Critico il responsabile Economia del Pd, Stefano Fassina, per il quale, "Marchionne ancora una volta interviene a gamba tesa con un atto unilaterale che non può essere un buon viatico per ricostruire un clima costruttivo. Abbiamo bisogno di cooperazione. L'era di Marchionne senza se e senza ma per me non è mai cominciata". Sergio Marchionne spiega ancora, "nelle settimane scorse ho pubblicamente confermato che tutti gli stabilimenti dell`auto in Italia, ad eccezione di Termini Imerese, avranno una precisa missione con nuovi prodotti e che, non avendo ridotto la nostra forza lavoro nel momento peggiore della crisi, non intendiamo farlo ora". Interviene anche il ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, "ci stiamo occupando di Termini, una grande questione aperta", con chiaro riferimenti al tavolo previsto mercoledì con l'advisor Invitalia, i sindacati, Dr Motor e la stessa Fiat che dovrebbe portare alla sottoscrizione di un accordo per regolare il passaggio dello stabilimento all'azienda guidata dall'imprenditore Massimo Di Risio. Ha confermato il suo si, il segretario generale della Cisl, "Fiat ha fatto la scelta autonoma di non aderire più a Confindustria. E quindi chiederà a noi di fare un contratto nazionale dell'Auto. Cosa che faremo", spiegando che, " il modello sarebbe il contratto che ha Poste Italiane: una grande azienda che ha un solo contratto valido solo per i postali, un accordo nazionale cui seguono accordi aziendali. Così anche l'Enel che ha un contratto nazionale e poi accordi provinciali. Quello che ci interessa sono le garanzie occupazionali, il salario e le regole". Angeletti della Uil, chiede di "avviare subito un tavolo negoziale che si ponga l' obiettivo di un contratto che rilanci l'industria dell'auto, puntando sulla crescita salariale e sulla produttività". di Elena Francescatto

 

Milano - A Fiat Mirafiori vincono i 'Si' con 2.735 voti, pari al 54,05% dei votanti. Per il 'No' sono stati invece in 2.325 (45,95%), Dopo uno scrutinio durato nove ore, hanno prevalso i voti favorevoli all'accordo con l'azienda. Al voto hanno partecipato 5.060 lavoratori, pari al 94,9%, percentuale più alta del referendum che si è svolto in dicembre a Pomigliano d'Arco. Le schede nulle e bianche sono state 59. Lo spoglio è iniziato venerdì poco dopo le 21 di venerdì.  Sin dai primi scrutini, si è subito profilato un testa a testa fin dall'inizio. Momenti di tensione quando è emersa la vittoria dei sì e prima ancora che venisse completato lo spoglio. I sostenitori in Commissione dell'intesa siglata il 23 dicembre hanno esultato per il risultato, mentre un rappresentante della Fiom ha avuto un malore. Lo spoglio è stato quindi sospeso proprio mentre mancava una manciata di voti al risultato finale. Poi la proclamazione dei risultati finali. di Giovanna Votano

Milano - Dalle urne del referendum Mirafiori, si saprà se l'accordo voluto da Sergio Marchionne e da Fim, Uilm, Fismie, Ugl verrà accettato da 5.500 lavoratori dello stabilimento o se invece sarà respinto. In queste ore vi è un clima incandescente, non potrebbe essere diversamente, vista la posta in gioco. La sfida referendaria è davvero arrivata al termine. Botta e risposta tra il leader Cgil, Susanna Cammuso, e l'amministratore delegato del Lingotto. E da Berlino il premier Berlusconi, é intervenuto dicendo, “se al referendum passano i No, le imprese e gli imprenditori avrebbero buone motivazioni per portare le loro aziende in altri paesi. Una vittoria del Si speriamo induca la Fiom ad una riflessione e ad un processo di ricomposizione sindacale.” di Lucia Iannò

 

 

Morti Bianche, a Latina, muoiono due imbianchini

 

