Cronaca
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La tragedia della Costa Concordia A Firenze, uccide due senegalesi e poi si suicida Arrestato il boss dei casalesi, Michele Zagaria Sono due maghrebini i killer di Tor Pignattara |
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A Firenze, prima uccide due senegalesi e poi si toglie la vita
Firenze - Potrebbe essere stata una lite con
un senegalese, un banale diverbio, la scintilla che ha scatenato la
follia omicida di Gianluca Casseri. Gli inquirenti stanno cercando
conferme ad una voce che si rincorre da ore nella ricostruzione dei
momenti che hanno preceduto la strage. Ha ucciso due senegalesi,
ferendone gravemente altri tre, e poi togliendosi la vita sempre con la
sua pistola, una magnum 357, nel posteggio sotterraneo del mercato di
San Lorenzo. Per gli inquirenti, un mix di follia e razzismo. Il killer,
Gianluca Casseri, 50 anni, originario della provincia di Pistoia, faceva
il ragioniere, ma allo stesso tempo era un appassionato scrittore con
simpatie neonaziste, pagane, antisemite e razziste. I tre feriti sono
gravissimi, tutti ricoverati in prognosi riservata. Operato un
senegalese di 42 anni, colpito all'addome; un altro ferito, di 32 anni,
e' stato colpito al torace. Gravi anche le condizioni del primo
senegalese, 37 anni, anche lui, in prognosi riservata. Cassieri aveva
fondato la rivista 'La Soglia', ed era membro dell'associazione
culturale 'La Runa'. Simpatizzava con CasaPound, anche se l'associazione
ha subito precisato che Casseri era solo un simpatizzante come migliaia
di altri e non un militante, sottolineando di essere un movimento "nel
cui Dna non e' contemplata la xenofobia ne' alcuna forma di violenza
discriminatoria". Casseri amava i fumetti e i film di fantascienza, e i
libri di Lovecraft. Tra le altre sue passioni letterarie, Nietzsche,
Jung e Evola. Ha anche scritto un libro, 'La Chiave del Caos', in cui le
solite tematiche negazioniste e razziste si intrecciano con esoterismo e
magia. "Non ci dite che era un pazzo, perché se lo fosse stato avrebbe
ucciso sia neri che bianchi...". Così reagiscono alcuni dei senegalesi
che si trovano in piazza San Lorenzo, dove Gianluca Casseri ha sparato a
due loro connazionali, ferendoli, per poi uccidersi. Il sindaco, Matteo
Renzi che incontrerà la comunità senegalese insieme al ministro per la
cooperazione internazionale, Andrea Riccardi ha proclamato il lutto
cittadino. di Roberto Lucci
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![]() Casapesenna - "Non rompete la parete, che mi uccidete". Michele Zagaria, era nel suo bunker di cinquanta metriquadri, quando é stato arrestato, in .un'operazione della polizia coordinata dal pool di magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Napoli. Tra il bunker sotterraneo e il pavimento dell'abitazione vi erano cinque metri di cemento armato, da qui la paura che gli cascasse tutto addosso. E' stato scovato all'interno di un covo in un fondo agricolo nel cuore del suo regno, dove gli investigatori erano sicuri si nascondesse dopo sedici anni di latitanza. Poi ironicamente ha detto, "ha vinto lo Stato !" .Il boss assediato avrebbe tentato un ultimo disperato tentativo di fuga dal bunker sotterraneo. A tradirlo un meccanismo difettoso della botola in cui era nascosto che gli ha impedito di scappare. Gli agenti, infatti, avevano già bloccato tutte le possibili vie di fuga del boss casalese. Imprenditore con interessi in grossi appalti edilizi, il re del cemento, Capatosta, grande seduttore, circondato da ragazze bellissime, era capace di telefonare a giornalisti per correggere eventuali errori sulle sue imprese. Michele Zagaria, 53 anni, detto «capastorta», considerato il capo dei capi dei Casalesi, era l'ultimo dei boss storici del clan ancora latitante. Un anno fa, nel novembre del 2010, in manette finì Antonio detto «'o ninno» Iovine, nascosto a Casal di Principe, nella villetta di un incensurato. Prima di lui, il 14 gennaio del 2009, dopo un rocambolesco inseguimento sui tetti a Mignano Montelungo, i carabinieri catturarono Peppe Setola, boss dell'ala stragista del clan facente capo a Francesco Sandokan Schiavone, in carcere dal 1998. Adesso dovrò scontare le sue condanne per il 416 bis, associazione a delinquere nel carcere di Novara. di Roberto Imbriani |