Latina - La lista nera delle morti bianche, dal primo gennaio è arrivata a superare le 400 unità. Gli ultimi, due imbianchini morti ad Aprilia. Alessandro Protettore di 28 anni, figlio del proprietario della ditta cui era appaltato il lavoro e Erion Gurra, diciannovenne albanese appena assunto dall’impresa, si stavano occupando della ritinteggiatura di un immobile quando, spostando l’impalcatura della quale si servivano, probabilmente per preservarsi dal forte vento che stava per alzarsi, hanno urtato un filo dell’alta tensione e sono stati folgorati da una potente scarica elettrica.  Si pensa siano morti sul colpo dato che la scarica che li ha colpiti aveva una potenza di duecentomila volts, non hanno avuto modo di ricevere immediatamente le cure, i medici del 118, prima di intervenire hanno dovuto attendere che l’Enel ponesse la zona in sicurezza.  La morte di Alessandro e Erion ha suscitato le reazioni dei sindacati della zona, il segretario provinciale della Cgil ha denunciato i tagli agli ispettorati del lavoro e alle Asl, affermando che così fare prevenzione seria ed efficace nei posti di lavoro diventa impossibile. Nella stessa giornata, a Messina un uomo di 63 anni è deceduto mentre stava montando un ponteggio e uno di 44 anni, in provincia di Chieti è rimasto gravemente ustionato in seguito allo scoppio del materiale che stava utilizzando in fabbrica. La maggior parte dei decessi sul lavoro continuano a registrarsi in edilizia e agricoltura. Rispetto al 2008, tuttavia, sembra esserci stata una leggera diminuzione di episodi di morte in cantiere, ma i dati potranno essere confermati solo a fine anno. In ogni caso, tra morti ed infortuni, la media giornaliera continua ad essere di 3 o 4 lavoratori al giorno. Il ministro del Welfare Sacconi, intanto, in materia di prevenzione delle morti sul lavoro e di diminuzione del fenomeno ha espresso la volontà di attuare una nuova strategia, affiancando all’applicazione delle leggi un sistema fondato, a suo dire, su formazione, informazione ed educazione. Federica Olivo
 

 

Milano - Cala la fiducia delle piccole imprese italiane per la crisi della ditta individuale. E' lo scenario tracciato dal secondo Rapporto Unicredit Banca sulle piccole imprese, da cui emerge tuttavia l'esistenza diffusa di imprenditori "in controtendenza", che hanno investito nella propria azienda riqualificando l'offerta anche grazie all'accesso al credito. Due sono i principali fattori che hanno determinato questa flessione: il perdurare della congiuntura economica negativa e l'acuirsi della crisi della ditta individuale, elemento più fragile della piccola imprenditoria italiana. Gli imprenditori delle aziende maggiori con più di 250mila euro di fatturato migliorano invece l'indice di fiducia, confermando così una divaricazione evidente tra 'ditta individuale in crisi' e 'piccole imprese solide e in crescita': "Il forte calo di fiducia da parte dei più piccoli e l'incremento da parte dei più grandi - ha detto l'amministratore delegato di Unicredit Banca Roberto Nicastro - sta forse a dimostrare che chi è più strutturato finalmente riesce a vedere una luce in fondo al tunnel". In particolare, dopo il relativo ottimismo dello scorso anno, sono andate deluse le aspettative nel settore manifatturiero e nel Nord Est del Paese, specialmente nel Triveneto. "Il segmento delle imprese piccolissime - ha infatti confermato il direttore generale dell'Abi Giuseppe Zadra - negli ultimi due anni ha utilizzato fortemente l'accesso al credito, con un aumento di circa il 7%. Questo vuol dire che, dal punto di vista bancario, non si vedono gli effetti del giudizio pessimistico che le aziende esprimono". da Milano, Stefania Ingresani

Roma – "Per contrastare con efficacia gli infortuni sul lavoro occorrono un costante livello di attenzione e un forte impegno civile al fine di diffondere la più ampia consapevolezza della gravità del fenomeno e di promuovere una comune, operante cultura della sicurezza". Questo il monito e l'augurio del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. In un mondo dove le morti bianche, sono una realtà che nei primi sette mesi dell'anno ha fatto registrare 719 morti sul lavoro, 12 in più rispetto allo scorso anno. Ultimo, l'incidente nel porto di Ravenna, lungo una banchina del terminal container all'interno del porto canale. Filippo Rossano, 57 anni, era su un mezzo navale di appoggio quando, forse per repentino cambio di velocità ha perso l'equilibrio ed è caduto in acqua, sbattendo la testa con violenza. Per il presidente della Camera Fausto Bertinotti, bisogna "rompere il muro del silenzio e della disattenzione sulla drammatica realtà degli infortuni e dei morti sul lavoro".  il presidente dell'Anmil, Pietro Mercandelli ha però ricordato che la Finanziaria 2007 "dimentica le vittime del lavoro; i superstiti dei morti sul lavoro non hanno alcun percorso facilitato per trovare un'occupazione, percorsi che esistono, giustamente, per i superstiti delle vittime del terrorismo".

Donetsk - Sono 72 i minatori morti in una esplosione nella miniera di carbone di Zasiadko, nel sudest dell’Ucraina. Sembra disperata l'impresa di ritrovare in vita gli altri 28 che mancano all’appello. Al momento dell'incidente nella miniera lavoravano 457 minatori, 350 dei quali sono stati tratti in salvo. Il ministero ucraino delle Emergenze ha riferito che l'esplosione si é verificata ad una profondità di circa 1.000 metri. In questa regione in passato ci sono stati numerosi disastri. Solo nei pozzi di Zasiadko, si sono verificati quattro incidenti gravi con un bilancio di 180 morti,. Nella regione del Donetsk, é stato proclamato un lutto di tre giorni. di Carmen Spanò

Sotto accusa i vecchi stabilimenti minerari della città di Doniestk, dotati di sistemi di ventilazione inadeguati. L'esplosione è stata provocata dall'alta concentrazione di grisu', una miscela di gas altamente esplosiva. Le miniere ucraine sono tra le più pericolose al mondo e sono state teatro, in passato, di un numero assai elevato di incidenti fatali. La maggior parte di esse sono molto profonde e dotate di equipaggiamenti e misure di sicurezza datati. di Manuel Alvaro

 

Novembre 2009, "Siamo fuori dalla parte peggiore della crisi", dice il presidente della Banca Centrale Europea

 

Basilea - ”Abbiamo superato la fase peggiore della crisi, ma ancora ci sono dei fattori che ci confermano che dobbiamo essere prudenti e cauti”. Così ha detto il presidente della BCE Jean Claude Trichet, durante il Global Economy Meeting tenutosi presso la sede della Banca dei Regolamenti Internazionali. Nel 2008 gli Stati Uniti entrarono in una grave crisi creditizia e ipotecaria sviluppatasi a seguito di una forte “bolla” speculativa immobiliare. Ciò causò il fallimento di banche e entità finanziarie determinando una forte riduzione dei valori borsistici e della capacità di consumo e risparmio della popolazione. La questione si aggravò con la bancarotta di diverse società legate al credito ed alla finanza immobiliare. Nel frattempo gli indici borsistici delle borse americane, specchio della salute dell'economia USA, sono letteralmente colati a picco con perdite che dall'inizio dell'anno hanno superato il 40% del valore. Tramite le banche, il fenomeno si è espanso velocemente in diversi paesi europei e le borse del vecchio continente hanno accumulato molteplici perdite nel corso dell'anno. Per l’Italia, secondo la Commissione Europea, il deficit (termine che indica la situazione economica di un'impresa nella quale i costi superano i ricavi) dopo aver chiuso il 2008 al 2,8% nel 2009 schizzerà al 3,8%, con un “miglioramento minimo” nel 2010 al 3,7%. Per il PIL, Prodotto Interno Lordo (ovvero il valore complessivo dei beni e servizi prodotti all'interno del nostro paese), l’Italia nel 2008 ha chiuso l’anno con un –0,6% che precipiterà nel 2009 al –2%. Nel 2010 si prevede una ripresa del +0,3%. Il debito pubblico (debito dello Stato nei confronti d’altri soggetti, individui privati, imprese, banche o soggetti stranieri, che hanno sottoscritto obbligazioni destinate a coprire il fabbisogno finanziario statale) è destinato a balzare nuovamente sopra il 110%. Dopo aver chiuso il 2008 al 105,7%, nel 2009 si tornerà al 109,3% e nel 2010 al 110,3%.  La commissione europea rivede drasticamente al ribasso le sue precedenti stime di crescita dell’economia d’Europa e prevede per il 2009 un crollo del PIL a quota -1,9%. Inoltre calcola che la ripresa potrà manifestarsi già entro la fine dell’anno e prevede che il 2010 si chiuderà con un +0,4%. Tra i principali Paesi della zona euro, la Germania chiuderà il 2009 a quota -2,3%, la Francia a quota -1,8% e la Spagna, come l’Italia, al -2%. Sembrerebbe non essere più in caduta libera ma non è chiaro dove il paracadute ci porterà. Mirtò Idone

 

 

Marchionne pensa agli Stati Uniti

 