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Roma - E' giallo sull'impiccagione del
maghrebino, il più giovane e incensurato dei due che hanno ucciso la sera
del 4 gennaio i
cinesi Zhou Zeng e la piccola Joy. La comunità cinese nega con forza di
avere giustiziato il ragazzo. Per molti, non ha resistito. era
braccato da dodici giorni e ha deciso di impiccarsi. Ma prima
avrebbe ingerito del veleno per topi. L'hanno trovato appeso a un
gancio in un casolare alla periferia nord di Roma Mohammed Nasiri,
30 anni, uno dei due marocchini presunti assassini del commerciante
cinese Zhou Zeng e di sua figlia Joy, il 4 gennaio in una rapina a
Tor Pignattara. La morte risalirebbe a quattro giorni fa. Nel
quartiere del duplice delitto qualcuno tira in ballo la mafia
cinese. "Sono arrivati prima loro", dicono diversi abitanti. Ma la
comunità cinese romana ribatte, "siamo sempre afflitti dal dolore e
speriamo che ora catturino l'altro assassino, ma la notizia ci ha
dato un certo sollievo".
Roma – I due killer di Tor Pignattara che la sera del 4 gennaio scorso hanno ucciso con un solo colpo d'arma da fuoco i cinesi Zhou Zeng e la piccola Joy, sarebbero due marocchini, uno di 30 anni con precedenti per rapina, ricettazione e per violazione delle leggi sull'immigrazione e il complice, un amico di qualche anno più giovane, forse incensurato. I loro volti sono visibili nelle telecamere di videosorveglianza nei pressi di una banca al Prenestino. Le tracce rilevate dai carabinieri del Ris sugli oggetti lasciati per strada dai rapinatori, compresa la maglietta insanguinata ritrovata vicino al borsello contenente sedicimila euro, avevano già fatto pensare a due giovani extracomunitari con precedenti penali che vivevano in zona. Uno dei due assassini è ferito e quella ferita, riportata forse durante la colluttazione con Zeng, potrebbe incastrarlo. Gli investigatori stanno setacciando la zona est di Roma e continuano a controllare le immagini riprese dalle videocamere di sorveglianza delle stazioni Termini e Tiburtina. Non si esclude, infatti, che i due si siano divisi e abbiano già potuto lasciare la capitale. Sono centinaia i militari dell'Arma impegnati nella caccia ai killer: nelle ultimissime ore si sono aggiunti altri 400 uomini messi a disposizione dal Patto per Roma sicura firmato in Prefettura prima di Natale. Tuttavia continuano a non essere chiare le motivazione della tragica rapina. Si è parlato forse di un regolamento di conti, di un colpo che non può apparire casuale. I due assassini avrebbero saputo dell'attività parallela di Zhou Zeng e della grossa cifra di denaro che trasportava. Intanto continua il via vai di persone davanti al bar della coppia e al luogo del delitto: Roma è stretta e solidale e non tollera più la violenza degli ultimi tempi. Non solo i romani ma anche la comunità nordafricana ha espresso solidarietà a quella cinese. Kamel E. Belaitouche, presidente dell'Associazione degli immigrati nordafricani in Italia ha detto, “non fa differenza da quale paese arrivino questi malviventi. La delinquenza è da condannare sempre e comunque, indipendentemente dalla razza o dall'etnia di chi commette atti come questi che, personalmente, mi spaccano il cuore”. E sono andati anche alla fiaccolata a Tor Pignattara per stare vicini a un popolo e a una moglie che ha perso il marito e la figlia in un modo così barbaro. di Lucia Iannò |