Milano – "Potremmo andare avanti anche senza l'Italia. Chi pensa di poter condizionare la Fiat, si sbaglia alla grande". Marchionne, Ceo di Fiat e Chrysler, pronuncia questa frase ed é subito polemica e partono sospetti covati da tempo sulla dipartita dall'Italia della Fiat. "Abbiamo avuto la maggior parte dei lavoratori che ha appoggiato un'alternativa. Il treno è passato ed è inutile cercare di insistere che bisogna rinegoziare. Quella decisione è stata presa e non possiamo continuare a votare finché non vince la Fiom. E' la tirannia della minoranza verso la maggioranza. La Fiat non può essere la vittima di questa minoranza". Ha spiegato Sergio Marchionne, al margine di una conferenza organizzata a Washington dal Council for the United States and Italy. "Il fatto è", continua Marchionne, "che uno operaio su dieci vuole condizionare l'andamento dell'azienda. La Fiat non può essere la vittima di questa minoranza. Non si può investire così, parliamo di miliardi di Euro di investimenti, non di aprire un supermercato. Possiamo lasciare l'Italia. Siamo una multinazionale e abbiamo attività in tutto il mondo". In risposta alla richiesta della Camusso di far intervenire anche il Governo sui progetti industriali Fiat, Marchionne, spiega, "il Governo non c'entra nulla e Monti, quel pover uomo che ha un mondo di cose da fare, cosa c'entra con la Fiat. Monti deve portare avanti una serie di manovre per cercare di ottenere la tranquillità a livello europeo dei finanziamenti del paese e se non ce la fa, fallisce il progetto.  Non abbiamo altra scelta. Bisogna lasciarlo lavorare". di Raffaella Chiesi

 

Crac Parmalat

 

Parma - Nuova condanna, stavolta per bancarotta fraudolenta del tour operatore della Parmalat per l'ex patron del gruppo di Collecchio, Callisto Tanzi. Dopo la condanna a dieci anni di reclusione relativamente al crac della sua vecchia società, la Parmalat, ottenuta nel 2008, Tanzi ha subito una nuova condanna a nove anni e due mesi di reclusione, questa volta relativamente a un'altra sua società, la Parmatour. Si tratta di un gruppo turistico coinvolto anch'esso nel colossale buco per bancarotta delle società di Tanzi, uno scandalo apertosi ormai diversi anni fa. Il processo si è concluso con 18 condanne, 4 assoluzioni e un non luogo a procedere per morte intervenuta il processo. L'ex amministratore unico di Hit poi diventato Parmatour. Fabio Branchi è stato condannato a 4 anni e 6 mesi; il commercialista Pasquale Cavaterra 5 anni contro i 7 chiesti dall'accusa. La Corte ha riconosciuto una provvisionale di 120 milioni per Parmalat, che si é costituita parte civile, di fatto accogliendo la richiesta del gruppo di Collecchio che ha diviso quella cifra stabilendo 20 mln per se stessa e 100 per le aziende che facevano parte del gruppo Parmatour fallito nel 2003.Tanzi è stato condannato a 9 anni e 2 mesi di reclusione contro una richiesta dell'accusa di 9 anni. L'ex dirigente del gruppo Nicola Catelli ha avuto una pena di 7 anni, il pm aveva chiesto 9 anni, i commercialisti Giuseppe Fioravanti 8 anni, pe ri quali ne erano stati chiesti 9, e suo fratello Ernesto 4 anni e 6 mesi, su 7 anni chiesti dall'accusa; i due erano accusati di essere gli ideatori dei falsi in bilancio. La Corte ha comminato una pena di 3 anni e 8 mesi contro i 4 anni chiesti dall'accusa all'ex numero uno della Banca popolare di Lodi Giampiero Fiorani; 5 anni e 8 mesi per l'ex dirigente di Parmatour Camillo Florini; 5 anni e 3 mesi contro i 5 chiesti dall'accusa per l'ex manager del gruppo Parmalat Oreste Luciani; 2 anni e 4 mesi per l'ex avvocato di Tanzi Paolo Sciume'; 3 anni e 6 mesi  per l'imprenditore bolognese Gianluca Vacchi; 3 anni per Sergio Amendola; 2 anni e 6 mesi per Vincenzo Biscaglia; 2 anni e 2 mesi, in linea con le richieste dell'accusa per Antonio Faraone, Mario Miele e Filippo Pisarri; 3 anni per Alberto Galaverni e 2 anni e 8 mesi  per Augusto Natali. Assolti Carlo Iervolino, così come aveva chiesto il pm Vincenzo Picciotti. Assolti anche Piermaria Veroni, Andrea Papponi  e Michele Alessandrino. L'accusa aveva chiesto 2 anni e 6 mesi per Giorgio Gialdi nel frattempo deceduto.  di Giovanna Votano

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